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Rivoluzionari Brunetta infrange l'ultimo tabù Licenziare gli statali diventa una realtà

L'impiegato pubblico perde sacralità: in arrivo mobilità obbligatoria e cassa integrazione. Sindacati: sarà guerra

Rivoluzionari Brunetta infrange l'ultimo tabù Licenziare gli statali diventa una realtà
Se non è la rivoluzione, ci manca poco. Tra gli intenti espressi nella ormai celebre lettera del governo italiano alla Ue ce n’è uno che, qualora applicato, andrebbe a picconare il tabù dei tabù: la sacralità dello statale, pietra angolare della società italiana dell’ultimo secolo. Tra le misure proposte da Roma a Bruxelles, infatti, c’è un sostanzioso capitolo dedicato al pubblico impiego. Ed è un capitolo che gronda sangue da ogni capoverso:  mobilità obbligatoria, introduzione della cassa integrazione (con conseguente riduzione salariale e di personale) e superamento delle dotazioni organiche (tradotto: gli uffici diventano chiudibili ed accorpabili, e chi non accetta il trasferimento perde il posto).

Vero che al settore privato è riservato un trattamento ancora più hard con tanto di licenziamenti più facili in caso di crisi. E però quanto tratteggiato sopra basta ampiamente a configurare la rivoluzione: il posto pubblico smette ufficialmente di essere un’assicurazione sulla vita. Sul posto fisso (oddio, adesso bisognerà pure smettere di chiamarlo così) nei decenni si è costruita una mistica. Lo statale, figura titanica i cui picchi ed abissi restano impareggiabilmente condensati nella figura del ragionier Ugo Fantozzi, è diventato una sorta di categoria dello spirito. A metà tra lavoratore ed ergastolano, inchiodato alla scrivania finché morte non vi separi: ogni giorno lo stesso cartellino da timbrare, la stessa macchinetta del caffè da presidiare, gli stessi colleghi con cui litigare. Lo stesso panorama fuori dalla stessa finestra.

In cambio del posto vita natural durante, lo statale accettava di buon grado di sacrificare se stesso e di condannarsi a ripetere all’infinito la stessa - sovente non proprio sfiancante - giornata di lavoro. Lo statale come i protagonisti dei racconti gotici che vendono l’anima al diavolo: benessere contro felicità. Un patto demoniaco quanto allettante, tanto è vero che la florida pubblicistica (riassumibile nel celebre brocardo montanelliano «lo Stato ti dà un posto, il privato ti dà un lavoro») che nei decenni ha costruito l’immagine dello statale re dei fancazzisti coi piedi sul tavolo e il giornale aperto davanti anche di malcelata invidia ha campato.E adesso, chi l’avrebbe mai detto, cambia tutto: il posto pubblico smette di essere eterno, intoccabile, inamovibile, irredimibile. I sindacati, che fanno il proprio mestiere, sono sul piede di guerra, minacciano scioperi e mobilitazioni. Il governo smussa lo smussabile e si appresta a condurre la più ambiziosa delle battaglie. Che, se portata a casa, consegnerà alla storia una rivoluzione destinata a cambiare la mentalità degli italiani: nessun posto di lavoro è per sempre.

di Marco Gorra

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Commenti all'articolo

  • novelloy

    05 Novembre 2011 - 16:04

    BRAVISSIMOOOOOOO, NON MOLLARE PROPRIO ADESSO PERO', Finalmente ci siete arrivati, questa è l'unica mossa che consentirà di ridurre il debito dello stato, basta con le tasse siamo esausti, continuate così. Ma secondo voi è normale che un professore della scuola superiore lavori solo 18 ore? io come tutti lavoro 38 ore settimanali quindi il personale della scuola può essere ridotto della metà, fate 2 conti e vedete che viene fuori l'importo di una manovra finanziaria.

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  • novelloy

    05 Novembre 2011 - 15:03

    Se applicano questa cosa, di licenziare i dipendenti pubblici, questo governo avrà, secondo me, l'approvazione di quasi la totalità della popolazione che si rivolge a tali individui che lavorando nel pubblico non solo non hanno voglia di fare nulla o pochissimo del loro lavoro, ma che addirittura rispondono pure:" si si lamentati pure con il capo, tanto non possono farmi niente, io sono dipendente dello stato, non mi tocca nessuno ne ora ne mai, vai a cagare, imbecille", risposte che infuriano tutti noi, ma sopratutto coloro che lavorando nel settore privato sono soggetti a licenziamenti, cassa integrazione e alla conseguente angoscia quotidiana di non avere la certezza sul proprio reddito lavorativo per il futuro, quindi concludendo se riusciranno a fare ordine nel settore pubblico avranno non solo l'appoggio di tutti noi, ma anche, visto che si tratta di risparmio per lo stato, stimoleranno la così tanto agognata fiducia internazionale, infatti intaccare tale TABU' dimostra coscienza

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  • frank-rm

    30 Ottobre 2011 - 08:08

    La possibilità di licenziare esiste di già per giusta causa. Licenziare per fare cassa è proprio un'altra cosa. Peraltro se un lavoratore non rende e non si impegna, io licenzierei il suo superiore che viene meno al suo compito di controllo di gestione. Ma ammesso che passi il licenziamento degli statali per il solo piacere "sadico" di Brunetta (la bassezza rende perfidi e cattivi perchè tali soggetti hanno un pessimo rapporto con se stessi, e pertanto vivono di rivalse sugli altri) dovrebbe esser prevista una norma di pari oggetto che "licenzi i parlamentari" per assenteismo. Non dovremmo, non dovreste (Libero) sostenere le tesi di nessuno che non prevedano pari trattamento. Anche lo Stato deve essere equiparato ad Impresa in crisi economica. Mi sembra che la considerazione ci stia in pieno.

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  • pellicomo

    29 Ottobre 2011 - 09:09

    Marco, non mi dispiace capire che sei un precario di un giornale precario, che prende i soldi della comunita' per stare in piedi, che a sua volta e' mandato allo sbaraglio dal suo direttore che prende i soldi dal presidente del consiglio, che al posto della verita' cerca nella bugia continua di trovare un coperchio a tutte le malefatte di un mandante macchiato fino all'inverosimile ed a un governo definito da tutto il mondo il peggiore di tutti i tempi

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