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Penati ammette: il partito prese soldi. Perché il Pd tace?

L'interrogatorio all'ex presidente della Provincia: era a conoscenza del fatto che Di Caterina passasse delle mazzette

Penati ammette: il partito prese soldi. Perché il Pd tace?
E dunque Filippo Penati, passato direttamente da grande risorsa a motivo d’imbarazzo per il centrosinistra lombardo (e non solo), si è seduto davanti al pm e ha detto la sua. Ha ribattuto alle accuse della Procura di Monza, che l’ha indagato per concussione e corruzione e finanziamento illecito al partito. E lo considera emblema di quel sistema Sesto -  da Sesto San Giovanni, un tempo culla del progressismo alla lombarda - quel sistema, dicevamo, che per anni avrebbe coniugato malaffare e malapolitica. Penati ha negato di essersi comportato così come viene dipinto negli atti.

Ha negato di aver intascato personalmente le tangenti ipotizzate. E però una cosa, a quanto è dato sapere, l’avrebbe dichiarata:   in sostanza, Penati sarebbe stato a conoscenza  del fatto che Piero Di Caterina - l’imprenditore che sostiene d’aver foraggiato per anni gli allora Democratici di Sinistra e Penati in particolare - avesse effettivamente versato soldi al partito, sia pur a livello locale. Affermazione che a qualcuno può suonare strumentale ai fini di uno scarico di responsabilità, ma questa è questione eventualmente processuale. E però, insomma, pone soprattutto un problema politico. Anche perché a gettare quest’ombra sul più importante partito della sinistra - allora Ds, oggi Pd - non è un rappresentante di seconda fila, ma colui che ha salito i gradini della nomenclatura fino a diventare braccio destro dell’attuale segretario Bersani.

E dunque, qualche reazione dal partito stesso? Macché, nessuno dice nulla. Mutismo assoluto. Cioè, un tuo pezzo grosso dice che per le campagne elettorali il partitone accettava soldi anche sottobanco - o comunque da una persona che dichiara d’averli versati in maniera non certo trasparente - e non s’ode replica.
Quel che si dice un silenzio assordante.

di Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • limick

    12 Ottobre 2011 - 13:01

    Questi imprenditori mandati da Berlusconi a portare soldi a Penati vanno puniti!! Sapevano benissimo che Penati non li avrebbe mai cacciati! ;))))

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  • travis_bickle

    12 Ottobre 2011 - 12:12

    una cosa avrebbe ammesso. A quanto pare. A chi pare. A chi pare quanto. Attendiamo di sapere cosa parra' fra una settimana. Ma che senso ha leggere libero? Uno puo' decidere benissimo da solo cosa gli pare e piace.

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  • prodomoitalia

    12 Ottobre 2011 - 10:10

    ..... o silenzio assenso ?

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  • gpaololeandro

    12 Ottobre 2011 - 10:10

    Silenzio tombale su quanto sarebbe filtrato dalla deposizione del compagno Penati sul flusso dei denaro che sarebbe transitato per sostenere le "opere pie" del partito democratico-progressista.I vertici del Pd,di cui Penati non era certo una modesta pedina,brillanoper la mancanza di commenti.Per loro la questione morale (le belle illusioni di Berlinguer!) è un optional ed è adattabile,a seconda delle situazioni.Gli eredi del Pci non si sono mai posti il problema" morale" dei finanziamenti che i loro padri e nonni hanno ricevuto dall'Urss,ha sempre glissato su queli degli industriali nostrani (ricordiamo il sacrificio del compagno Greganti),sono ovviamente estranei - a loro dire-,da sistemi di accaparramento "modello Sesto".Troppo facile tacere e,a seconda dell'opportunità,fingere che il compagno Penati abbia agito completamente scollegato col cervello del partito o fosse estraneo ai vorticosi giri di mazzette poco proletarie.Ah,le feste dell'Unità,che fornivano l'alibi!!!

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