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Ora lo attendono altri sei agguati

Le prossime bucce di banana per il premier: dl sviluppo, legge stabilità, intercettazioni, Abruzzo, articolo 41 e trattati internazionali

Ora lo attendono altri sei agguati
Qualche piccolo segnale potrebbe venire già oggi dal voto di fiducia: uno o due deputati di maggioranza pronti a restare a casa per un improvviso malessere. Ieri in Transatlantico si citavano per nome i sospettati. Avendoli sentiti, raccogliendo pure il loro evidente disagio verso la maggioranza, bisogna prendere per buona la loro intenzione «comunque di votare questa fiducia, anche dovesse essere l’ultima». Il clima a Palazzo però è indubbiamente quello di fine Impero. Forse anche ieri mattina ascoltare Silvio Berlusconi in quell’aula lasciata in gran parte spoglia dalle opposizioni, aumentava l’alone spettrale che sta circondando Pdl e Lega. Nessuno dichiara pubblicamente, ma non sono pochi quelli che prevedono una caduta del governo entro una o due settimane al massimo. Nel cortile di Montecitorio ho raccolto lo sfogo personale di un membro del governo: «Vorrei dimettermi oggi stesso dall’esecutivo e dal Parlamento. Non ce la faccio più qui dentro. Vorrei tornare a vivere». Poi, quasi sperando: «Aspetto il decreto sviluppo. Se si può fare davvero qualcosa, bene. Se è come al solito, addio». Attenzione, non è uno dei malpancisti noti. È persona seria, ma quel malessere che esprime ormai si sta diffondendo nelle fila della maggioranza come un virus. È  pessimista perfino un pasdaran come Giorgio Straquadanio: «L’incidente è in agguato, lì dietro la porta. Magari con una miccia accesa fuori dal Parlamento come potrebbe essere quella della condanna di Berlusconi per il processo Mills».

La resa dei conti - Oggi ci sarà la fiducia, ma la resa dei conti potrebbe essere davvero rimandata di poco, pochissimo. Non c’è bisogno di grandi occasioni, il calendario dei lavori ne offre già abbastanza. Prima fra tutte il decreto-fantasma sullo sviluppo. Che forse contiene poco o nulla (unica ipotesi seria è quella di tagliare circa 40 miliardi di contributi e agevolazioni alle imprese, trasformandole in un taglio Irap per tutti), ma proprio per questo è materia di fronte a cui un no si può spiegare facilmente anche ai propri elettori. Lo sgambetto potrebbe arrivare sulla legge di stabilità (che peraltro dettaglia riduzioni alla spesa dei ministeri per cui quasi tutto l’esecutivo vorrebbe fare a pezzi il proponente, Giulio Tremonti). Il fatto sarebbe assai grave per le ripercussioni evidenti sui mercati e sui rapporti con la Ue, ma anche questo potrebbe essere un vantaggio: richiederebbe un nuovo governo in grado di rassicurare e di consentire la fine della legislatura. Possono esserci mille altri provvedimenti: dalla legge sulle intercettazioni (che formalmente non è stata ritirata), alla modifica costituzionale dell’articolo 41 (libertà economica), alla legge sulla ricostruzione dell’Abruzzo, fino ad alcuni trattati internazionali. Qualcosa pesa più, altro meno. Ma in fondo debbono rappresentare solo un pretesto.

Il pretesto - Perché qualcosa ha cambiato lo spettrale discorso sulla fiducia di ieri. E probabilmente è l’esatto contrario di quel che si proponeva di fare: ha messo le ali a chi tentennava ed era incerto. Non pochi hanno interpretato i discorsi delle due rappresentanti della Lega Nord, Carolina Lussana e Manuela Dal Lago come un preavviso di sfratto all’esecutivo per dicembre/gennaio, visto che assai difficilmente sarà in grado di portare a casa le riforme chieste dal Carroccio (e nemmeno citate da Berlusconi nei due interventi sulla fiducia). Di fronte a questo malpancisti, frondisti e anche insospettabili e anonimi deputati hanno lanciato l’allarme: «Ma allora con Silvio si va a votare!». Poco importa che avvenga ora o nella primavera del 2012. Ieri poi ad attizzare il fuoco che visibilmente divampava ci ha pensato Pierferdinando Casini: «Guardate che se continuate a dare la fiducia a Berlusconi, quello vi porta diritti al voto». Casini dovrebbe esultare per il voto, perché se non ci sarà la sua posizione terzista rischia di finire gambe all’aria con il referendum. Ma la paura è irrazionale, e quindi nessuno ha avuto dubbi sulle sue parole. Sono quasi tranquillizzati dall’unico che spiega in pubblico: «Sto lavorando alla costituzione di un governo guidato da Mario Monti», sostiene Santo Versace, che dal Pdl è uscito ormai in modo roboante. E di governo Monti aveva parlato anche Claudio Scajola nella cena dei suoi. Il nome gira, ma chi lo voterebbe? Forse mezzo Pd, forse meno di un terzo del Pdl. E poi? Proprio sicuri che Casini e Fini facciano hara-kiri suicidando così le proprie ambizioni? E Antonio Di Pietro ci starebbe? Il problema è proprio lì. Forse la maggioranza del Parlamento non vuole più Berlusconi anche se oggi sembrerà l’opposto. Ma è sul dopo che sono ancora divisi: metà vogliono elezioni, metà durare fino al 2013. Ed è su questo caos che il precario Berlusconi regge ancora…

di Franco Bechis

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  • lopez

    14 Ottobre 2011 - 17:05

    A me Scajola fa schifo quasi quanto Finavil.

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  • vgrossi

    14 Ottobre 2011 - 16:04

    Bene, mettiamo insieme un governo presieduto dall' illustre prof. Monti.Se va bene passa la fiducioa con quanti voti ? 320, 330 ammettiamo. Quanti che può controllare ? 0, visto che non è parlamentare. Quante "componenti" avrebbe questo fantomatico governo ? beh, 3 terzopoli variati, 1 palude di transfughi e doppi transfughi, PD, IDV, Radicali, 7 pezzi, manco Prodi aveva una tale armada. Dentro il PD, poi, c'è, diciamo, una certa varietà. E questo governo dovrebbe fare quello che non è riuscito a nessuno, colpire la "casta", liberalizzare lo Stato, risistemare il debito, fare una politica di destra usando la sinistra ed i non-so-bene-cosa-sono. Ed il tutto con di fronte una opposizione, mettetela come volete, incattivita e dedita a preparare le elezioni vicine dimostrando che i suonatori sono cambiati, ma la musica non solo è rimasta la stessa, ma suonano ancora peggio. Grande trovata strategica di fini menti, a mio parere.B. se ne andrà, prima o poi è certo,ma nel modo che sceglierà.

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  • Reporter

    14 Ottobre 2011 - 15:03

    In tutti questi giochini e giochetti, ragionamenti, ipotesi, maldipancia dichiarati o meno si dimentica sempre la cosa fondamentale : gli elettori. Monti non è stato scelto e votato da nessuno, menchèmeno un governo sostenuto dall'attuale opposizione, perdente nelle politiche 2008 (e in almento 5 elezioni successive). Qualsiasi governo diverso da quello uscito dalle urne sarebbe un sopruso. Ma è così difficile da capire che una democrazia seria non può prescindere da queste basi elementari? Vogliamo tornare ai giochini della prima repubblica, dove esecutivi e premier erano scelti nei palazzi per brama di poltere? Berlusconi ha il diritto di governare perchè ha avuto i voti, saranno gli elettori a sfiduciarlo, nel caso, alle prossime politiche. Finchè in Italia non passerà questo concetto di democrazia elementare non basterà eliminare Berlusconi per fare il bene di questo paese.

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  • imahfu

    14 Ottobre 2011 - 08:08

    C'é un solo ostacolo: Berlusconi.

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