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Nella Lega Nord insulti e veleni Che cosa sta succedendo?

Il Trota dice che il leader è suo padre e chi vuole può andarsene. Ma da Maroni al sindaco di Verona aspettano la resa di Bossi per il 'golpe'

Nella Lega Nord insulti e veleni Che cosa sta succedendo?
Volano gli stronzi (lanciati da Bossi a Tosi), le contestazioni si sprecano, le spaccature si moltiplicano, la base insulta il Senatùr, il Carroccio sbanda. Che cosa succede nella Lega? Il clima è molto più che avvelenato. Il Trota dice che il progetto del Carroccio è una prerogativa di Umberto, suo padre, e invita gli oppositori - incluso Flavio Tosi - ad approdare verso altri lidi. Dice che il problema della successione non si pone perché suo padre resterà leader per molto tempo ancora. Parla come figlio, più che come politico. Perché è evidente che la leadership di Umberto mai come ora vacilla. E i ribelli, a cominciare da Roberto Maroni  fino a Tosi, perché dovrebbero andarsene proprio ora che il capo è in difficoltà? C'è chi sostiene che i rivoltosi potrebbero lasciare la Lega e creare un nuovo partito che potrebbe allearsi col Terzo Polo. Ma politicamente e strategicamente che senso avrebbe mollare la Lega proprio adesso che il leader è sembra così fragile? Loro continuano a fare opposizione interna, aspettando il momento per il "golpe".



Intanto la base si frantuma. La storia è lunga. I primi scricchiolii viaggiano in parallelo ai primi scandali - dalla D'Addario a Ruby, per intendersi - che hanno coinvolto il premier e alleato, Silvio Berlusconi: la base verde, dura e pura, ha cominciato a caldeggiare la possibilità di prendere le distanze dal Cavaliere. Il clima si è avvelenato ulteriormente quest'estate, quando il Parlamento ha 'salvato' Marco Milanese, il consigliere di Giulio Tremonti su cui pendeva una richiesta d'arresto. I leghisti, che mostrano sempre la spilletta del moviemento che "ha distrutto la partitocrazia ai tempi di Tangentopoli", avrebbero preferito le manette, esattamente come accadde per il deputato Papa qualche settimana prima. Dopo il 'salvataggio' di Milanese, su Radio Padania Libera, il dissenso esplose con violenza.

Ma le beghe parlamentari si sono trasferite con velocità fulminea all'interno del partito. Sempre restando all'interno dell'aula prima ci fu lo scontro sul capogruppo a Montecitorio, dove Bossi decise, de facto, per il rinnovo di Marco Reguzzoni. In parallelo nel Carroccio prendeva piede il figlio del Senatùr, quel Renzo Bossi che dopo gli iniziali entusiasmi la base ha amato sempre meno: sul suo capo pende l'accusa di nepotismo per l'ingresso nel parlamento Regionale della Lombardia. In questo contesto si è creata la frattura sempre più netta tra il cosiddetto cerchio magico (Bossi, i suoi fedeli, e la grande accusata per gli ultimi dissidi, Manuela Morrone, la moglie del Senatùr), i cosiddetti maroniani (emblematico lo striscione di Pontida: "Maroni presidente del Consiglio) e, ancora, la galassia di sindaci dissidenti, ancor più intransigenti e che, se proprio vanno etichettati, possono essere messi in contiguità ai fedeli del titolare del Viminale.

Le ultime vicende sono note. Prima il congresso di Varese, quello secondo Bossi infestato dai "fascisti", quello che invece secondo la base ha "spazzato via quindici anni di militanza" perché il Senatùr, per tenere in mano la situazione, ha imposto il suo segretario. A Varese si è consumato il 'regicidio': dura contestazione a Bossi, non era mai accaduto, un fatto molto significativo per un partito che da sempre si identifica con Bossi. Dopo lo scontro varesino si comincia a sussurrare di una lista di 47 leghisti da espellere dal movimento: tra questi ci sarebbe anche Maroni, vicino all'associazione Terra Insubre, e Bossi né conferma né smentisce. Infine il patacrac: il Senatùr insulta lo "stronzo" e "fascista" Tosi. La guerra è aperta. Il leader storico, però, sembra debole. Talemente debole che potrebbe essere lui a finire in minoranza. Perché i malpancisti vedono un'occasione troppo ghiotta per mettersi in tasca il movimento, il partito più anziano della Seconda Repubblica.

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Commenti all'articolo

  • longhma

    19 Ottobre 2011 - 22:10

    Quando avrete finito di litigare per futili motivi...... beh fate un cenno !!! Cose piu' importanti e vitali.... incombono !! Grazie

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  • imahfu

    19 Ottobre 2011 - 21:09

    Senza la Lega, il PDL non ha neppure la recondita speranza di rappresentare un contendente alle elezioni. La Lega, come tanti altri partitini all'estero (tipo quello di Bové e l'altro di Poujade in Francia) sarebbero spariti. E avremmo risparmiato un bel po' di soldi, spesi per ''accontentare'' . Avremmo meno ignoranza nel mondo politico. Solo Berlusconi, pur di accedere al potere (sappiamo perché) ha ramazzato di tutto (Lavitola compreso, da poco tempo)

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  • roberto19

    roberto19

    19 Ottobre 2011 - 19:07

    Che la gente - fuori e dentro la Lega - si sta rendendo conto che il Bossi è sempre meno affidabile. E poi ... il Trota ... la goccia che fa traboccare il vaso, straripare il Po, allagare la Val Padana, crollare le Alpi .... affogare la Lega con tutti i leghisti e allora ... si salvi chi può!

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  • ansimo

    19 Ottobre 2011 - 18:06

    Erano stati avvisati di non bere l'acqua del Po. E' inquinata, qualcuno ci ha pisc.iato dentro.

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