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Silvio da Putin: "Vorrei fare come te"

Berlusconi vola dall'amico Vladimir per dimenticare le amarezze: "La Russia è un Paese civile, magari avessi i poteri del premier"

Silvio da Putin: "Vorrei fare come te"
In valigia un po’ di invidia. Ammirazione più che invidia. La dacia di Vladimir Putin è mega: «Lussuosissima. Altro che Villa Certosa...». Ma è soprattutto l’agibilità politica dello zar che fa gola a Silvio Berlusconi. Lo confessava l’altro giorno ai suoi deputati, a poche ore dalla partenza: «Andrò a Mosca dal mio amico Putin, starò via tre giorni». L’occasione è quella del compleanno numero 59 del collega. Ed è sempre con un certo piacere che il Cavaliere si imbarca in questi viaggi verso Est: «La Russia è un paese civile, magari il presidente del Consiglio italiano avesse i poteri del premier russo», ha sospirato Silvio. Perché in Italia chi siede a Palazzo Chigi non conta niente, è il suo cruccio: «Il capo del governo non ha alcun potere e lo dimostra il fatto che tutti gli esecutivi precedenti sono durati in media undici mesi». Anche se Napolitano, parlando a Cuneo, fa capire che la divisione dei poteri tra Quirinale e Palazzo Chigi è già bene equilibrata.  

Comunque vanno fatte le riforme: Berlusconi lo annuncia in un messaggio ai Promotori della libertà registrato prima della partenza. Va portata fino in fondo la legislatura, il Cavaliere ammette che gli pesa («Stare al governo è un fardello di cui mi libererei volentieri») ma allontana la tentazione del voto anticipato: «Non servirebbe a nulla», se non ad alimentare «instabilità» e «speculazione finanziaria». «Solo la sinistra» desidera le urne perché «vuole il potere» e non pensa «all’interesse dell’Italia». L’opposizione «si occupa solo della mia poltrona», chiede «ossessivamente ogni giorno che io faccia un passo indietro», vuole le elezioni o «un governo tecnico». Tutto purché lui se ne vada. Stanno freschi, Berlusconi non molla («Non c’è alternativa a questo governo»), anzi lascia intravedere anche la prospettiva di una ricandidatura alle prossime elezioni: «Nel 2013 gli italiani potranno scegliere se essere ancora   governati da chi in questi anni di crisi ha realizzato riforme importanti». Altre ancora sono in cantiere: quella della «architettura istituzionale», «la legge elettorale» e l’ordinamento giudiziario. «Se questa riforma non si realizzasse, la stessa sorte che è toccata a me», ossia l’accanimento dei pm, «toccherebbe ad altri leader politici».

In serata c’è il ricevimento in onore di Putin. Lo zar Vladimir ha voluto festeggiare con due vecchi amici, il premier italiano Berlusconi e l’ex cancelliere tedesco Schroeder. A rovinare la trasferta, quando in Russia è già tardo pomeriggio, la notizia che Fitch ha declassato il rating italiano. Evento scontato dopo Moody’s e S&P che non coglie di sorpresa Silvio: «Ma rispetto alle altre agenzie, almeno quest’ultima riconosce lo sforzo del governo per il risanamento dei conti pubblici». Al rientro Silvio troverà ancora il dossier economico ad aspettarlo: «Entro metà ottobre presenteremo il decreto per lo sviluppo, con le ultime manovre abbiamo somministrato gli antibiotici, adesso stiamo preparando le vitamine». Lo afferma il premier in un messaggio inviato al ministro Rotondi. Era in programma un collegamento audio con il convegno dei Dc a Saint-Vincent, ma la linea dalla Russia continua a cascare. E arriva la carta scritta: «Nel 2013 vinceremo le elezioni e continueremo a governare», annuncia Berlusconi, come uno che non ha affatto voglia di farsi da parte. Ma i problemi del momento sono altri. I contenuti del decreto sviluppo, per esempio: condono sì o no? Palazzo Chigi, con una nota, smentisce l’ipotesi ma l’altro giorno Silvio, con i deputati, era stato possibilista: «Molti cittadini si sentono perseguitati da Equitalia, qualcosa va fatto». Una sanatoria, ma non subito. Più prudente aspettare il 2012. Silvio sorvola sul rischio fronde interne. Non si preoccupa:  come gli ha spiegato Verdini, scorrendo i nomi degli eretici, «nessuno di questi ha le palle per far cadere il governo». Tremonti? «Con Giulio sono costretto a convivere», ha sospirato Berlusconi. D’altronde Putin può permettersi di dimissionare il ministro del Tesoro Alexei Kudrin alzando un sopracciglio, lui no.

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • felice-sangermano@virgilio.it

    felice-sangermano

    09 Ottobre 2011 - 11:11

    Sono due grandi che sicuramente faranno Storia!

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  • fgem

    08 Ottobre 2011 - 13:01

    cosa vuole Sor Berlusconi, altri poteri per sfasciare l'Italia più di quanto abbia già fatto? Se ne restasse in Russia, magari chiuso in qualche gulag residuo con le sue escort di fiducia, e non ci rompesse ppiù gli zebedei a noi italiani!

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  • feltroni

    08 Ottobre 2011 - 13:01

    Ma solo perchè Putin elimina fisicamente i giornalisti sgraditi (Anna Stepanovna Politkovskaja) e manda in galera con processi fasulli i suoi avversari politici (Mikhail Khodorkovsky). Il bello è che questo "statista di cartone" oltre a barzellette vecchie e sporche dice anche queste stronzate che chiaramente voi beceri ignoranti sottovalutate...

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  • Dieguz99

    08 Ottobre 2011 - 13:01

    Magari il presidente del Consiglio italiano avesse i poteri di Putin! Potremmo diventare un paese civile e democratico come la Russia!

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