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I nodi della lite: donne e anzianità

In tutt'Europa l'età pensionabile è uguale per uomini e donne nel pubblico e nel privato. L'altro punto è posticipare l'età per smettere di lavorare

I nodi della lite: donne e anzianità
Silvio Berlusconi comunicherà all’Unione europea mercoledì una lista di provvedimenti che il governo italiano adotterà per lo sviluppo in cui sarà contenuta anche almeno in bozza una riforma delle pensioni di anzianità. Il premier aveva convocato ieri un consiglio dei ministri straordinario per le 18 che aveva scatenato numerosi voci e retroscena durante la giornata: perfino l’ipotesi di dimissioni del premier di fronte alla esplicita resistenza della Lega ad esaminare misure sulla previdenza. Il consiglio dei ministri si è risolto con un nulla di fatto: nessun provvedimento è stato varato né esaminato in bozza. Di straordinario però è accaduto che Umberto Bossi abbia accettato la discussione sulle pensioni, che è proseguita fino a tarda sera in una cena con il premier insieme al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al sottosegretario Gianni Letta e ad altri ministri leghisti. Grazie anche alla mediazione durante tutto il pomeriggio di Tremonti, Bossi sembra non abbia chiuso le porte alla riforma su cui preme l’Unione europea. Durante il consiglio dei ministri ha chiesto solo di «trovare soluzioni che piacciano a tutti», quella che un tempo avrebbe chiamato la “quadra”.

L’ipotesi più gettonata ieri sera era quella della presentazione di un disegno di legge sulle pensioni di anzianità accompagnato da misure per decreto necessarie a chiudere le poche via di fuga ancora aperte e probabilmente ad intervenire subito sulle pensioni d’oro e sulle baby pensioni attraverso la formula ormai sperimentata del contributo di solidarietà. Il disegno di legge sarebbe comunque un impegno governativo in linea con le richieste di Bruxelles (a cui interessa una sorta di lista della spesa, mentre nessuno avrebbe chiesto il varo di decreti legge immediatamente efficaci), ma consentirebbe alla maggioranza di prendere tempo e di condividere con il Parlamento la responsabilità sulle misure da adottare.

Dal punto di vista tecnico per tutta la giornata ci sono stati scambi di documenti fra il ministero del Lavoro, l’Inps e palazzo Chigi. Il quadro emerso è un po’ diverso da quello abbozzato dallo stesso Berlusconi durante il vertice europeo del week end. L’Italia non ha bisogno di interventi particolari sulle pensioni di vecchiaia: vero che altri paesi, fra cui la stessa Germania, hanno deciso per legge di innalzare l’età per le pensioni di vecchiaia a 67 anni. Ma questo avverrà fra il 2026 e il 2029 in tutti gli altri paesi. In Italia di fatto oggi la pensione di vecchiaia arriva già a 66 anni e 3 mesi. Sulla carta scatta il diritto dopo i 65 anni. Ma con le norme in vigore la pensione effettiva inizia circa un anno dopo la maturazione di quel diritto. E dal primo gennaio 2013 le norme sull’aspettativa di vita allungheranno l’età pensionabile di ulteriori 3 mesi. Gli italiani quindi saranno in Europa a quel punto fra quelli per cui scatterà più tardi la pensione di vecchiaia.

I veri problemi di finanza pubblica e il differenziale con l’Unione europea vengono da due altri dossier: pensioni femminili e pensioni di anzianità. In tutta Europa l’età pensionabile è identica per uomini e donne sia nel settore pubblico che in quello privato. Solo in due paesi non è così: Inghilterra e Italia. Entrambi hanno messo mano all’età pensionabile delle donne. L’Inghilterra nel 2010, l’Italia questa estate per due volte. Ma il percorso italiano sulla parità è ancora troppo lento: si raggiungerà otto anni dopo gli inglesi, e deve essere ulteriormente accelerato.

Il secondo tema è quello delle pensioni di anzianità. Oggi la media è ancora vicina ai 58 anni, e non pochi vanno in pensione a 56 anni con 40 anni di contributi. È il punto chiave della possibile riforma: dare un tempo certo e breve per non consentire più pensioni di anzianità, salvo uscite anticipate di un anno dal lavoro con un anno in più di contributi rispetto alla pensione di vecchiaia. La base di partenza prevede l’accelerazione verso quota cento: 65 anni di età e 35 di contributi o 64 anni di età e 36 di contributi come punto di arrivo.

Le modifiche oltre che chieste dalla Ue servono sia ai bilanci Inps che alla finanza pubblica. Siccome il sistema previdenziale italiano è a ripartizione, il Pil che cresce di meno e i 100 mila posti di lavoro persi nell’ultimo anno hanno causato minori entrate Inps per circa un miliardo di euro, e il buco va tappato. Come sarà necessario trovare soluzioni per finanziare stabilmente con risorse anche private la cassa integrazione in deroga. L’ipotesi è stata prospettata dal governo a Confindustria per i precari della grande industria, ma Emma Marcegaglia ha risposto picche: è solidale con i co.co.co., ma le castagne dal fuoco preferisce farsele togliere dal governo.
di Franco Bechis
 


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  • spalella

    25 Ottobre 2011 - 17:05

    Che l'italia sia un paese di furbi e di napoletani dove ciascuna categoria si è ritagliata la sua nicchia di privilegio è cosa nota. La differenza di età pensionabile delle donne tra stato e privato è il simbolo di una delle tante truffe ai danni di altre categorie meno privilegiate. Ma il problema grosso è altrove. E' nello spreco corrente dello stato, nelle sue dimensioni enormi, nelle centinaia di enti zeppi di presidenti e consiglieri che si ciucciano centinaia di migliaia di euro all'anno cadauno. E' nei privilegi dei politici, oltre UN MILIONE DI ZECCHE che vivono di politica e che non servono affatto, nelle loro leggi ''ad categoria'' che ne fanno dei PLURI-PENSIONATI con una pensione per ogni incarico politico ricoperto, solo per qualche anno e con contributi quasi zero. E NESSUNO VUOLE METTERE FINE A QUESTO SCHIFO.

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  • Delta7

    25 Ottobre 2011 - 17:05

    Una patrimoniale sull'immenso patrimonio immobiliare della Chiesa no vero ? è tabù ! Non se ne può parlare, non lo si deve neppure pensare (Loro predicano che è peccato mortale anche solo pensare certe cose...) Una tassazione delle attività commerciali della Chiesa, neppure... Tutto sommato visto che ormai le parrocchie sono frequentate solo da vecchi pensionati, non vedo che problema ci sia a ridurre loro le pensioni... beati gli ultimi che saranno i primi...siamo fatti per soffrire... e allora fateli soffrire... cornuti, mazziati e contenti loro ... A. Balzarotti

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  • cioccolataio

    25 Ottobre 2011 - 14:02

    I nodi della lite o i veri problemi del governo?

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  • nato1952

    25 Ottobre 2011 - 12:12

    C'è il vincolo fino al 2012 dei 60 anni di età per accedere ai requisiti poi aspetti ancora un altro anno per prendere l'assegno ed arrivi a 61 anni. Questo giornalista dovunque va e dovunque scrive non fa altro che raccontare bugie lo tiene nel suo DNA, SEI UN MISTIFICATORE ! A 56 anni si va solo se hai raggiunto 40 anni di contributi ma se c'è qualcuno allora si può fare in modo che queti si adeguino piuttosto che penalizzare tutto il resto. E' così che va raccontata non come fa quest'uomo !

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