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E a sorpresa Casini salva l'esecutivo

Il leader dell'Udc martedì era presente ma quando ha visto che per il governo e i suoi conti andava male, ha preferito non votare

E a sorpresa Casini salva l'esecutivo
C’è una sorpresa nei tabulati sulla incredibile votazione della Camera che martedì ha portato alla bocciatura dell’articolo 1 e quindi dell’intero testo del rendiconto generale dello Stato. E la sorpresa è venuta dal leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, che risultava presente in aula (aveva appena votato) ma quando ha visto che per il governo e i suoi conti pubblici si stava mettendo seriamente male, ha preferito non esprimere il suo voto (che sarebbe stato no) sul rendiconto 2010 dello Stato, provando a salvare il governo.

La conta Come si è scritto i voti finali sono stati pari fra maggioranza e opposizione: 290 sì e 290 no. Pochi minuti prima era stato votato dall’aula un provvedimento ben più impegnativo politicamente, come il Def, ed era passato con 292 sì e 290 no.
Erano in missione 14 deputati, 6 dell’opposizione e 8 della maggioranza (fra cui Giulio Tremonti) sia alla prima che alla seconda votazione. Gli assenti ad entrambe le votazioni erano 30: 20 di maggioranza, 8 di opposizione, più Alfonso Papa (in carcere) e Antonio Gaglione che in aula non è quasi mai andato. Per votare il rendiconto dello Stato sono giunti in aula 12 deputati in più: 7 della maggioranza (Alfano, Berlusconi, Bonaiuti, Di Girolamo, La Russa, Leone e Pisacane) e 5 dell’opposizione (Boccia, Monai, Rosato, Ruggeri e Tocci).

Colpa di Zeller In teoria il rendiconto sarebbe dovuto passare quindi con 4 voti di scarto a favore della maggioranza. Ma appunto 4 deputati che erano in aula sono restati fuori durante il secondo voto: Bossi, Cossiga, Gianni e Testoni. 
A quel punto la scelta di Casini di non votare avrebbe dato un voto di vantaggio alla maggioranza. Ma a rovinare il sacrificio del leader Udc è stata la scelta del deputato Svp Karl Zeller di Merano di passare dalla astensione sul Def (assai più politico) al no per il rendiconto. E la frittata è stata fatta così…

di Fosca Bincher


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Commenti all'articolo

  • gosel

    13 Ottobre 2011 - 21:09

    Certo è che comunque la si giri la frittatta resta pur sempre una frittata. Ma leggendo i particolari con cui la stessa è stata fatta passa proprio la voglia di mangiare! È mai possibile che la destra non abbia ancora capito che i sinistri in queste occasioni sono cooptati da direttive ben precise e nessuno osa sgarrare mentre fra di loro c'è chi si permette di fare i c.....i suoi fregandosene di tutti i danni che tale atteggiamento comporta? È forse così che si risponde agli elettori? Forse sarebbe ora che chi sbaglia, anche fra i politici, paghi di tasca sua e in modo esemplare. Cominciamo di qui.

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  • gpaololeandro

    13 Ottobre 2011 - 17:05

    Do per certo che siano essate tutte le ricostruzioni fatte sulle cifre,in ordine alle votazioni parlamentari dell'altro ieri.Quello che nel complesso mi lascia sconcertato, che,in ogni caso,non depone molto favorevolmente sulla serietà dei lavori parlamentari,è la eventualità e possibilità che provvedimenti legislativi fondamentali per la vita civile ed economica del nostro Paese debbano essere esposti a quegli strani..scherzi,che sanno di improvvisazione ed irresponsabilità.Altro che parlare solo del numero dei rappresentanti,dei loro emolumenti economici ed indennità varie,qui siamo di fronte ad elementari e semplici regole di votazione,in cui la partecipazione e l'attenzione dovrebbero essere i presupposti fondamentali.Così come non sono ammissibili simili "distrazioni",non dovrebbero costituire regola i "giochetti" delle uscite e dei falsi rientri,di cui spesso si sente discettare nei resoconti parlamentari.I regolamenti interni dovrebbero ovviare a queste stupidate da ragazzini!

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  • mery.60

    13 Ottobre 2011 - 14:02

    ... insegna. Il ns caro Casini può cambiare nome, giacca e altro ancora, ma sempre da quella scuola arriva.

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  • aquasimplex

    13 Ottobre 2011 - 13:01

    Casini è un politico assolutamente inutile (se non per i propri interessi e alla lobby di palazzinari che gli sta dietro) e sommamente dannoso per il Paese. Se sparisce dalla scena politica, non lo rimpiangerà nessuno.

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