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La sfida del Senatùr alla sinistra: se non vota è meglio

Bossi incontra Berlusconi:il governo c'è, fa le leggi. Maroni sigla la tregua a Varese, ma i militanti temono il vuoto di potere

La sfida del Senatùr alla sinistra: se non vota è meglio
La circolare-bavaglio all’interno della Lega si fa sentire. A parte le solite battute di Umberto Bossi e i comunicati di Marco Reguzzoni o Rosi Mauro, due figure di vertice del cerchio magico, solo Roberto Calderoli si permette di attaccare Gianfranco Fini per il suo comportamento di parte sulla vicenda bilancio. Poi silenzio. Roberto Maroni si limita a dire che il vertice con Maurilio Canton e la sezione di Varese, andato in onda martedì sera, «è andato benissimo». Stop. Fine delle trasmissioni. Forse per questo l’altro ieri Reguzzoni ha messo il cappello sul rinvio della legge sulle intercettazioni, la famigerata legge bavaglio: non serve, la Lega ce l’ha già. Con l’obiettivo di silenziare i militanti che non ne possono più di capi calati dall’alto, di minacce di commissariamento e di fatti che non arrivano. A «Radio Padania» ne sanno qualcosa, come a «la Padania». Ma più vengono silenziate le voci critiche, più la leadership di Bossi perde colpi. Quello che infatti emerge fra i militanti è la paura di arrivare al vuoto di potere dentro il partito. E quando la guida non è salda, c’è sempre chi ne approfitta. Il ministro dell’Interno, che avverte questo pericolo, ha voluto subito mettere in chiaro le cose con Canton nella sua Varese. «Ricordiamoci che adesso è il nostro segretario, dovremo giudicarlo per il lavoro che saprà fare nei prossimi mesi», ha detto Bobo. «Maroni ha giustamente fatto un ragionamento che condivido in toto» ha risposto il neo segretario provinciale voluto da Bossi. Pace fatta, insomma, anche perché Canton può contare nel direttivo soltanto su tre delegati su nove...

Ma non c’è solo Varese. Anzi. Il ko di martedì alla Camera sul Bilancio - andato in scena tra l’altro per l’assenza del Senatur - ha fatto partire la macchina padana in vista della campagna elettorale, visto che oramai sembrano probabili le elezioni in primavera. L’altra sera, parlando con i suoi deputati, il leader del Carroccio ha detto che le liste le farà lui. Per cui ora si tratta solo di stabilire modi  e tempi dell’incidente ammazza-governo. Il ko però dovrebbe avvenire a gennaio, non adesso. Ecco perché ieri sera Bossi e Calderoli sono andati a Palazzo Grazioli: bisogna resistere altri tre mesi circa. D’altronde - a sentire Umberto - l’esecutivo può tirare avanti: «Per adesso mi sembra credibile, le leggi le fa», rispondendo così anche alle parole del Capo dello Stato. E chissenefrega se l’opposizione minacci di disertare l’Aula per paralizzare tutto: «L’importante è che non vengano nemmeno a votare, così è risolto il problema».
Le elezioni però non saranno una passeggiata per i padani. Prima di arrivarci bisognerà tirare fuori dal cilindro una sorpresa gradita agli elettori del Nord.   Reguzzoni così cerca di spingere: «Ci attendiamo  dal presidente del Consiglio un discorso coraggioso che parli dei temi che interessano la gente, in particolare quelli del rilancio dell’economia, in modo che la nostra presenza al governo abbia un senso vero». Eh, serve una scusa per resistere. Sia a Roma, che a Varese.

di Giuliano Zulin

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