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Alfano e Verdini: Cav lascia Tremonti: se resti è la fine

I fedelissimi: non c'è più maggioranza.Il Financial Times: per l'amor di Dio vattene. E Giulio gufa: sui mercati sarà un disastro

Alfano e Verdini: Cav lascia Tremonti: se resti è la fine
Resistere, ok. Ma fino a un certo punto. Nei retropensieri di Silvio Berlusconi comincia ad affacciarsi l’idea di appendere al chiodo la grisaglia di presidente del Consiglio. L’extrema ratio. Ma il passo indietro, sinora innominabile, è entrato nella rosa delle ipotesi al vaglio del Cav. Nell’ufficialità lui continua a dire, come ha fatto ieri alla conferenza stampa post G20: «Non ho la sensazione che questo governo sia al capolinea». E davanti a telecamere e taccuini recita il mantra di sempre: «Nonostante le defezioni, abbiamo una maggioranza solida e quindi continueremo a governare». Ma la diaspora pidiellina alla Camera e le valutazioni che gli hanno fatto in serata i suoi più stretti collaboratori, Denis Verdini e Angelino Alfano, hanno iniziato a scalfire le sue certezze.


In prima battuta, il premier intende spendersi in prima persona per puntellare il gruppo già risicato del Pdl  a Montecitorio, convinto com’è di ricondurre all’ovile tutti - o quasi - i fuoriusciti e di dissuadere i fuoriuscenti. Li contatterà ad uno a uno, come aveva fatto per allargare la maggioranza in vista del voto di fiducia del 14 dicembre 2010 e di quello del 14 ottobre scorso. Ma stavolta si lavora a una «soluzione politica», come la chiama Franco Frattini. Berlusconi, infatti, conta di tappare con i Radicali la falla aperta nel Pdl da Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito, passati all’Udc, e che minaccia di allargarsi agli altri malpancisti. Non conquistando i sei deputati del Pr con la promessa di un posto al sole, ma siglando un’alleanza formale con Marco Pannella. Nell’entourage del premier ieri si vociferava anche di una telefonata con il leader radicale.

Se fallisse la trattativa con Pannella e alla Camera la maggioranza non avesse più i numeri, l’altra soluzione «politica» potrebbe essere, appunto, il passo indietro. In favore di Gianni Letta o dello stesso Alfano. Rinunciare a palazzo Chigi per salvare il Pdl e allargare la coalizione. Glielo chiedono in tanti nel partito, anche suoi fedelissimi. E una richiesta a prendere in considerazione questo “gesto nobile” gli è stata fatta ieri sera, a palazzo Grazioli, durante il ristrettissimo vertice che lo ha visto a colloquio proprio con Verdini, Alfano e Letta. Una discussione che, a quanto trapelato, ha conosciuto anche momenti di tensione, e che ha lasciato il premier più dubbioso che mai, disposto a prendere in considerazione ogni ipotesi, inclusa la più clamorosa. Tutto, persino l’addio a Palazzo Chigi, pur di scongiurare l’esecutivo tecnico.

Prima ancora, a Cannes, c’era stato l’ennesimo duello con Giulio Tremonti, raccontato sul blog del Financial Times. «Lunedì ci sarà un disastro sui mercati se tu, Silvio, resti. A torto o a ragione, il problema per i mercati e per l’Europa sei tu». Così gli avrebbe detto il ministro dell’Economia. Il cui portavoce ovviamente smentisce.

Che i numeri della maggioranza siano per il premier un cruccio più assillante degli ultimatum dell’Europa, Berlusconi lo ha dimostrato anche al G20, dedicando buona parte della conferenza stampa ai transfughi del Pdl. Eppure Berlusconi era molto soddisfatto, riferiscono i suoi, del summit dei grandi della Terra. In particolare per l’atteggiamento di Barack Obama. «Ha avuto un comportamento eccezionale con l’Italia, si è mostrato un prezioso amico», ha detto il premier ai giornalisti, «abbiamo apprezzato i suoi interventi». Berlusconi ha confidato che il presidente degli Stati Uniti si sarebbe speso personalmente per l’Italia con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, raccomandandosi con loro di «riservare al nostro Paese la considerazione che merita». Poi un breve passaggio sull’Fmi, in cui il premier ha rivelato di aver «concordato con il Quirinale la nostra richiesta della certificazione da parte del Fondo». E ha espresso «apprezzamento» e non critiche per il giro di consultazioni informali di Giorgio Napolitano. Da qui in poi il resto della conferenza stampa Berlusconi lo ha dedicato alle beghe interne. Prendendo di mira proprio chi ha ceduto o sembra sul punto di cedere alle sirene di Casini & co: «In questo momento abbandonare il gruppo parlamentare e la maggioranza è un atto di tradimento nei confronti del Paese». Però al passo indietro, per la prima volta da quando è a palazzo Chigi, il Cavaliere sta pensando sul serio.

di Barbara Romano

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Commenti all'articolo

  • encol1

    06 Novembre 2011 - 07:07

    Sono da sempre un sostenitore della Destra e di Berlusconi fino al lecito o meglio fino al traguardo intelligente. Non vedo che cosa ci sia di anomalo nel lasciare la guida del governo ad un proprio uomo capace e di fiducia e fare il padre nobile, intelligente e che, soprattutto suggerisce e ben consiglia. Tutti noi "pidiellini" apprezzeremo il gesto e saremo ancora una volta convinti e grati di appartenere ad un vero partito costruito da uomini intelligenti che hanno rispetto e stima di chi li ha votati e sin qui seguiti. " I GRANDI " lasciano quando ancora sono al culmine . Il Cav. non si senta punito ma consideri questa una scelta di buonsenso e grande responsabilità. Il Times può scrivere ciò che vuole è e rimane il giornale del becerismo. Bersani penserà e dirà d'aver vinto ma è sulla stessa lunghezza d'onda del giornale testé citato. Non dimentichi che la virtu dei forti è: calma e coraggio.

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  • paperino1954

    06 Novembre 2011 - 06:06

    capperi,siete proprio duri e puri! leggo alcuni commenti :<Semplicemente Allucinante> il bello e' che avete la faccia tosta di chiedere alle opposizioni di collaborare. A fare cosa di grazia? qualche altra legge sulla giustizia,bavagli alla stampa, impunita' varie/ depenalizzare qualche altro misfatto,sul tipo falsi in bilancio e via cosi?..... Ma se PURE Alfano e Verdini gli han detto di togliersi dai maroni! Siete voi che volete male all'Italia!

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  • europol

    06 Novembre 2011 - 04:04

    Credo che l'ultima cosa che debba fare il Presidente sia proprio il fatidico passo indietro,che secondo me lui resta il solo che può governare l'Italia,se si deve dimettere si deve andare a votare e non dare la possibilità a questi commercianti della politica(casini,fini,di pietro,etc)di appropiarsi del potere che non gli è stato conferito da nessuno. PRESIDENTE NON MOLLI e semmai si liberi di un po di immondizia che suo malgrado e senza colpa ,la circonda.Altrimenti andiamo a votare che tanto LEI le elezioni le rivincerà,visto la situazione in cui versa questa accozzaglia di gente dicentro e sinistra.

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  • pi.bo42

    05 Novembre 2011 - 23:11

    Lei scherza, ma guardi che c'è ancora gente che la pensa così!

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