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Il Colle scende in campo Vuole un governo tecnico

Napolitano al termine di una giornata di colloqui con le opposizioni getta la maschera e invoca "larghe intese tra forze sociali e politiche"

Il Colle scende in campo Vuole un governo tecnico
Giorgio Napolitano getta la maschera e scende in campo. In un contesto sempre più incontrollabile a livello economico il Capo dello Stato ha passato la giornata a contattare esponenti di diverse forze politiche, tra tra i quali la telefonata col segretario del Pd, Pierluigi Bersani. In serata il presidente della Repubblica ha dichiarato che "considera ormai improrogabile l'assunzione di decisioni efficaci nell'ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee". Poi la frase che pesa come un macigno. Napolitano aggiunge che "ritiene suo dovere verificare le condizioni per il concretizzarsi di tale prospettiva in un'ottica di ampio coinvolgimento delle forze politiche e sociali". Il Quirinale prospettando larghe intese parlamentari spinge per il governo tecnico, per un governo - appunto - di larghe intese.

La nota - Nella serata di martedì il Colle ha diffuso una nota in cui si informa che "il presidente del Consiglio ha confermato il proprio intendimento di procedere" con le riforme necessarie nel minor tempo possibile, e che al tempo tesso "diversi rappresentanti dei gruppi di opposizione gli hanno manifestato la disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie in rapporto all'aggravarsi della crisi". Secondo Napolitano, "nell'attuale, così critico momento, il Paese può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli delle necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte che l'Europa, l'opinione internazionale e gli operatori economici e finanziari si attendono con urgenza dall'Italia". E "una prospettiva di larga condivisione", considerando il sempiterno ostruzionismo parlamentare delle opposizioni, si legge "governo tecnico".

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Commenti all'articolo

  • paolino46

    03 Novembre 2011 - 00:12

    Stanno riuscendo in questi giorni a fare il governo. Sono stati credo due anni senza, eppure le cose vanno meglio che quì da noi. Se tanto mi da tanto, credo che un governo tecnico, non possa fare danni più di quanti non ne siano stati fatti dal Cavaliere o da quanti lo hanno preceduto.

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  • capitanuncino

    02 Novembre 2011 - 19:07

    il governo tecnico lo vada a fare a casa del Tabaccaio Piacentino,che il governo in carica è stato eletto legalmente e democraticamente con i nostri voti.Se il sign Giuda ha piantato cagnara sono fatti suoi..ci penseremo in seguito a metterlo a posto una volta per tutte.Non ci interessa un governo che nessuno ha mai votato.Piuttosto si dia da fare ad indire NUOVE consultazioni elettorali e a stabilirne una data certa,che alla sinistra gli facciamo capire che non scherziamo.

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  • bruno osti

    02 Novembre 2011 - 17:05

    la corazzata Bismark! Pluf, a fondo nei mari del nord

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  • bruno osti

    02 Novembre 2011 - 17:05

    Dove siano non lo so; so però cosa si dicevano. "Poco prima Umberto gli aveva preferito come ministro delle Riforme il pittoresco Enrico Speroni. "Il governo", sentenziò Miglio, "ha un programma demenziale, roba da restaurazione" (17 maggio '94). Bossi, con la consueta eleganza, gli diede del "poveraccio", "vecchio fuori di testa che fa un putiferio perché non gli han dato la poltrona". Replica a stretto giro del Prufesùr: "Bossi è un incolto, buffone, arrogante, isterico, arabo levantino mentitore, lo schiaccerò come una sogliola. Se mi si ripresenta lo caccio a pedate nel sedere" (18 maggio), "Un botolo ringhioso attaccato ai pantaloni di Berlusconi", "Se gli dicessero che, per entrare nella stanza dei bottoni, deve travestirsi da donna, correrebbe a infilarsi la gonna e a darsi il belletto" (10 agosto). E il Senatùr, in dolce stil novo: "Me ne fotto delle minchiate di Miglio", "Arteriosclerotico, traditore", "Ideologo? No, panchinaro", "Una scoreggia nello spazio".

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