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Prendere la Lega coi congressi Bobo, piano per la leadership

Il teatro dello scontro finale potrebbero essere i congressi regionali in Lombardia e Veneto. Possibile un commissariamento

Prendere la Lega coi congressi Bobo, piano per la leadership
Roberto Maroni non parla, ma dietro le quinte giura di voler difendere a tutti costi il suo fedelissimo Flavio Tosi. Il sindaco di Verona, che s’è beccato dello «stronzo» da Umberto Bossi, è negli Stati Uniti come programmato da tempo, mentre il ministro dell’Interno è alle prese con gli impegni di governo. Il suo cellulare resta bollente: la base gli chiede un segnale, anche se ieri sera il Senatur ha corretto il tiro: «Non voglio espellere Tosi».
Tanto per confermare il clima incandescente, è sceso in campo pure il primo cittadino di Varese Attilio Fontana, un altro maroniano doc, che parlando del collega scaligero con Repubblica ha avvertito: «Se lo buttano fuori viene giù il mondo».

In via Bellerio è sceso un silenzio velenoso, perché la profonda frattura che dilania il movimento è sotto gli occhi di tutti. E, come se non bastasse, è arrivata pure la mazzata del tribunale di Roma che vuole la chiusura dei dicasteri di Monza. In ogni caso, entro quindici giorni sarà convocato un consiglio federale. Ma già lunedì prossimo il leader veneto Giampaolo Gobbo vedrà il Senatur per parlare della situazione nel Nordest. «Ho invitato pure Tosi» ha annunciato il Senatur. Al di là delle rassicurazioni, sia il sindaco di Verona che quello di Varese restano in cima alla lista nera. Non è più un tabù parlare di espulsioni. Maroni può aspettare gli eventi, oppure accelerare la resa dei conti.

 Lo scontro finale potrebbe avvenire nei congressi regionali (nazionali, nel vocabolario leghista) in Lombardia e in Veneto. Nel primo caso il segretario è Giancarlo Giorgetti, fedelissimo dell’uomo del Viminale ma caduto in disgrazia agli occhi di parecchi militanti perché accusato di essere poco incline alla battaglia. Reguzzoni, punta di diamante del cerchio magico che segue passo passo il Senatur (e che si contrappone alle truppe di Bobo) vorrebbe sostituire proprio Giorgetti. Difficile, però, che il congresso possa essere convocato prima del 2012.
Il Veneto, come detto, è da anni in mano a Gobbo del cerchio magico: lì è proprio Tosi che vorrebbe soffiargli la sedia, ma i giochi sono bloccati anche da Federico Bricolo, capogruppo al Senato ed esponente cerchista, che non molla il ruolo di commissario a Padova. Se non si risolve la situazione in quella provincia, resta ferma anche quella a livello regionale.

L’ultima indiscrezione suggerisce due scenari. O i congressi non si fanno (rimandando la resa dei conti a chissà quando), oppure potrebbero scattare dei commissariamenti mirati, per congelare la situazione. Via il maroniano Giorgetti da una parte, fuori il cerchista Gobbo dall’altra. Sarebbe pari e patta, ma a quel punto sarebbe decisivo il profilo dei commissari. E Bossi - i casi Liguria ed Emilia Romagna insegnano - per quel ruolo ha una predilezione per Rosi Mauro (cerchio magico). Fatto sta che i militanti s’aspettano segnali da Maroni, mentre i cerchisti stanno monopolizzando le presenze in tv per  oscurare i rivali interni. Non si esclude che, in tutto questo, la prova di forza possa arrivare proprio dai colonnelli vicini alla famiglia del leader. Non solo nella compilazione delle liste elettorali in caso di elezioni anticipate, dove taglierebbero fuori parecchi avversari. Come successo su Varese, potrebbero convincere Bossi a imporre un suo candidato nei congressi. Magari, per la Lombardia, Reguzzoni. Ma così, giurano gli altri, verrebbe giù il mondo. Anche senza le espulsioni di Tosi e Fontana.

di Matteo Pandini
Giuliano Zulin

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Commenti all'articolo

  • antari

    20 Ottobre 2011 - 09:09

    Zappa in mano ai Bossi: magari un po di sano ed onesto lavoro li nobilitera'...

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