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Il solito piano della sinistra: andare al governo coi violenti

Vendola fa lo stesso errore di Rifondazione: saldare i centri sociali con il partito per avere i voti. Il prezzo: No global in Parlamento

Il solito piano della sinistra: andare al governo coi violenti
Qualcuno ricorderà persino l’onorevole Francesco Saverio Caruso. Era quel signorotto napoletano classe 1974, esponente del mondo no global, che Fausto Bertinotti portò in Parlamento nel 2006, motivando la scelta con la «necessità democratica» di introdurre i centri sociali nel circuito istituzionale. Appunto. Caruso si fece notare per aver definito «assassino» il giuslavorista Marco Biagi, trucidato dalle Br, per aver presentato una proposta di legge che legalizzava le occupazioni e per aver provato a piantare semi di marijuana nel cortile di Montecitorio. A fine legislatura, stremato, il povero Bertinotti fu sincero: «Candidarlo non è stata una mossa felice».

Lezione imparata? Quando mai. Lo stesso errore si avvia a ripeterlo il figlioccio di Bertinotti, Nichi Vendola, oggi leader di Sinistra ecologia e libertà, che secondo il tam tam del mondo antagonista si prepara a candidare nuovi personaggi della risma di Caruso. Il progetto è quello che fu di Rifondazione: saldare i centri sociali con il partito, portando al secondo i voti dei primi e i leader di questi in Parlamento. Che poi, secondo i loro calcoli, è come dire nella futura maggioranza di governo, accanto a Pier Luigi Bersani e agli altri (per chi non lo sapesse, quegli ottimisti di sinistra si stanno già spartendo le poltrone per i prossimi dieci anni, dal Quirinale alla direzione del Tg1, tanto si sentono sicuri di vincere).

La notizia è trapelata dal centro sociale torinese Askatasuna dopo che un’ala degli antagonisti si è trattenuta dal partecipare agli scontri nella manifestazione di sabato a Roma. «Spiace che ci sia chi non ha voluto vedere e si è voluto coccolare il suo orticello di qualche poltroncina con Sel alle prossime elezioni», è l’accusa lanciata dai duri e puri di Askatasuna. Sul web emergono anche i dettagli: Vendola avrebbe fatto stringere il patto con i capetti dei centri sociali dai suoi luogotenenti Gennaro Migliore e Nicola Fratoianni. L’indiscrezione però finisce sul Corriere della sera e gli uomini di Sel sono costretti a rispondere. «Nessun patto. Tantomeno segreto», giura Fratoianni. Che subito aggiunge: «Il nostro unico patto è quello siglato con le centinaia di migliaia di persone di cui siamo stati parte, che hanno manifestato pacificamente la loro indignazione a Roma contro la crisi e le politiche che la hanno generata. Lavoriamo per il cambiamento e, certo, ci interessa discutere con chi lo vuole costruire». Insomma, ufficialmente l’accordo non c’è, però Vendola e i suoi intendono fare altra strada con i manifestanti (quelli “buoni”, s’intende).

Così girano già i nomi dei prossimi parlamentari no-global in quota Sel: Andrea Alzetta detto Tarzan, del collettivo romano Action, specializzato in “okkupazioni”, portato nel consiglio comunale capitolino dalla Sinistra arcobaleno; il “disobbediente” padovano Luca Casarini del centro sociale Rivolta di Marghera, contiguo alle amministrazioni rosse del Veneto; Francesco Raparelli, altro romano, uno dei portavoce degli indignati scesi in piazza sabato. Cosa ci sia di vero nelle voci che li riguardano lo si saprà al momento di fare le liste. Di sicuro, per ora, c’è l’interesse di Vendola nei loro confronti e il fatto che questi signori - se nessuno si offende - hanno tutte le carte in regola per essere i Caruso di domani. Alzetta qualche tempo fa ha persino bestemmiato durante una riunione del consiglio comunale: per i cattolici adulti del Pd si annunciano nuove emozioni.

Il paragone con la disastrata Unione prodiana è facile, ma il rischio è che venga replicata in peggio. I leader che nel 2012 o nel 2013 dovranno sfidare il centrodestra si stanno già facendo guerra su chi dovrà comandare: Vendola e Antonio Di Pietro spingono per le primarie, convinti che Bersani le perda o ne esca comunque a pezzi, e una fetta del Pd è con loro, mentre la minoranza moderata invoca un “papa straniero”, magari cattolico, che sappia conquistare anche il centro. Il Circo Barnum replica sulle alleanze: Bersani, spinto da D’Alema, punta all’accordo con l’Udc; Vendola è possibilista ma Pier Ferdinando Casini non intende abbracciarlo; Antonio Di Pietro ha posto il veto.

Anche sui fatti di questi giorni comanda lo spontaneismo: Di Pietro chiede una legge che autorizzi il pugno di ferro per prevenire incidenti nelle manifestazioni; Vendola e compagni faranno di tutto per impedirlo; Bersani deve ancora focalizzare la questione. L’elenco potrebbe continuare a lungo, toccando punti non proprio secondari come le riforme economiche chieste all’Italia dalla Banca centrale europea. La sconfitta in Molise, per quel che conta, ha subito aumentato la litigiosità. E ancora non hanno iniziato a governare insieme.
di Fausto Carioti

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Commenti all'articolo

  • guidoboc

    20 Ottobre 2011 - 10:10

    Ha frainteso , lungi da me pensare che chi vota il P.D. sia quello che ha scritto lei , non esiste . Buona giornata Guido. P.S. La liberta'e' il dirittodi fare cio'che le leggi permettono. (Charles de Montesquieu)

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  • doblone

    20 Ottobre 2011 - 09:09

    Ma voi lo sapete che molte ma molte persone normali parlando nei bar,sul lavoro,dicono che a roma dovevano continuare a bruciare tutto sino ad arrivare al parlamento....dove vivete!!

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  • imahfu

    19 Ottobre 2011 - 21:09

    Non mi riferisco alla Lega di Bossi ma alla lega di cui é fatta questo sproloquio chiamato articolo.

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  • raucher

    19 Ottobre 2011 - 19:07

    non abbia ancora capito che un governo con SEL non durerebbe ( come quello con PRC) e che l'alleanza con DiPietro porta benefici solo a quest'ultimo , bravissimo a farsi i propri interessi senza guardare in faccia a nessuno , vedi il tragico errore di Veltroni. Il cancro della sx è il proliferare di partiti e partitini , ci manca pure quello di De Magistris. Troppo protagonismo , troppe frange oltranziste e troppi nostalgici che la sx non ha saputo bloccare per evidente insipienza. Se il PD vuole rendersi credibile e diventare appetibile ai moderati , deve avere più coraggio nel rinnegare quello che veniva chiamato " l'abbraccio mortale" dell'estrema velleitaria e parolaia.

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