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Giulio è ostaggio dei suoi nervi

Tremonti non è il re della gaffe, ma in balia del suo sistema nervoso. Crosetto: "Dimissioni. Ha parlato di urne? Il solito scivolone"

Giulio è ostaggio dei suoi nervi
Assolto, anche dal principe dei suoi detrattori, Guido Crosetto: «Ma sì», dice, «oggi ho parlato in radio della sparata di Tremonti sulla stabilità trovata in Spagna andando alle elezioni. Però le agenzie mi hanno capito male, titolando su una mia richiesta a Tremonti di dimettersi. Io volevo dire un’altra cosa: se davvero pensa che questo governo sia un male per questo paese, Giulio dovrebbe dimettersi. Siccome non si è dimesso, significa che non pensa quello. E che quindi martedì all’estero ha solo compiuto una delle sue tante gaffe».

Velenosa, ma è un’assoluzione. Non dissimile da quella di un amico non politico di vecchia data, che spiega: «Non lo sento da qualche settimana. Però sarei propenso a pensare che Tremonti che sia inciampato in una gaffe e non in altro. Un piano politico? No, lo escludo. Non era capace di piani politici prima, credo ancora meno adesso, da quando lo ha scosso il caso di Marco Milanese portandogli certamente via lucidità. E poi le sembra che il suo comportamento su Bankitalia abbia qualcosa di politico?». Certo, qualche complottista c’è, nelle fila della maggioranza. Anche chi paventa che il ministro dell’Economia stia tessendo una ragnatela internazionale per imbrigliare il suo presidente del Consiglio. Il sospetto pare sia venuto perfino al diretto interessato, ma non sarebbe la prima volta in questi anni di un Tremonti al centro degli sfoghi privati di Silvio Berlusconi, che il giorno dopo però vengono ammainati.

IL NON POLITICO
L’impressione di Crosetto e dell’amico di vecchia data è per altro assai diffusa anche fra i colleghi che più hanno frequentato o incontrato il ministro dell’Economia per ragioni politiche o istituzionali in questi anni. Tutti sanno che Tremonti ha buone qualità tecniche, che spesso risaltano ancora di più in un Parlamento non particolarmente attrezzato dal punto di vista professionale. Le sue doti politiche furono esaltate ai tempi del recupero che personalmente e con successo aveva inseguito della Lega di Umberto Bossi nel momento (seconda metà degli anni Novanta) in cui sembrava irrimediabilmente perduta per lo schieramento conservatore italiano. Ma in quel giardinetto politico Tremonti si è confinato, e nemmeno quello valse per impedirne la temporanea decapitazione durante la legislatura 2001-2006. Qualcosa di simile è accaduto in tempi più recenti: quando è in gioco la politica, anche per la Lega rapporti personali e uomini passano in secondo piano e Tremonti ha vissuto per questo nel 2011 i suoi amari momenti di isolamento. Il ministro dell’Economia ha una certa capacità di movimento nella politica economica internazionale, ma nel suo Paese assai meno. Non ha truppe con sé e il potere che esercita è strettamente legato al suo incarico. Tremonti, come molti professori, è vanesio. Non deve avergli fatto dispiacere l’essere citato in salotti che contano (soprattutto quelli che reggono l’impresa del suo amato Corriere della Sera) come l’alternativa più solida alla disfatta del centro destra. Magari anche come il possibile successore di Berlusconi nel cuore di poteri forti. Ma il piacere non deve essere durato più della ruota del pavone, perché seriamente alla congiura di palazzo Tremonti non avrebbe mai partecipato.

ALTRI PROBLEMI
In ogni caso ogni tentazione è sicuramente passata, perché ai primi albori del caso Milanese quella pallida ipotesi è immediatamente tramontata, e il ministro dell’Economia ha avuto ben altre vicende di cui preoccuparsi. Certo la serenità non è stata grandissima nel momento in cui si intrecciavano amare vicende personali con le difficoltà dei conti pubblici nazionali. E già ad agosto fece impressione Tremonti quando andò a spiegare la crisi alle commissioni riunite in emergenza: «non sembra più lui», sussurrava chi lo incontrava, «pare insicuro, timoroso dei rapporti personali… quasi il fantasma del ministro che fu».

Forse a questo, certamente al suo carattere, si deve qualche scivolata di Tremonti in queste settimane, gaffe sulla Spagna compresa. In questo caso a fargli perdere le staffe e ragionare assai poco è stata l’insistenza petulante di un giornalista. Tremonti è fatto così: si intigna, si fa ingabbiare in querelles personali, il carattere lo spinge fatalmente in trappola. È accaduto in conferenze stampa, è accaduto nei consigli dei ministri. Accade spesso e come dice il suo amico in trappola sembra essere finito anche nella vicenda di Banca d’Italia. In cui Tremonti si mostra tutto fuorchè pianificatore politico: mosso forse dall’amicizia per il suo direttore generale, Vittorio Grilli, certamente dalla viscerale inimicizia nei confronti dell’attuale governatore della Banca di Italia e futuro presidente della Bce, Mario Draghi (che inanella decine di episodi, fin comici), il ministro dell’Economia si è infilato in un imbuto che tutto può essere fuorchè un calcolo di fine politica...

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • papi.presidente

    07 Ottobre 2011 - 17:05

    per tremonti è un bel condono tombale! oh no sono arrivato secondo l'hanno già proposto quelli del partito dell'evasione della gnocca ladra...

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  • biondino62

    06 Ottobre 2011 - 21:09

    vorrei soltanto che qualcuno prenda in esame questa proposta la più grande economia europea è quella tedesca io mi chiedo soltanto una cosa perchè non applichiamo anche in italia ciò che fanno i tedeschi mi spiego basterebbe portare i stipendi italiani a quelli tedeschi cioè un deputato in Germaia quanto guadagna? un dirigente dello stato quanto guadagna? caro direttore in tutte le democrazie europee non cè la diferenza che cè in Italia tra un semplice impiegato e un dirigente io credo che applicando i stipendi tedeschi nel pubblico in Italia a tutti i livelli credo che la nostra economia ripartirebbe perchè lo spiego i stipendi dirigenziali sono il doppio in Italia quelli della massa sono la metà riequilibrando le cose le famiglie spenderebbero di più e l'economia avrebbe una ripresa ma chi dei nostri politici giudici dottori ed altri si taglierebbe lo stipendio?

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  • xindicativo

    06 Ottobre 2011 - 15:03

    Ma nemmeno dai salesiani permeavano a tal guisa da rendere i cervellini così sensibilizzati ai peccati di Silvio, che non è un re, in quanto promuove orge e baccanali elargendoli alla corte , e lasciando a tutti esprimere le sessualità con annessi cazzi loro. La decadenza è perdere lo spirito, la gioia del sentimento erotico sessuale , la passione per le bellezze carnali , filosofia ascetica esistenziale. Il guardo malato e stanco di parecchi giovani-vecchi , pretenziosi di spazi , incapaci di ruoli, misconoscenti al sacrificio della costruzione , armano gli speculatori marpioni, alla di Pietro , ed i nostalgici trinaricuiti per il sollazzo coi loro culetti bianchi , millantando titoli e timbrifici privi di empatia ed amore , ma di protervia pretenziosa ignoranza strutturale. Le società dell'impotenza, coi puffi leggermente guardoni e parecchio impotentini , sponsor di aiutini simil coca + alcool +iva sono la risultante da ansia di prestazione perchè intendono un piffero della femminilità , e abboccano alle ansie uterine di femmine "moderniste" che cercano sicurezze fuori dall’alveo e dentro a logiche furbastre e ciniche del riconoscimento dei ruoli attribuiti dalle mode. Così divengon miti i Dolci e le Gabbane con annessi Cavalli bolsi . Così non sono naturali ma naturisti, surrugati e non veri, nel senso evoluto di un vivere con equilibrio prevenzione e salute come presupposto di qualità di vita armonica, realista perciò speranzosa e giovane, invece che ansiogena e frustrante. Infelici perchè stupidi, invidiosetti , Rosybindystyle . Neanche Maria Goretti si immolerebbe per la minusvalenza inconsistente di codeste insicurezze febbricitanti. Costruire più certezze e soprattutto fare gli ometti iniziando da se stessi, non da Silvio. Grazie.

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  • eaman

    06 Ottobre 2011 - 13:01

    Tremonti fa il ministro dell'economia, puo' anche capitare che se sta a parare per ore della situazione economica italiana gli scappa di dire che un governo forte risolverebbe il problema fiducia dei mercati. Ormai nel governo non si puo' fare neanche per sbaglio una analisi economica sensata, immediatamente si viene attaccati dai cortigiani.

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