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Piano segreto per la patrimoniale

Per abbattere il debito un superfondo con il patrimonio dello Stato e venga messo in vendita. L'ipotesi è l'acquisto forzoso di titoli da parte degli italiani

Piano segreto per la patrimoniale
E se Silvio Berlusconi si mettesse a fare finanza creativa? Sul tavolo del presidente del Consiglio c’è un’ipotesi drammatica e suggestiva per abbattere il debito pubblico e fare cassa in maniera meno impresentabile possibile. Un progetto messo nero su bianco, la cui eco è giunta nel dibattito di alcuni giornali nei giorni scorsi. Libero è in grado di rivelare per sommi capi i contenuti di ciò che si potrebbe definire una «patrimoniale delle libertà». Le intenzioni del ministro dell’Economia sul famoso fondo tramite cui privatizzare (o almeno razionalizzare) il patrimonio pubblico - stimato in circa 1.800 miliardi di euro tra immobili, disponibilità e  partecipazioni - si sono parzialmente svelate lo scorso 28 settembre. Tremonti ha infatti presentato stime di una road map per ridurre potenzialmente di 10 miliardi l’anno il debito: cifre imponenti, ma che sfigurano a fronte dello stock complessivo del nostro passivo.

C’è una via più ardita, filosoficamente a metà tra un fondo di dismissione più massiccio (per cui tifano molti grandi banchieri) e la patrimoniale «alla Amato», fatta di prelievo forzoso, politicamente letale ma comunque non strutturale: è una terza via che comprende anche la «patrimoniale delle libertà», e che Berlusconi starebbe vagliando. Ecco, secondo le informazioni di cui è in possesso Libero, di che si tratta.

Punto primo: creare uno strumento finanziario (un super-fondo, in pratica) contenente dosi monstre sia del patrimonio dello Stato sia del debito, ma in modo tale da conservare un leggero attivo. E poi metterlo in vendita. Ma a chi? Qui arriva l’interessante. L’emissione di titoli interesserebbe acquirenti istituzionali tra cui banche centrali e FMI (poche settimane fa è stato divulgato il progetto Eureka per una colossale svendita della Grecia con caratteristiche simili quanto agli acquirenti), grandi banche e anche privati. Alcuni volontari, altri meno. La patrimoniale arriva qui, tramite acquisto forzoso dei titoli (presumibilmente azioni) del «fondo Italia» (il nome è nostro). In termini garbati, la consegna dei titoli verrebbe presentata come contropartita del versamento di un contributo per la crescita del Paese, più o meno come il famigerato «contributo di solidarietà» della pluri-manovra agostana. Con parole meno soffici, lo Stato obbligherebbe i cittadini, al di sopra di una fascia ancora da stabilire, a versare oro alla Patria: al momento la soglia è del 3% della ricchezza personale. Una specie di azionariato popolare coatto, magari dilazionato su un arco temporale per pesare relativamente meno sui contribuenti.

Si tratta di un’operazione ai confini della presentabilità per il governo del «meno tasse» e del «mai le mani nelle tasche dei cittadini» ultimamente già smentiti. Tuttavia, ha anche aspetti positivi: anzitutto, non si tratta di un prelievo-rapina, ma di un acquisto di titoli il cui obiettivo è di crescere nel valore. Dunque, ancorché non spontaneo, potrebbe anche tradursi in un affare (o in una perdita, come è evidente). Ipotizzando, tra immobili, rendite e portafoglio, un patrimonio personale di 500 mila euro, il signor Rossi (che partecipa agli 8.600 miliardi complessivi di ricchezza privata italiana stimata) potrebbe dare al mega fondo il 3% della sua ricchezza, acquistando titoli per un valore - nel suo caso - di 15mila euro. E rischiarlo sul mercato, con incentivi fiscali a non vendere.

I dettagli del piano sono ancora allo studio, ma la crisi del debito e la sua possibile, ulteriore convergenza sul nostro Paese che pure mostra cenni di riscossa potrebbero creare le condizioni per una scelta in questo senso, malgrado il «no» alla patrimoniale pronunciato dal Cav. Almeno, questa versione rappresenterebbe un segnale deciso e non una-tantum ai mercati. Il problema è in una parola: credibilità. Quella di chi propone il fondo, di chi lo gestisce e lavora per farlo crescere, quella con cui si chiede un sacrificio aggiuntivo. È merce rara e preziosa.
di Martino Cervo

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    21 Ottobre 2011 - 10:10

    Ieri ha dichiarato: "...«Dobbiamo andare avanti fino al 2013 con la riforma della giustizia, indispensabile per garantire la libertà dei cittadini, poi fare la riforma del fisco con un codice fiscale unico per uscire dalla selva incomprensibile di norme che mette in difficoltà persino gli esperti...". Sintomatico quel *poi*! Secondo voi, quale di queste due riforme è più interessante per gli italiani?.

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  • saccard

    21 Ottobre 2011 - 02:02

    Con l'aumento della tassazione sui redditi finanziari Tremonti ha già fatto una patrimoniale permanente che si ripete ogni anno sui beni finanziari delle persone fisiche residenti in Italia. Una patrimoniale una tantum si aggiunge solo al peggio già fatto. Governo Berlusconi: il peggior governo socialista tassa e spendi della storia repubblicana. Altro che centro destra.

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  • binariciuto

    20 Ottobre 2011 - 18:06

    Davvero una bella pensata quella dell'acquisto forzoso di cartaccia, neanche Amato, il poco amato rapinatore di conti correnti arriverebbe a tanto. In pratica con una sola fava lo stato beccherebbe un sacco di piccioni: 1. Aiuto alle banche alle quali i sudditi dovrebbero chiedere prestiti o mutui per trovare il contante necessario, 2. Trovare soldi da sperperare nelle solite immutabili ed ineliminabili idrovore statali, 3. Drammatico impoverimento della gente comune, 4. Crollo degli acquisti, aziende in malora. 5. Ma, molto sperabilmente, anche l'impallinamento dei responsabili di queste pensate, ad iniziare dal compagno Tremonti.

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  • gdibitonto

    20 Ottobre 2011 - 16:04

    Se dovesse prendere corpo una patrimoniale alla "AMATO", che non mi spieg0 perchè è ancora in giro in politica, mentre non si toccano i costi della politica,beh, allora, qualcuno vuole lo sfascio dell'Italia. Fare immediatamente la riforma della Costituzione per ridurre il numero dei parlamentari a 300 (200 per la camera e 100 per il senato, negli USA se ne contano circa 500 al Congresso) e l'eliminazione delle Provincie che non servono a niente.

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