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Ma a gennaio può cadere sul lavoro

Silvio studia un accordo con la Svizzera per recuperare 20 miliardi di conti, ma il prossimo scoglio sono i contratti con il licenziamento in caso di crisi

Ma a gennaio può cadere sul lavoro
La a prima mossa punta alla Svizzera e vale 20 miliardi di euro. La seconda alle spiagge italiane, e può portare 30 miliardi di euro. La terza è un colpo da maestro al debito pubblico, in grado di tagliare in un colpo solo qualcosa come 400 miliardi di euro. Con quelle tre mosse alle spalle che i suoi ministri e i tecnici che li assistono stanno preparando, Silvio Berlusconi potrà anche rischiare di perdere l’ultima sfida, quella sui nuovi contratti di lavoro che derogheranno anche dalle attuali norme sui licenziamenti per motivi economici. Stanno già infiammando opposizione e sindacati, dopo averne rivelato il contenuto nella lettera appena inviata alla Ue, ma prenderanno forma solo a gennaio con la presentazione di un disegno di legge delega alle Camere. A quel punto il premier correrà il rischio di essere battuto in aula proprio sulla legge per le nuove assunzioni flessibili.


Le tre carte
Alle spalle però potrebbe avere se non realizzati almeno in rampa di lancio tutti e tre i colpi in preparazione. Il primo, già spiegato proprio su Libero, è quello dell’accordo fiscale con la Svizzera sulla tassazione dei patrimoni italiani restati lassù anche dopo i due scudi fiscali. Giulio Tremonti non ama troppo l’ipotesi, ma all’interno dell’esecutivo sta prevalendo l’idea di chiudere con Berna un accordo alla tedesca (più vantaggioso di quello stipulato dalla Gran Bretagna). Si attende solo il via libera dell’Ocse alle intese già firmate dalla Svizzera con Berlino e con Londra, e poi si pensa di potere chiudere l’accordo già entro la fine di quest’anno. La stima è che siano ancora in Svizzera circa 80 miliardi di euro di depositi italiani non conosciuti dal fisco. Alla Svizzera si chiede di applicare subito una imposta straordinaria del 25 per cento e dall’anno successivo la tassazione ordinaria sui capital gain. Per lo Stato italiano significherebbe dunque incassare subito 20 miliardi di euro e ogni anno successivo circa 1,2 miliardi. Resta ancora da decidere una possibilità alternativa: quella di escludere dalla prima stangata fiscale i conti degli italiani che volontariamente li facessero emergere.

Il piano del Tesoro Il secondo dossier all’attenzione del governo è a dire il vero già emerso durante la prima versione della manovra di luglio (quella varata prima del precipitare della crisi): le concessioni delle spiagge di proprietà del demanio. Con la Ue il governo ha avviato una trattativa serrata spiegando il proprio piano e chiedendo una esenzione dalla Bolkestein, la direttiva che costringerebbe l’Italia a mettere in gara ognuna di quelle concessioni. Oggi valgono 950 milioni di euro, ma l’evasione del canone è altissima, e lo Stato incassa circa 350 milioni all’anno. Con gli operatori è stato fatto un discorso chiaro: se pagano tutti, il canone non si ritocca. Ma debbono garantire l’incasso complessivo di un miliardo di euro all’anno. Il piano del Tesoro è quello di riassegnare le concessioni a ciascun operatore per 30 anni chiedendo anticipatamente il pagamento di tutto il periodo. Le imprese balneari chiederebbero l’anticipo dei 30 anni di concessione in banca, consentendo l’ipoteca sulla stessa concessione. Lo Stato così potrebbe incassare subito 30 miliardi di euro, che potrebbero essere utilizzati in parte per la riduzione del debito e in parte per pagare opere infrastrutturali (si tratta di entrate in conto capitale, quindi non utilizzabili per la spesa corrente).

Il terzo dossier è più delicato, e sostanzialmente punta a realizzare la proposta principale lanciata da Libero questa estate. Il governo sta pensando alla creazione di un fondo di investimento misto mobiliare-immobiliare in cui inserire partecipazioni del Tesoro e patrimonio immobiliare (anche quello strumentale alle sedi del governo) per un valore complessivo di 400 miliardi di euro. Il fondo verrà poi quotato e il relativo incasso utilizzato per l’ammortamento dei titoli di Stato, a diretta riduzione del debito pubblico. Si sta studiando anche un piano di dismissioni del patrimonio del fondo in grado di remunerare adeguatamente le quote di capitale sottoscritte sia da investitori istituzionali che dal cosiddetto mercato retail (piccoli investitori). Fra le opzioni possibili l’offerta a condizioni particolarmente vantaggiose di quote del fondo agli attuali possessori di titoli di Stato di alcune categorie (quelli a vita più lunga), in modo di operare una riduzione del debito al momento stesso del collocamento.

di Franco Bechis vai al blog

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Commenti all'articolo

  • VFeltri

    29 Ottobre 2011 - 18:06

    lei vive nelle favole. davvero. No perché altrimenti la crisi non esiste come dice il suo capo, le aziende assumono, assumono e assumono. E soprattutto continua a mentire sapendo di mentire. Le ripeto, posso portarle esempi recenti di fuoriuscite da multinazionali perché il quarto e' andato male. Suvvia non faccia sempre il sapientone, difende l'indifendibile spostando il problema da un altra parte, vergogna. Probailmente lei vive in un ambiente privilegiato e protetto. Lei è un raccomandato, lo si capisce. Anzi metto anche in dubbio che lei si sia mai sporcato le mani a fare qualcosa nella sua vita. salutissimi affettuosissimi dall'operaio che si sporca le mani e le paga la pensione.

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  • peppecora

    29 Ottobre 2011 - 13:01

    Pres. Berlusconi metà del popolo italiano soffre purtroppo , di un male incurabile , si tratta di invidia, mania di persecuzione , gelosia , presunzione, arroganza e una grande mancanza di educazione , non si accorgono che lei Presidente ha la grinta , la possibilità intellettiva e la dedizione per i problemi del paese. Il bando delle concessioni demaniali è un problema che tocca la mia vita perchè concessionario e lei solo lei riesce o riuscirà a trovare delle soluzioni valide al problema come altre . Presidente grazie di esistere io lo ammiro e tenga duro ,anche se buona parte del popolo italiano, merita veramente il peggio . Distinti saluti Giuseppe

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  • grey18

    29 Ottobre 2011 - 09:09

    Se hai un lavoro e ti pagano, costi troppo e si va in crisi per via della concorrenza. Se hai un lavoro e ti pagano poco, si va in crisi perchè non si consuma. Pensate che neanche se si lavorasse gratis questa società sopravvive. Anni fa, si parlava di flessibilita perchè l'economia di mercato lo chiedeva. Adesso abbiamo, flessibilità, precarietà, mobilità e adesso si chiedono i licenziamenti. Tutto questo perchè lo chiede il mercato. Non riesco ad immaginare cosa si inventeranno dopo questo, anche perchè io non ho la loro fantasia. Ma ci rendiamo conto che questa società non ha più nulla da dire e che sarebbe ora di ringraziare e passare oltre!

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  • vgrossi

    28 Ottobre 2011 - 20:08

    ho scritto "Lei parla di aziende per sentito dire, evidentemente, e non ha mai gestito in proprio nulla. " Le posso solo dire che se le multinazionali si comportassero come Lei scrive, in breve periodo diventerebbero non "mononazionali", ma semplicemente zombie, ossia puri marchi acquistati da qualcuno più sveglio. Le mie esperienze in multinaz sono di segno esattamente opposto alle Sue, e nella mia vita lavorativa ne ho viste di crisi e recessioni ... Le ripeto il "licenziare facile" è nella Sua testa e nelle Sue fantasie. Ma sa quanto tempo e sforzo ci vuole per fare i modo che i "nuovi" apprendano non solo il lavoro, ma anche il lessico aziendale ? Lassciamo perdere, evidentemente Lei o non è mai passato negli ambienti di cui parla, o ci ha "galleggiato" dentro, appoggiato alle regole sindacali e basta. E non mi stupisce che abbia fatto esperienza diretta della sega aziendale, mi creda.

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