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Il ribaltone cattocomunista

Gli ex Dc Scajola e Pisanu s'alleano con Bersani e D'Alema. Obiettivo: cacciare Berlusconi e "prendere" Palazzo Chigi

Il ribaltone cattocomunista
Non sono venuti, ma era come fossero presenti nel ristorante “Galleria” alle spalle di via del Corso, insieme a Claudio Scajola e le sue truppe riunite per la grande emergenza. Più che una riunione di corrente, fra un assaggio di jamon iberico patanegra tagliato al coltello, un tortino di funghi porcini con salsa al pecorino, una treccia di bufala di Mondragone, un piatto di tagliolini con Gamberi rosa, ricci di mare e trito aromatico, un filetto di tonno rosso con panure al sesamo, si è svolto un vero e proprio gabinetto di crisi. Non c’erano, appunto, ma aleggiavano fra le portate come fossero stati lì certo non a una banale riunione di correntino di partito, leader politici di primo piano come Pierferdinando Casini, Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. E perfino manager pubblici e privati come Piero Gnudi, Gianmaria Gros-Pietro e Franco Bernabè. Si sono persi tutti il patanegra- ed era di quelli che valeva propri la pena, ma non il vero piatto centrale della cena. Abbiamo faticato a farcelo raccontare dai commensali presenti, prudenti come il caso impone, reticenti al timore di ogni dichiarazione pubblica. Ma pezzo a pezzo la verità e financo il piano politico degli ex dc del Pdl (e non solo loro) è venuto fuori. E ve lo raccontiamo così come lo abbiamo ricostruito.

Che cosa vogliono Scajola, Beppe Pisanu e il drappello che negli ultimi giorni si è riunito in ristoranti e pizzerie? Tutti ti dicono: rafforzare il governo Berlusconi. Ma di vero- lo sanno pure loro- c’è ben poco. «Claudio», spiega uno di loro, «ha già parlato più volte al Cavaliere. Ora ha bisogno di risposte in tempi certi. Diciamo al massimo entro due settimane». E cosa ha chiesto a Berlusconi? Una cosa semplice: fare piazza pulita di consiglieri, consigliori, dirigenti vari e perfino del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. E mettere intorno a sé «tre persone di valore», naturalmente suggerite dagli ex dc, «in grado di dare le giuste dritte per affrontare l’emergenza. Tre cose su tutto: debito, sviluppo e legge elettorale». Che risposta si attendono da Berlusconi? Non la attendono, la conoscono già: porte chiuse. E allora? «Se sarà così, bisogna convincere il Cavaliere a fare un passo indietro per il bene del Paese e consegnare l’amministrazione straordinaria dell’Italia da qui alle elezioni a un personaggio super partes che pensi solo al bene comune nazionale». Chi? Bocche cucite, da tutti. Ma il nome del salvatore è ampiamente circolato sulla stampa ed è ben noto a chi nel Pdl ha tentato di fare il pontiere fra gli ex dc (li chiamiamo così, ma nel gruppetto c’è anche chi non proviene da quella esperienza) e il vertice del partito: il professore Mario Monti. E se il Cavaliere non fa il passo indietro? «Eh», sospira uno di loro, «dentro di noi ci sono anche i falchi, che vorrebbero sfiduciarlo…». E poi? Monti. Ma con chi? «Beh, ci sono stati contatti…». Con Casini? «Sì, gli ha parlato Scajola». Con Bersani? «A lui forse ha parlato Casini. Qualche contatto diretto qualcuno di noi ha avuto invece con Massimo D’Alema». Di più non si riesce a tirare fuori, ma non sembra poco. Anzi, dell’altro c’è. Perché ad avere scosso il gruppetto degli ex dc è stata la recente direzione del Pd. Hanno ascoltato gli attacchi a Bersani, hanno sentito parole che non si attendevano rivolte a D’Alema… Qualche dubbio su quella fiducia/sfiducia sta nascendo, qualche incertezza sta facendo traballare le sicurezze sul dopo.

Quella sera davanti al patanegra non era ancora così. Anzi, il gruppo si sentiva incaricato quasi di una missione divina: i veri “responsabili con a cuore il bene del Paese”. Alcuni hanno riferito parole altrui. C’è chi ha raccontato di un colloquio drammatico con Franco Bernabè, presidente di Telecom Italia, reduce da un road show internazionale «in cui non sono riuscito a convincere nessuno ad acquistare nemmeno un’azione, perché c’è una sfiducia incredibile nel prodotto Italia». C’è chi ha riferito di un colloquio con il professore Gian Maria Gros-Pietro, presidente del Credito piemontese e consigliere di amministrazione in molte società quotate, che sostiene come «nello spread Btp-Bund sono riconducibili alla caduta di credibilità di Berlusconi e del suo governo almeno 80-90 punti base». C’è chi ha raccontato di colloqui con banchieri che dicono di no avere più liquidità da mettere al servizio delle imprese. Chi invece ha raccontato un incontro con grandi assicuratori preoccupati perché le loro riserve tecniche in titoli di Stato hanno perso almeno il 30% del valore di carico. Altri hanno fatto una fotografia complessiva del settore culturale, che non riceve pagamenti dal 2008 e che ha inserito nei bilanci come crediti cifre che non verranno mai pagate.

A tavola si è parlato molto di Tremonti, che sarebbe «L’ombra di se stesso. Non ragiona più, vede fantasmi dietro ogni cosa, è incattivito con il mondo e non ha la lucidità necessaria a svolgere quell’incarico in quel momento». Sono saltate fuori anche le ricette sulla crisi. La parola d’ordine sembra quella del nuovo compromesso storico Scajola-D’Alema: “patrimoniale”. E c’è chi la declina così: “revisione degli estimi e re-introduzione dell’Ici sulla prima casa in grado di dare 13 miliardi permanenti di entrata”. Poi conversione forzosa almeno parziale del debito pubblico in titoli di società da dismettere come Poste spa… Menù ricco. Realizzabilità non altissima però. Perché ancora non è chiaro ai “responsabili” della possibile congiura, che come in ogni congiura che si rispetti, qualche congiurato è lì in missione per conto terzi, e riferisce tutto ai vertici dell’attuale Pdl. Perché il piano funzioni servono come sempre i numeri. E sono proprio loro il tallone di Achille del nuovo compromesso storico…

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • Ruedi

    03 Novembre 2011 - 01:01

    ...Ha fatto cosi anche nella scissione delle ACLI...., anche se si considerò ancora uno della DC, ma ad un tratto si svegliò dal letardo..., e si trovò cattocomunista..., con Prodi che gli sbarrò la strada..., per questo non mi sorprende affatto, adesso ci riprova nei più strani dei modi!!!

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  • ITALIANO50

    10 Ottobre 2011 - 19:07

    Cosa possono volere questi due bravi (tanto x dire) politici ex democristiani? semplice POLTRONE, POLTRONE, POLTRONE a questi due politucoli non interessa l'ITALIA e il popolo italiano, a loro interessa solo il potere per arricchirsi e continuare a comandare nelle stanze dei bottoni, e solo gente come loro possono avere la faccia da.....................per allearsi con dei comunisti presuntuosi e arroganti, ma incapaci di governare. Spero solo che quanto prima BERLUSCONI si svegli e faccia pulizia che poi ci pensera' la gente alle prossime votazioni.

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  • bruno osti

    10 Ottobre 2011 - 10:10

    fino all'avvento di Craxi il debito pubblico era al 60%, fisiologico come quasi tutti gli altri Paesi. E' con l'avvento di Craxi (quindi il PCI era tagliato fuori) che è esploso il debito pubblico; e sa chi erano i consulenti di Craxi? Brunetta, Cicchitto e Tremonti.

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  • bruno osti

    10 Ottobre 2011 - 10:10

    sì, restituita al 60% come prima rata, poi il governo è caduto e Burlesque non ci ha pensato minimamente a restituire il saldo

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