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Il 'niet' della Lega su pensioni e governissimo

Il leader del Carroccio teme un nuovo assalto alle pensioni di anzianità e la prospettiva di un governo tecnico. Meglo le urne

Il 'niet' della Lega su pensioni e governissimo
Bossi ripete che non mollerà «l’amico Silvio», ma il premier è sotto assedio. Solo il Carroccio garantisce fedeltà assoluta: anche i parlamentari che fanno riferimento a Roberto Maroni - e che pure non sono entusiasti dell’esecutivo - non vogliono sentir parlare di governi tecnici. Se proprio, meglio le urne. Ieri, giornata drammatica per l’aggravarsi della crisi finanziaria. In tutta fretta è stato convocato un vertice a Palazzo Chigi col Cavaliere e i ministri economici: attorno al tavolo s’è presentato anche Roberto Calderoli. Il Senatur, pur annunciato, all’inizio del summit non s’è fatto vedere. Maroni è rimasto a casa. Per oggi o al massimo giovedì ci sarà un consiglio dei ministri straordinario per mettere a fuoco le misure economiche.

 Non è escluso che nella maggioranza si ricominci a discutere di pensioni di anzianità, perché se a Palazzo Chigi non riuscissero a buttare giù numeri convincenti, questa volta il Cavaliere rischia davvero il collo. Anche per il pressing di Giorgio Napolitano. Pensare che alcuni maroniani di stretta osservanza, negli ultimi giorni, non erano più sicuri di scommettere sulla fine anticipata della legislatura e immaginavano si potesse votare nel 2013. Sia perché Berlusconi vuol vendere cara la pelle, sia perché - una volta arrivati a primavera – nei forzieri di via XX Settembre poteva esserci un tesoretto da investire. Un asso nella manica ideale per lenire i morsi della manovra economica. E prepararsi a una difficile rimonta alle Politiche. I sondaggi visti sia da Berlusconi che da Bossi non lasciano dubbi: si votasse oggi, Pdl e Lega perderebbero terreno. Tra un anno, con gli effetti delle sforbiciate di Tremonti sempre più dolorosi, la sfida rischia di essere ancora più complicata. Motivi sufficienti per non impazzire all’idea di elezioni anticipate.

Peccato che la situazione internazionale stia mettendo a dura prova le fondamenta della maggioranza. Anche per questo Bossi, secondo il quale «il Paese non può durare», sta tirando fuori dal cilindro alcuni slogan per scaldare i militanti. Dopo le buste paga territoriali, promesse da una vita e mai realizzate, ecco la previdenza regionale rilanciata l’altra sera perché «il Nord paga troppo». L’incubo del Senatur, che si sta materializzando nelle ultime ore, è però un nuovo assalto alle pensioni di anzianità. Quelle difese a denti stretti anche negli ultimi giorni e a costo di far traballare la maggioranza. Umberto l’ha spuntata: d’altronde sono mesi che grida ai quattro venti di aver difeso i lavoratori del Nord. Difficilmente manderebbe giù una retromarcia del governo, che per la Lega sarebbe una mazzata anche elettoralmente. Ieri, i padani hanno scelto il silenzio. Sia sulla crisi greca, sia sul pressing dell’opposizione che chiede a Berlusconi di dimettersi. «Non lo farà mai» ragionano alcuni padani. Il governo traballa.

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • Al-dente

    02 Novembre 2011 - 09:09

    Il vero problema è che non si vuole prendere atto che la crisi è scatenata dall’Euro e dai vincoli che esso deve rispettare nell’ambito Unione Europea. La moneta di una nazione è legata profondamente al suo tipo di economia, creando una moneta come l’Euro legata a molteplici tipi di economia per di più completamente disarmonici tra di loro e senza alcuna nazione che la garantisca ma un coacervo di nazioni, che tirano ciascuna l’acqua al suo mulino, è l’ideale per chiunque vi voglia speculare sopra. I grandi speculatori hanno trovato il modo di mandarci a gambe per aria e, dato che siamo tra gli anelli deboli dell’Unione, stiamo per fare una brutta fine. Arrabattarsi come fa Berlusconi, cercando di mettere d’accordo carne (speculatori e debiti) e pesce (nostre esigenze economiche) non è possibile, si finisce per perdere la seconda a favore dell’altra. L’unica soluzione è uscire immediatamente dall’Euro e riprenderci la nostra moneta, ci saranno dei danni ma mai quanto ce ne sarebbero rimanendo dentro il sistema monetario europeo che ci sta portando alla distruzione, proprio come la Grecia che è stata costretta perfino a cedere il Partenone. Non si possono pagare con il patrimonio i debiti perché dopo quello non ci rimane più niente ed è ovvio che Bossi non vuole che si tocchino le pensioni, sarebbe come tradire il popolo italiano. Berlusconi non deve più insistere nel pagamento dei debiti a tutti i costi, occorre uscire dall’Euro dichiarare un default parziale del 30%, riprendersi la nostra moneta e ripartire alla grande, lasciandoci alle spalle questo assurdo esperimento monetario comune voluto da Prodi, Ciampi, Amato, Visco e le sinistre in genere, che ci ha lasciato solo rovine.

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  • lello1958

    02 Novembre 2011 - 09:09

    Possaimo discutere di tante cose fatte e non fatte, dell'atteggiameto incomprensibile di Tremonti che ha cucinato a fuoco lento il Premier. Realisticamente le soluzioni adesso sono due: o a casa Tremonti o a casa Berlusconi. Se la logica esiste ancora...."ubi maior, minor cessat..." chi dovrebbe fare le valigie è il "minor", quindi Tremonti, anche se l'immagine di Berlusconi è stata troppo compromessa e non sempre per colpa degli altri, il Premier ha dirette responsabilità nella conduzione sia del Governo che della vita privata. Che almeno abbia un sussulto di dignità ed approvi in questa settimana quelle poche riforme che il Paese attende: una patrimoniale, i condoni fiscali ed edilizi, la riduzione delle province (non più di 50), una legge elettorale con l'indicazione delle preferenze, e poi si vada al voto. Io ho sempre votato per il centrodestra, questa volta ho tanti dubbi, forse troppi, non vorrei rivotare per un Tremonti o un Fini.

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