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Le condizioni di Scajola: svolta nel partito, via Tremonti

L'ex ministrodello Sviluppo verso i gruppi autonomi; domani votiamo la fiducia, ma serve discontinuità

Le condizioni di Scajola: svolta nel partito, via Tremonti
Stavolta la fronda scajoliana si è riunita dopo cena. Convocazione segretissima in luogo privato, non al solito ristorante nel centro di Roma: strategia politica e ammazzacaffé, per il governo Berlusconi è l’ora dell’amaro. Claudio Scajola l’ha detto chiaro allo stesso premier, nel nuovo faccia faccia mattutino a Palazzo Grazioli. «Silvio, ti votiamo la fiducia, ma poi basta, serve discontinuità». A cominciare, s’intende, da un incarico di peso nel partito tutto per lui. Un incontro di due ore, alla presenza di Angelino Alfano e Gianni Letta. Al termine, Scajola criptico come al solito: «È stato un colloquio». Alla domanda se avesse ancora intenzione di fare gruppi autonomi, ha risposto: «Ma nooo». Alla domanda se escludesse tale ipotesi ha ribattuto con un identico: «Ma nooo».

Sciaboletta furbetta. Non è nato ieri l’ex ministro dello Sviluppo economico, che oggi sarà in Aula a sentire il Cavaliere. Nel pomeriggio ha riunito i fedelissimi, grande fibrillazione alla Camera dove il gruppetto degli scajoliani di ferro era marcato a uomo dai cronisti: Salvatore Cicu, Fabio Gava, Ignazio Abrignani, Massimo Maria Berruti, Massimo Nicolucci, Giustina Destro, Paolo Russo. Giurano di essere molti di più, tanti da formare gruppi autonomi, come sta facendo del resto Santo Versace,  ma al loro interno cominciano a dividersi. Chi è fedele a Silvio e chi guarda altrove.

Spiegano che non è più questione di stilare un documento con le loro condizioni (le ha illustrate lo stesso Scajola al premier), ma una rivoluzione vera. Non basta cambiare simbolo e nome al Pdl, il capo del governo si decida a un restyling completo. «Berlusconi bis e azzeramento al vertice del partito», propone Giustina Destro, secondo la quale la fiducia non è così scontata. Michele Scandroglio la contraddice: «Mai Scajola o qualcuno dei suoi amici voterà una sfiducia a questo governo, ma serve un cambio». Fondamentale allargarsi al Terzo Polo (quindi anche a Fini). Se poi ci stanno anche i moderati del Pd, come Fioroni e i “modem”, a disagio con la sinistra estrema, ben vengano. Alla domanda su quale sia la posta in gioco, glissano: non cerchiamo poltrone. «Facciamo tutto questo per salvare Berlusconi, per fargli capire che può ancora vincere. Però cambiando tutto». A cominciare dal premier, dal ministro dell’Economia e dai coordinatori. Carica, quest’ultima, che Scajola conosce bene.
di Brunella Bolloli

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Commenti all'articolo

  • seve

    13 Ottobre 2011 - 13:01

    allora ci facciamo dettare le condizioni da questo signore che ha avuto in dono la vista sul Colosseo , povero Colosseo , e poveri noi , non credevo di essere caduto così in basso . Io lo prenderei per un orecchio altro che farmi dettare le condizioni . Non si può? Se questi Italici idioti non cambiano mai si meritano quello che raccoglieranno , presto.

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  • sumeete

    13 Ottobre 2011 - 11:11

    Questa sciaboletta spuntata vuole convincerci che ha la soluzione di tutti i problemi che affliggono Berlusconi. Ma come, ingenuo come è che non sa chi gli ha pagato e rifatto la casa, vuole dare lezioni ad un grande imprenditore, lui cresciuto nelle segreterie dei c..i bianchi. Ritirati ai giardinetti.

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  • rozanu

    13 Ottobre 2011 - 10:10

    A leggere si capisce che ciascuno ha una propria idea, diversa e in contrapposizione non solo con la coalizione nella e per la quale sono stati eletti, ma anche con le idee del "capobanda" di turno che vuole "visibilità" traducentesi in sedia più, piuttosto che meno, grande da dove può pretendere per sé e per la truppa tanti, chiamiamoli, benefit. Altro che bene della Patria! Questo per la maggioranza; per la minoranza invece vi è un solo punto evidente: senza chiari programmi se non quello di sostituire in tutto e per tutto la maggioranza.

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  • nlevis

    13 Ottobre 2011 - 10:10

    dover scendere a compromessi con certi opportunisti senza arte nè parte. Spero veramente che non cada il Governo e che subito si proponga la legge per eliminare la maggior parte dei parlamentari. O adesso o mai più perchè ,con la scusa del governissimo di salvezza nazionale, poi tutti si terranno il cadreghino e noi ce lo prenderemo nei fondelli. In Italia è impossibile fare riforme quando la pletora dei parassisti è la maggior parte di chi va a Roma o in altri centri di potere per rimanerci a vita. Facciamo un referendum su quanti parlamentari pensiamo possano servire alla cosa pubblica e poi facciamolo rispettare.

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