Cerca

Sindaci ribelli: pronte le espulsioni

Bossi: "Troppa gente parla a vanvera e mi fa venir voglia di smettere". Calderoli attacca Tosi, Gentilini a rischio cacciata

Sindaci ribelli: pronte le espulsioni
Non si sono ancora placate le polemiche sul referendum sulla legge elettorale, tema che ha creato qualche malumore tra Maroni e Calderoli, che nel Carroccio volano gli stracci. Inizia nella notte, quando il Senatur attacca chi «è nella Lega e parla a vanvera»: nel giro di poche ore si rompono gli argini, mentre c’è ancora l’eco della lettera pubblicata sulla prima pagina del Corriere di pochi gorni fa, con lo sfogo del sindaco leghista di Macherio Giancarlo Porta che s’è detto deluso dal movimento.

Ormai è una valanga. Calderoli accusa il primo cittadino di Verona Flavio Tosi. A Treviso criticano il vicesindaco Giancarlo Gentilini e si ragiona sulla sua espulsione. A Brescia si contano i feriti dopo il congresso che ha decretato la vittoria del maroniano Fabio Rolfi contro il candidato del cerchio magico Mattia Capitanio. Tensione a Cremona, dove vengono cacciati due assessori che hanno disubbidito alle indicazioni del movimento. E, per finire, nel pomeriggio il Senatur incontra Maroni in via Bellerio per sondarne l’umore in vista del congresso provinciale di Varese, domenica. Col leader che decide di sostenere l’uomo del cerchio magico, ovvero i colonnelli vicini alla sua famiglia. Scatenando la rabbia di parecchi militanti mentre il titolare dell’Interno sceglie di tirare indietro la gamba.

Andiamo con ordine. Buguggiate, Varese. Nella notte tra domenica e ieri Umberto Bossi si presenta a sorpresa alla festa del Carroccio col capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni: «Nella Lega ultimamente vedo troppa gente che parla a vanvera» sbotta il Senatur, probabilmente riferendosi ai sindaci. «Troppa gente, addirittura, mi fa passare la voglia di far politica». Una pausa. «La gente ci doveva essere all’inizio a fare la Lega, questa gente non c’era. I soldi per fare la Lega li ha messi la Manuela, mia moglie, che ci diede addirittura la prima sede, ci diede casa sua, non avevamo altro. C’è tanta gente che parla, io conosco la verità di quei tempi, so chi c’era e chi non c’era. Quelli che parlano non c’erano, parlano per farsi vedere». Poi si schiera con l’aspirante leader locale Maurilio Canton: «Spero votiate per lui», dice gelando le ambizioni di Donato Castiglioni e soprattutto di Leonardo Tarantino. È quest’ultimo che, pur non avendo ricevuto alcuna incoronazione da Maroni, era accreditato come il nemico numero uno del cerchio magico. Fatto sta che Canton s’affretta a definirsi «pacificatore» mentre i suoi avversari meditano il ritiro. Formalmente nessuno s’è ancora candidato. Poi, ecco che Flavio Tosi interviene su Radio24 e parla di Padania e secessione: «È un argomento che non serve. È filosofia». Calderoli s’infuria: «Dissento profondamente e ne sono particolarmente amareggiato. Le stesse dichiarazioni, infatti, contrastano con le finalità previste dall’articolo 1 del nostro statuto (che parlano dell’indipendenza della Padania, ndr)». Replica il sindaco: «Da convinto federalista ritengo che non sia opportuno dividersi in questo momento. Non posso quindi non ascoltare le parole di Calderoli, ribadendo la piena intenzione e volontà di rispettare, da vecchio militante, lo statuto del nostro movimento».

A Treviso il leader della Liga Veneta Gian Paolo Gobbo attacca Gentilini che s’è detto contro la secessione: «Non ha mai creduto nella Lega» tuona Gobbo, mentre il senatore Piergiorgio Stiffoni gli dà man forte: «Gentilini è un virus tossico da estirpare». Lo “sceriffo” replica: «Me ne frego, io sono leghista». In queste ore il direttivo discuterà della sua  espulsione. A Cremona alta tensione nella giunta cittadina: la Lega ha chiesto ai suoi tre assessori di lasciare la poltrona, ma solo uno ha accettato. Gli altri rischiano il rosso. Le redini del movimento sono in mano al commissario Raffaele Volpi, parlamentare bresciano anti-cerchio magico. C’è chi diffonde il sospetto voglia far rotolare teste in sfregio al Senatur, in modo da celebrare la vittoria dei maroniani nel congresso della Leonessa.

In questo clima da saloon, Bossi rassicura il premier: «Non si può fare un accordo, andare a votare e poi abbandonare» l’alleato. «Quando vengono le elezioni la Lega può andare da sola, sapendo già però che con questo vince la sinistra». E poi: «Noi cambiamo quando è il momento di cambiare e cerchiamo di mantenere la parola. Questo è quello che abbiamo dovuto fare». L’obiettivo resta il federalismo, che «Napolitano firmerà» assicura Bossi. Maroni allarga le braccia: «Io voglio il voto anticipato? Solo fantasie».

di Matteo Pandini

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog