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Sul lavoro Tremonti imita Bersani

Il prof di Sondrio prova a ricucire con il Pdl ma non condivide l'ipotesi di una norma sui licenziamenti facili: rischia di ricompattare i sindacati

Sul lavoro Tremonti imita Bersani
Prove di riavvicinamento. Giulio Tremonti e il Popolo della libertà cercano il dialogo. Mentre la Lega, a sorpresa, rifila una stoccatina al ministro dell’Economia. La lettera del Governo italiano portata a Bruxelles giovedì continua a tenere banco.   Il Tesoro ha smentito la presa di distanza di Tremonti dagli impegni con l’Europa, riportata su alcuni giornali. E nel pomeriggio è toccato a Maurizio Gasparri il compito di ricucire il rapporto. «Non si può dire che Tremonti non sia d’accordo perchè nella lettera  ci sono anche tante cose che il Governo ha già fatto e quindi Tremonti ha contribuito a realizzare. Di alcune misure  egli è stato il principale artefice» ha spiegato il capogruppo del Pdl al Senato.    

Le rassicurazioni - Nessuna crepa con il ministro, assicura pure il Carroccio. Certo il leader della Lega, Umberto Bossi, in mattinata aveva ammesso che Tremonti «si è defilato nei momenti finali della stesura della lettera». Parole che, però, sarebbero da interpretare, secondo parlamentari leghisti, come una mera fotografia della situazione. Tutto risolto con una telefonata di chiarimenti tra Bossi e Tremonti. Che in serata ha incassato pure l’invito a restare da parte di Renato Brunetta. «Abbastanza soddisfatto» per il lavoro fatto si è detto il ministro. Due, in particolare, i concetti che si   sottolineavano  ieri pomeriggio in via Venti Settembre, poco prima che Tremonti si trasferisse a Venezia (nel fine settimana impegni con l’Aspen su economia globale,  governance,  Europa, Usa e Cina). Primo, la lettera «difende la politica di rigore» che il ministro «porta avanti da tre anni» e riconosce «l’impostazione in difesa del Sud» più volte evidenziata   dallo stesso Tremonti nei suoi ultimi interventi pubblici.

I nodi da sciogliere - Per queste ragioni, pur non volendo nascondere alcune divergenze, le posizioni con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, vengono definite «tutt’altro che distanti». I due si troveranno l’uno accanto all’altro al G20 di Cannes la prossima settimana. Un’occasione per definire il piano di attuazione delle riforme promesse in Europa da incardinare, in parte, nel decreto  sviluppo.  Vanno sciolti alcuni nodi. E non mancano  le perplessità del Professore di Sondrio, osservano ambienti vicini al ministero. Gli impegni con Bruxelles sottoscritti dal Cavaliere farebbero «ricompattare i sindacati». Il riferimento è all’ipotesi di introdurre una norma sui licenziamenti facili per le imprese in difficoltà economica. Ipotesi che, di fatto, manderebbe all’aria oltre tre anni di strategia volta a spaccare il fronte sindacale, con Cisl e Uil più vicine alle posizioni dell’esecutivo e la Cgil isolata. Chiaro che il prospettato azzeramento dell’articolo 18  scatenerebbe una mega protesta con tanto di sciopero generale, puntualmente  annunciato ieri dalla sigla di Corso Italia. Il blitz sui licenziamenti, insomma, sarebbe «l’unico rammarico» del responsabile dell’Economia. Il quale sarebbe convinto che determinate riforme non si possono calare dall’alto, ma andrebbero  negoziate con le parti sociali.

di Francesco De Dominicis


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Commenti all'articolo

  • Bobirons

    29 Ottobre 2011 - 08:08

    Certo che sono pensionato, ho dato all'INPS 40 anni di contributi. Ma io ragionavo così anche quando avevo solo 5 anni di anzianità. Quello a cui Lei allude è un opputunismo che non mi appartiene. Troppe volte ho visto, nel privato e nel pubblico, gente che prendeva stipendi senza meritarseli; é ora che tutto ciò finisca e che la demagogia sindacale scenda finalmente in terra dove operano i loro cosidetti protetti. Un passo avanti, indirettamente, sarebbe di far beneficiare degli accordi sindacali SOLO gli iscritti. Chissà perchè se ne devono avvantaggiare, o svantaggiare, anche chi del sindacato non sa cosa farsene.

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  • libero

    28 Ottobre 2011 - 18:06

    IO non sono ne'pro ne' contro Berlusconi per partito preso e come spesso misuccede,cerco di farmi un'opinione in base ai risultati concreti.Certamente saro' semprre contro il concetto statalista della societa',della burocrazia,delle tasse e della spesa pubblica che imperversa da sessana anni e che ha prodotto un debito pubblico da irresponsabili che dovrebbero pagare per la bancarotta dell'Italia,come dta avvenendo in Islanda.Io mi ero innamorato del discorso cosi' libertario eliberale di B.al congresso radicale che ha avuto l'effetto delle parole alvento.C'erano tre esiti referendari vinti a furor di popolo sulla forma elettorale,la magistratura le prebende ai partiti e proprio perche' votate a furor di popolo,bastava applicarle in onore alla democrazia e alla volonta' del popolo detto sovrano.Cio' non e' stato perche' in politica ci sono:avvocati,magistrati,commercialisti,sindacalisti,politici, ovvero tutte le lobbies del consociativismo piu' becero e oscurantista a danno della gente

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  • UNGHIANERA

    28 Ottobre 2011 - 17:05

    Nessun imprenditore licenzierebbe un dipendente capace! Al di la dei contratti lavorativi,fiducia,professionalità,sono qualità rare da trovare in un dipendente,perciò costoro se sono onesti hanno il lavoro assicurato! La costituzione sancisce i più elementari diritti del lavoratore,il giudice del lavoro 8 volte su dieci tutela il lavoratore...la questione licenziamenti"facili"si basa sulla possibilità per il datore di lavoro di saltare la prassi sindacale,che prevede uguale trattamento per il lavoratore inadempiente e recidivo con quello che si trova a difendersi per una giusta causa!Molti lavoratori meritano di essere cacciati!

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  • libero

    28 Ottobre 2011 - 17:05

    per me che vivo la politica non certo dall'interno,ma da uomo comune facendomi una mia opinione,con la piu' possibile serenita' intellettuale o almeno spero,posso sintetizzare la mia risposta poiche' essendo nato in tempo di guerra gli anni trascorsi a volte coincidono con l'esperienza dei fatti ,senza presunzione alcuna da parte mia. Allora la risposta e'che le fazioni dei Guelfi e Ghibellini vivono e vegetano perche' il sentimento della dignita' del diritto e della liberta' sono stati oscurati se non sepolti da sessanta anni di pensiero unico dove l'ideologia,pur sottobanco,e'il motore primo di questo andazzo,fomentato da certo potere per il potere.Perche' e' fallito il comunismo?perche'lo stato feudale e'stato sostituito da un altro piu' feudale,senza percorrere la strada dellarivoluzione borghrse dei ceti produttivi e liberali.In Italia e' mancata la cultura liberale da anteporre in modo dialettico alla cultura comunista,tanto e' che la sinistra moderata:il Psi e' stata eliminata.

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