Cerca

La scelta della Marcegaglia Emma vuole Maroni premier

La presidentessa di Confindustria flirta con il ministro leghista: "Caro Roberto, alla crescita pensaci tu"

La scelta della Marcegaglia Emma vuole Maroni premier
«Lo dico a te, e sai quanto ti stimo». Gli dà del tu, Emma Marcegaglia. Ed è a lui, che di mestiere fa il ministro dell'Interno e in tasca ha la tessera del partito che più di ogni altro ha osteggiato la riforma delle pensioni tanto invocata da Confindustria, che il numero uno di Viale dell'Astronomia si affida per sbloccare il decreto sviluppo, «ritrovare la coesione» ed evitare che «l'italia venga commissariata dall'Europa». I giovani industriali volevano tenere fuori i politici e si ritrovano invece ad essere testimoni dell'investitura del titolare del Viminale come nuovo interlocutore di un esecutivo a cui ormai la Marcegaglia sembra non rivolgersi neanche più, preferendo lanciare appelli direttamente ai leader europei.

Difficile sapere cosa si siano detti venerdì sera a cena il ministro leghista (piombato a sorpresa in elicottero ad Anacapri) e il pugno di industriali selezionati dalla presidente. Luigi Abete, tra i prescelti, respinge le ricostruzioni dietrologiche che collegano la visita ad un Maroni in manovra per scalare posizioni sia nella Lega sia nell'esecutivo: «Nulla di strano, è sempre stato vicino agli industriali sia quando faceva il ministro del Lavoro sia ora che si occupa di sicurezza». Ma tra le righe fa capire che la presenza dell'esponente del Carroccio non va sottovalutata. «È l'unico», spiega a Libero il presidente di Bnl, «che ha capito che i politici non sono stati invitati ad intervenire, ma non ad ascoltare». E il ministro ha ascoltato con attenzione, in prima fila, tutti gli interventi di ieri. Ha avuto il buon gusto di non applaudire quando la Marcegaglia si è nuovamente scagliata contro il governo, ma alla fine dell'intervento si è alzato in piedi e si è spellato le mani come il resto della platea. Assicurando poi, a nome di Matteoli e Romani che sono al lavoro sul decreto, che «tra i tanti» propositi c’è quello di «fare rapidamente il provvedimento sullo sviluppo perché adesso bisogna puntare sulla crescita».

L’inedito asse con Maroni coincide con una sorta di svolta di Confindustria, che ieri ha spostato il baricentro verso l'Europa, sfruttando la due giorni di lavoro con i colleghi dell'industria tedesca e la coincidenza temporale con i vertici che oggi e nella prossima settimana dovranno sciogliere i nodi della crisi greca e del fondo salva Stati. «Siamo in un momento delicatissimo», dice la Marcegaglia, «sia dal punto di vista delle decisioni da prendere a livello europeo che a livello italiano». È il nuovo fronte aperto dall'associazione degli industriali che ora, al grido di «bisogna salvare l'euro e l'Europa», inizia a bacchettare anche i leader della Ue: «L’appello ai Paesi europei è decidete con lungimiranza: non rimanete bloccati dai problemi elettoralistici dei vostri singoli Paesi, perché il rischio è che, se non si prendono decisioni serie, l'Euro possa avere gravissimi danni». Insomma, se prima ad un passo dal baratro c’era solo l’Italia ora la prospettiva catastrofica è quella di veder sprofondare l’intero Continente. L'allargamento della prospettiva non impedisce alla Marcegaglia di tornare a battere sui ritardi del governo. Il decreto sviluppo, che non può «essere a costo zero», dovrebbe contenere «riforme serie, non piccole cose» ma le anticipazioni circolate finora, dice la presidente degli industriali, «sono deludenti».

Detto questo, il provvedimento va fatto subito, anche «scontentando Confindustria», perché l'alternativa è che l'Europa «ci imponga le sue scelte». Una minaccia curiosa, considerato che fino a pochi giorni fa Viale dell'Astronomia accusava Palazzo Chigi di non aver rispettato fino in fondo le indicazioni contenute nella lettera della Bce, in particolare sulla riforma delle pensioni e sulle liberalizzazioni. In attesa delle decisioni europee e delle grandi riforme, non si trascurano le partite interne. E l’appuntamento di lunedì, in quest’ottica, appare infuocato. All'unione Industriale di Torino ci sarà infatti il convegno “Make it in Italy” dove la Marcegaglia e Sergio Marchionne si incontreranno per la prima volta dallo strappo della Fiat.

di Sandro Iacometti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • vaipino

    24 Ottobre 2011 - 10:10

    Brutta e gracchiante come una cornacchia

    Report

    Rispondi

  • claude2

    24 Ottobre 2011 - 10:10

    Chi sa, fa; chi non sa, insegna; chi non sa insegnare, organizza; chi non sa organizzare, fa politica. Chissà che i due dell’articolo non abbiano un passato professionale caratteristicamente comune. En passant, se la signora Marcegaglia si preoccupasse a far sì che le il marchio IMQ delle sue industrie fosse rispettato in tutte le forniture, magari anche su quelle che si importano dall’estero e si rivendono in Italia? (vd. stadio Torino)

    Report

    Rispondi

  • Marcello51

    24 Ottobre 2011 - 09:09

    Pensa alla tua Confindustria che di guai ce ne hai abbastanza. La politica lasciala fare a Loro...................

    Report

    Rispondi

  • rocambole

    24 Ottobre 2011 - 09:09

    Gli industriali italiani sono dei bei fessi ad essersi scelta questa Mercegaglia come presidente. Peggio non potevano scegliere. Con questa tizia la crescita se la scordino.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog