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Berlusconi faccia un passo avanti: un patto di governo con Casini

Intervista al "falco" Stracquadanio: i punti della lettera alla Ue appartengono al dna del centrodestra. Gli ostacoli: Tremonti e maggioranza esigua

Berlusconi faccia un passo avanti: un patto di governo con Casini
«Silvio Berlusconi si dia una mossa e faccia un passo avanti proponendo un nuovo governo che poggi su una maggioranza più ampia. E subito». Giorgio Stracquadanio è considerato un falco berlusconiano della prima ora. E proprio per questo il suo ultimatum al Cavaliere affinché applichi immediatamente le misure promesse all’Unione europea, fa rumore. Soprattutto nel giorno in cui il pressing del Quirinale si fa più intenso che mai. «Il presidente del Consiglio non può vanificare il risultato ottenuto a Bruxelles, dove tutti lo davano per spacciato e invece è riuscito a proporre un’agenda credibile per le riforme. Adesso deve decidere e realizzare quel programma. Ha ragione Maurizio Belpietro, direttore di Libero: non è possibile aspettare settimane. Berlusconi rimuova gli ostacoli all’esecuzione dell’agenda».

Quali ostacoli?
«L’esiguità della maggioranza e il contrasto permanente con il ministro dell’Economia».
Iniziamo dai numeri risicati in Parlamento.
«Tolti i voti di fiducia, non riusciamo ad approvare neanche un emendamento. La scorsa settimana, per paura di andare sotto, di fatto siamo passati all’appoggio esterno al governo, dando parere favorevole alle mozioni dell’opposizione. La maggioranza è troppo risicata e c’è il rischio che si assottigli ulteriormente».
Secondo lei cosa dovrebbe fare il Cavaliere?
«Proporre un patto per un nuovo governo, con una squadra più forte di quella attuale».
Un patto da proporre a chi?
«I punti contenuti nella lettera a Bruxelles appartengono al Dna del centrodestra. Quindi l’offerta andrebbe rivolta a chi condivide questa ricetta: Udc e Api in primis».
E Futuro e libertà?
«Con Gianfranco Fini non è il caso di avere a che fare. Anche perché è stato lui stesso a prendere posizione contro l’agenda europea».
Pier Ferdinando Casini, però, in più occasioni ha spiegato che, senza un passo indietro di Berlusconi, lui col centrodestra non collabora.
«Il quadro è cambiato. Se sono le stesse istituzioni europee a dire che il problema non è Berlusconi, che in gioco non c’è la sua credibilità, ma quella dell’Italia, come può Casini continuare a dire il contrario? E poi domando: allo stesso leader dell’Udc abbiamo mai recapitato un’offerta politica seria? No».
Ma nel Pdl vanno per la maggiore le elezioni anticipate, in caso di caduta del governo.
«E sarebbe un danno enorme. Intanto perché certificherebbe, agli occhi del mondo, che Berlusconi ha gettato la spugna».
E poi?
«Le elezioni consegnerebbero l’Italia alla sinistra illiberale. La stessa contro la quale Berlusconi è sceso in campo nel 1994».
Non crede alla rimonta?
«È vero che il distacco dal trio Bersani-Vendola-Di Pietro è di circa sette punti, come nel 2006, quando perdemmo di un’incollatura dopo un grande recupero. Ma stavolta c’è di mezzo anche il Terzo polo».
Al quale lei apre le porte...
«I sostenitori del Terzo polo sono tutti elettori del centrodestra. Al premier ricordo che lui stesso, nel 1993-’94, accusò Mariotto Segni di non essere all’altezza di guidare i moderati per il rifiuto di allearsi con i missini. Come può oggi essere lui a rendere impossibile l’accordo con l’Udc?».
Per lei serve un nuovo governo, dunque. Con Tremonti?
«Non c’è una ragione per la quale il ministro dell’Economia e il premier, visto il conflitto permanente, debbano continuare a combattere una guerra intestina. Anche perché Tremonti, non partecipando alla costruzione dell’agenda delle riforme, ha dimostrato di non credere al programma portato a Bruxelles. E non è pensabile che il nuovo governo abbia al suo interno ministri che non credono nella nuova agenda. Tantomeno quello dell’Economia».
Nel Pdl in quanti la pensano come lei?
«In tanti stiamo facendo questo ragionamento. E veniamo tutti da Forza Italia. Siamo considerati berlusconiani di ferro. Però siamo rimasti di stucco quando amici come Giustina Destro o Fabio Gava non hanno votato la fiducia al governo. O, peggio, quando personalità come Roberto Antonione hanno chiesto un passo indietro a Berlusconi. Per questo è ora che il Cavaliere faccia un passo in avanti».

di Tommaso Montesano

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Commenti all'articolo

  • saccard

    03 Novembre 2011 - 22:10

    Fare un patto con Casini per fare che? I cattocomunisti di Casini sembrano ancora più beceri del PD.

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  • vgrossi

    02 Novembre 2011 - 12:12

    ... per mettere insieme un matrimonio bisogna essere, indipendentemente dai sessi, in due... ed in politica, in generale, non mi pare di vedere grande buonsenso. Personalmente se fossi nei panni dell' on. Casini dichiarerei di esser pronto ad appoggiare il governo, senza farne parte, su questo e questo e questo provvedimento, spezzando la patetica scemeggiata del passo indietro e di fianco e doble. Sarebbe, penso, un modo di dimostrare che si ha a cuore prima di tutto la Nazione, e poi, in seconda battuta, i propri interessi, il che, poi, nelle urne, oltrettutto, ha un peso. Troppo coraggio ? probabilmente. Allora avanti con il mantra ...

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