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L'ultima fiducia del premier Alle 11 parla alla Camera

Il Cavaliere stana i frondisti: provate a sfiduciarmi. Nel discorso annuncerà il decreto sviluppo e le riforme per la credibilità. "Le urne, salto nel buio"

L'ultima fiducia del premier  Alle 11 parla alla Camera
Ha intenzione di tirare dritto e rilanciare. Mettendo molta carne al fuoco. Ovvero elencando i provvedimenti che il governo intende approvare da qui alla fine della legislatura. A partire dal decreto sviluppo, poi il fisco e le riforme istituzionali. Come gli ha chiesto la Lega, che vorrebbe anche date certe. Ma ha anche intenzione di stanare i frondisti. Con un intervento denso ma breve, dieci minuti al massimo. Insomma, non un passo indietro «ma tre in avanti», come dice Angelino Alfano. «Voglio proprio vedere se c’è qualcuno che ha il coraggio di votarmi contro. Sappiano che dopo di me c’è solo il voto. E poi ci divertiamo», ha ribadito ieri Silvio Berlusconi davanti ai suoi fedelissimi.
Il Cavaliere, dopo un altro incontro con Claudio Scajola, ha passato la giornata a mettere a punto il discorso che terrà oggi in un’Aula di Montecitorio semi-vuota. Le opposizioni, infatti, abbandoneranno l’emiciclo appena il premier inizierà a parlare. «Peccato per loro, si perderanno un bel discorso», è il commento del Cavaliere alla notizia dell’Aventino del centrosinistra.
Ma il presidente del Consiglio dovrà prima di tutto indicare la strada su come uscire dall’impasse della bocciatura sul rendiconto di bilancio avvenuta martedì pomeriggio. La linea dell’esecutivo, messa a punto dai tecnici di Palazzo Chigi e di Via XX Settembre, è quella di ripresentare un bilancio ex novo, approvarlo in consiglio dei ministri e portarlo di nuovo in Parlamento, chiedendo la fiducia. «Questa è l’unica strada percorribile. E né Fini né Napolitano potranno opporsi, perché la Costituzione viene rispettata in pieno», sostengono da via dell’Umiltà.
Il Cavaliere, però, concentrerà il suo intervento sulle cose da fare e sul pericolo di andare adesso a elezioni anticipate. Parlerà del decreto sviluppo, che non potrà essere a costo zero (come invece vorrebbe Tremonti), di delega fiscale per abbassare le tasse, della riforma della giustizia e di quella istituzionale, in cui si prevede il taglio del numero dei parlamentari e il Senato federale. E avvertirà l’opposizione, ma anche parte dei suoi: attenti che se cado io si va dritti al voto. E questo mentre siamo ancora in piena crisi economica «è un salto nel buio che il Paese non è assolutamente in grado di permettersi».
Un monito netto, dunque, ai malpancisti della maggioranza, a partire da Scajola e Pisanu, per arrivare a Formigoni e Alemanno. Scajola ieri ha rassicurato Berlusconi sulla fiducia di domani, ma non sul futuro: i nodi rimangono sul tavolo e l’ex ministro, insieme alla sua truppa a Montecitorio, d’ora in avanti minaccia di tenere le mani libere sui futuri provvedimenti del governo.
L’ex ministro, inoltre, ha chiesto nuovamente al premier un passo indietro per mettere in piedi un Berlusconi bis allargato all’Udc. Una richiesta che per il Cavaliere non ha senso, poiché Casini ha detto chiaramente che non entrerà mai a far parte di un esecutivo guidato da Berlusconi. Per questo motivo il premier sente odore di trappola. L’unico motivo, spiegano da Palazzo Grazioli, per cui Berlusconi potrebbe essere tentato di mettere in piedi un nuovo governo è far fuori Giulio Tremonti dal ministero dell’Economia. «Ma non è un motivo sufficiente per aprire una crisi al buio», dicono dal Pdl.
Altro motivo di preoccupazione per il Cavaliere, che in serata ha incontrato anche Umberto Bossi, è Napolitano. Che ha fatto capire di non essere più intenzionato a tollerare incidenti come quello sul bilancio. Per questo l’obbiettivo di Berlusconi è di dimostrare di avere non solo i numeri, «ma la forza politica e la credibilità per andare avanti». 

di G.L.R.

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    13 Ottobre 2011 - 21:09

    Una domanda chi ci mettono al posto suo se a sinistra c'è il nulla?

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  • bruno osti

    13 Ottobre 2011 - 12:12

    continui a bere e poi ti riduci in questo modo: continui a sparare c....te, falsità su fatti che sono già stati chiariti un mucchio di volte. Smetti di bere che è meglio

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  • Quijote

    13 Ottobre 2011 - 11:11

    Proseguo nell'esporre il mio pensiero e tolgo ogni giustidicazione a chi attribuisce il fallimento del governo alla crisi economica di cui siamo vittime. Le crisi fanno parte del sistema e, come i terremoti, non si possono prevedere. Ma chi governa deve saperlo e deve costruire i presupposti per arginare eventuali disastri. Il nostro Paese, invece, è stato indirizzato a cantare ed a brindare in nome di un fragile ed illusorio benessere, che lo ha portato a vivere al di sopra delle proprie possibilità. Ovviamente siamo in buona compagnia con gli altri stati occidentali, ma non possiamo consolarci con il "mal comune, mezzo gaudio". Oggi ci rendiamo conto dell'enorme peso che hanno sulla nostra economia gli sprechi e l'evasione fiscale, ma ormai è tardi: i soldi se ne sono andati! Comunque, non illudiamoci: con i tre miliardi di cinesi ed indiani che stanno per invaderci, o ci adeguiamo alle loro regole, o saremo spazzati via e né Casini, né Bersani, né DiPietro potranno farci nulla!

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  • alvit

    13 Ottobre 2011 - 11:11

    ma lei crede ancora alla befana e a Babbo Natale. D'alema ancora fra le balle? io spero lo abbia scritto per fare dell'ironia e allora accetto, ma se fosse un pensiero dettato dalla ragione, la pregherei di farsi curare. D'alema e' colui che ha contribuito allo sfascio dell'Italia, colui che riceveva soldi dal KGB, colui che si spaccia per giornalista e non lo e', colui che si fa passare per laureato e non lo e' mai stato, colui che si permette di dare del mascalzone ad un direttore di giornale in diretta tv, colui che gettava le molotov contro la polizia, colui che ha cercato di fare il presidente del consiglio e non ci e' riuscito, colui che gira con una barca da milioni e non si sa dove li ha presi, colui che ad un comizio sfoggiava scarpe che costavano un milione di lire, paga di un operaio, colui che viveva in un appartamento di un ente per pagare poco di affitto, colui che ora acquista una tenuta agricola, colui che intrallazzava con tarantini, colui che appoggiava tedesco e Co.

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