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Il Cavaliere furioso coi ribelli: Nel Pdl ci sono dei matti

Il premier risponde ai ribelli azzurri: "Nessun passo indietro dopo Bruxelles", E alla sinistra: "Si confronti con noi"

Il Cavaliere furioso coi ribelli: Nel Pdl ci sono dei matti
È rientrato a Roma alle sei del mattino, nottata in bianco trascorsa a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario sulla crisi. «Mi sono fatto un c..o così per difendere il governo», rivendica Silvio Berlusconi. Logico allora che il presidente del Consiglio si arrabbi leggendo la notizia di una lettera in cui un tot di frondisti del Pdl chiedono al premier un passo indietro. Fa niente se, a fine giornata, l’iniziativa rimane senza padri e tutti - Pisanu, Scajola e seguaci - smentiscano ogni coinvolgimento. Il Cavaliere è infuriato uguale. Sa che un’area di potenziali congiurati si annida in Parlamento, gente fuori di senno, ai suoi occhi: «Questi sono matti! Ma cosa pensano di fare, dove vogliono andare...».  Chiedono l’impossibile («Io non ho alcuna intenzione di farmi da parte») nel giorno sbagliato: «Proprio adesso che l’Europa ha apprezzato il nostro piano di riforme, ho il dovere morale di rimanere a Palazzo Chigi e di portare a termine il programma».

Sarà. Ma di questi tempi la schiena del premier è una calamita per le coltellate. C’è chi, tra i suoi deputati, trama per disarcionarlo e per costruire una maggioranza più larga che coinvolga pure l’Udc. Una polizza per arrivare fino alla fine della legislatura e poi si vede. La prospettiva eccita la manovalanza parlamentare, attirata dalla prospettiva di altre due o tre dozzine di indennità sicure. Silvio scruta i numeri della sua maggioranza e non sta tranquillo. Dice che no, «Scajola non mi tradirebbe, è un amico» e che Pisanu forse sì, «ma non ha seguito». Ma la paura spinge a gesti irrazionali e se nelle prossime settimane, per vicende politiche o giudiziarie, la leadership berlusconiana dovesse indebolirsi ulteriormente, chissà che i meno ortodossi non si buttino nelle braccia di Casini. Grave errore: «In questo momento sarebbe un errore seguire Pier», rifletteva Berlusconi con i suoi, «è confuso, non sa bene cosa vuole fare».
Non che Silvio abbia le idee molto più chiare, con i numeri che gli ballano quotidianamente a Montecitorio.

Ha ordinato ai ministri di stare inchiodati alla Camera, lasciando perdere i propri uffici: «Tanto le cose importanti sono già state fatte, adesso l’urgenza è garantire la presenza in Aula». Ha portato a Bruxelles un programma ambizioso, scritto da chi pensa di durare fino alla fine. Sul serio? «Vediamo che succede da qui fino a Natale», è realista il Cavaliere. In privato. In tv sfoggia il solito ottimismo: «L’Europa ha apprezzato il nostro piano di governo per i prossimi 18 mesi», dichiara al Tg1 il premier, «l’opposizione sostenga le nostre misure invece di chiedere le mie dimissioni, si confronti sul merito». Alla fine a Berlusconi basterebbe anche solo l’oppoggio di Tremonti. Ma il ministro dell’Economia non ha partecipato alla stesura della lettera spedita a Bruxelles. E non ha certo intenzione di mettersi a collaborare adesso che il premier s’è preso tutti i meriti dell’operazione.

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • autores

    28 Ottobre 2011 - 19:07

    preferirei andare a lavorare all' Estero ma e' proprio perche' Berlusconi non ha un uomo dalla sua parte in Internet ed e' da sempre che manca,oltre a saper solo che urlare e non essere in Internet non riesce neanche a fare la bella figura che e' riuscita a Marrazzo. Un deficiente sociale civile mica da poco questo malato di mente Berlusconi ma a differenza di Sarkosky che e' comunque molto piu' preferibile alla serieta'. Mi ci vedreste a chiedere a Cuneo se desidera l'ampliamento territoriale d'Italia garantito dalla Francia?

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  • antari

    28 Ottobre 2011 - 16:04

    "e non solo"...

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  • coolhandluke

    28 Ottobre 2011 - 16:04

    Ma come diceva Shakespeare: c'è del metodo nella loro follia. Loro sanno che nel 2013 si perde.

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  • bruno osti

    28 Ottobre 2011 - 15:03

    l'abbiamo visto: col finanziamento al Ponte di Messina, il governo è andato sotto per ben 97 volte in tre anni; ed aveva la più forte maggioranza della storia. Ci sarà qualche problema, o no? maldestri!!!

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