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Il Cav gode: "Li ho fregati ancora"

Superata la prova a Montecitorio. Berlusconi raggiunge quota 316: "Tolto dai c... pure 'sto voto". Poi striglia i suoi: "Basta scivoloni"

Il Cav gode: "Li ho fregati ancora"
«E pure ’sto voto di fiducia ce lo siamo tolto dai c...». Con questo sospiro di sollievo, il Cavaliere ieri, poco dopo le 14.30, è crollato sulla poltrona nella sua stanza di Montecitorio, dove durante la mattinata aveva divorato tutti i confetti donatigli dalla sua deputata Paola Pelino. Stavolta, in effetti, non era affatto scontato che il governo portasse a casa la fiducia, vista la votazione «al cardiopalmo», per dirla con Silvio Berlusconi. Invece è finita 316 a 301. Quindici voti di distacco, un bel record: il 14 dicembre l’aveva spuntata per appena cinque voti. Ma il raggiungimento del numero legale è stato a lungo incerto. E allora, per smorzare la tensione, giù confetti. Tra gli scajoliani Giustina Destro e Fabio Gava, l’ormai ex responsabile Luciano Sardelli e Michele Pisacane di Popolo e territorio, «oggi mi hanno fatto smaltire di brutto», ha confessato il premier ai suoi. Figurarsi con che soddisfazione avrà guardato quel 316 sul pannello del voto, e soprattutto la faccia di Gianfranco Fini che enunciava la propria ennesima sconfitta.

«Berlusconi non era felice, di più», racconta un esponente di governo. «Adesso, col cavolo che vado al Colle a dimettermi», ha sibilato, «abbiamo dimostrato ancora una volta di avere la maggioranza assoluta, nessuno può dirmi più niente, neanche Napolitano». Ma al Colle lui ci è andato, eccome, già ieri, per affrontare la prima priorità: la ricucitura dei rapporti con il Capo dello Stato, ai quali Gianni Letta non ha mai smesso di mettere toppe. È stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, come sempre, ad organizzare l’incontro  tra Berlusconi e Napolitano, subito dopo il Consiglio dei ministri. Il premier sapeva di dover comunque andare al Quirinale per dare almeno qualche spiegazione alla prima carica dello Stato sugli infortuni patiti dal governo alla Camera nei giorni scorsi. Ma dopo aver assicurato, fresco di fiducia ottenuta con 316 “sì”, che la maggioranza è solida e che lo scivolone sul rendiconto di Stato è stato solo un incidente di percorso, il Cav è passato subito al capitolo Bankitalia. Sono date in calo le candidature contrapposte di Fabrizio Saccomanni e Vittorio Grilli. Al loro posto, il governo punta sull’ex ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, e sul vicedirettore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Ma il premier a Napolitano ha fatto anche il nome di Lorenzo Bini Smaghi, che ieri Berlusconi ha anche incontrato a Palazzo Grazioli. Chiunque sarà a prendere il posto di Mario Draghi, quando questi si insedierà al timone della Banca centrale europea, «la decisione sarà presa entro il primo novembre», ha assicurato il premier al Capo dello Stato, dopo averlo annunciato ai cronisti nel Transatlantico di Montecitorio.

Dopo aver dedicato la prima mattinata alla caccia ai malpancisti, chiamando personalmente Sardelli (che alle 19.30 ancora giurava al premier di votare per il governo), incassata la fiducia, il Cavaliere è già proiettato sul domani. In cima alla lista delle cose da fare c’è il decreto sviluppo, di cui ha parlato con il Capo dello Stato, oltre che della legge di stabilità finanziaria approvata poco prima dal Cdm, dove il premier ha promosso due nuovi viceministri (Catia Polidori e Aurelio Misiti) e due sottosegretari (Giuseppe Galati e Guido Viceconte). Anche ai giornalisti, alla Camera, il premier aveva annunciato in mattinata: «La prossima settimana arriverà il decreto per la crescita e lo sviluppo». Altre urgenze sono la legge sulle intercettazioni e quella sul processo breve, anche se la prima ha subìto una battuta d’arresto alla Camera. L’esame del ddl previsto per la prossima settimana è slittato all’ultima settimana di ottobre per non far subire alla maggioranza di governo lo stress di un eventuale nuovo voto di fiducia. La legge sul processo breve, invece, procede spedita al Senato in commissione Giustizia, che potrebbe licenziarla già la prossima settimana. «Ma in aula, ragazzi, bisogna esserci»: a subire la ramanzina di Berlusconi ieri è stata la squadra di governo, che il premier ha ammonito così: «Che non si verifichi mai più un incidente del genere». E per evitare che il governo scivoli su un’altra buccia di banana, sarà lui in persona a vigilare. «D’ora in avanti trasferirò la mia sede principale di lavoro in Parlamento», ha annunciato ai cronisti, snocciolando la road map del processo riformatore: «Abbiamo da attuare la riforma dell’architettura istituzionale, la legge elettorale, le riforme del fisco e della giustizia».

di Barbara Romano

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    15 Ottobre 2011 - 18:06

    spero che quanto ti sto rivelando non ti sconvolga la mente: il compito di una opposizione è quello di fare le pulci al governo e, se possibile, farlo cadere; altrimenti non sarebbe opposizione ma collaborazione, consociativismo. I comunisti nella cortina di ferro poi (sempre che tu sappia cosa era) non" chiedevano le dimissioni con qualunque metodo", perché erano al governo

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  • bruno osti

    15 Ottobre 2011 - 18:06

    e cosa ti avrebbero rubato (o requisito, espropriato), a quel tempo, Andreotti, Craxi, Spadolini, Fanfani, Rumor, Moro, Gronchi, Segni, Piccoli, Gava e compagnia komunistando, mentre strisciavano?

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  • imahfu

    15 Ottobre 2011 - 13:01

    Non viene dal voto di fiducia ma dal successivo CdM che stabilisce tagli lineari (con la vecchia promessa di non farne piu', é un'ennesima bugia). Ma si continuerà a tagliare (anche i cosiddetti) perché non c'é ombra di risanamento economico. Passare per il Nordest e vedere capannoni in abbandono, ditte chiuse ecc.. é una condanna al buon senso di un governo incapace. ''Stiamo meglio di Francia e Germania'', ma loro ci comprano i titoli per aiutarci... Dio, perché ci punisci con Berlusconi?

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  • marcopcnn

    15 Ottobre 2011 - 12:12

    «E pure ’sto voto di fiducia ce lo siamo tolto dai c...» Frase riportata ma sicuramente rappresentativa del Berluscon pensiero. Nulla da dire, un vero Democratico. Per lui tutto è ostacolo alla realizzazione del suo progetto politico. Che senso ha che il partlamento voti ? Ovviamente per Berlusconi nessuno ! E tra qualche mese se lo sentiremo anche dire che non è nemmeno necessario che gli Italiani esprimano il loro voto perchè sarebbe solo una rottura di c.... non dovremo meravigliarci troppo. Concludo con una piccola anticipazione il nuovo nome del PDL sarà PDLB Partito della Libertà di Berlusconi !

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