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Bossi voleva staccare la spina E' rimasto col cerino in mano

La Lega poteva salvarsi con la crisi ma ha scelto il Cav per dettare l'agenda. Ha fallito e rischia di essere fregata da Monti o Letta

Bossi voleva staccare la spina E' rimasto col cerino in mano
Dopo aver guardato a lungo alla Lega come tassello che avrebbe provocato il crollo del governo, ecco che nella parte dei guastatori si accomoda una pattuglia  di parlamentari diversi tra loro se non per lo slancio – responsabile  anche stavolta? – di disarcionare il premier Cavaliere.
Che, a parer mio, la stagione politica di Berlusconi si sia conclusa è fuori di dubbio ma che la sua caduta debba accadere per il voto contrario di una strana Compagnia di Ventura mi rattrista. Mi spiego. Scollinare la stagione berlusconiana è una missione politica, necessita di una tesi, di una progettualità, perché altrimenti il rischio è quello di una sommossa parlamentare dove centrato lo scopo non si sa che fare e neppure dove andare. L’unica cosa chiara che ho è che questo vuoto politico è pronto per essere colmato da un vecchio/nuovo sistema, inafferrabile com’è inafferrabile il potere dell’eurocrazia e della Bce; dove i conflitti di interesse non sono meno gravi e meno giganteschi di quelli che tuttora ha Berlusconi. In altre parole mi sembra che la pattuglia di parlamentari pronta alla mossa finale si stia prestando più o meno inconsapevolmente a regalare il cadavere di Bossi e di Berlusconi a un potere che aspettava da tempo la sua rivincita.

Un governo tecnico privo di spina dorsale politica lascia troppo potere a manovre finanziarie, manovre che potrebbero girare importanti asset italiani a mercati stranieri che sono lì alla finestra con l’acquolina in bocca. Un governo tecnico slegato a una responsabilità politica (il sano consenso elettorale è il vincolo di sangue tra cittadini e i loro rappresentanti, è il giusto patto politico) non avrebbe il minimo scrupolo a mettere le mani nei conti corrente degli italiani per far quadrare i conti, non avrebbe il minimo dubbio ad approvare una patrimoniale senza però rassicurarsi di una severa lotta all’evasione fiscale (cosa che questo governo avrebbe dovuto fare con modalità severissime) con la conseguenza che la mannaia ricadrebbe sulle teste di chi già paga. Insomma, un governo tecnico si comporterebbe come i tagliatori di teste su mandato di nuovi leader europei autoproclamatisi. Non mi sembra una gran genialata.

Chiudere questa stagione è fondamentale per aprirne una nuova. E torno così alla Lega. Se fosse stata la Lega a provocare la crisi di governo, almeno poteva – come accadde nel ’94 - riprendersi il mazzo e ridistribuire le carte. Magari continuando a giocare con un centrodestra diverso. Meno di un anno fa, Casini offrì al Carroccio e a Berlusconi l’opzione di uscita: un nuovo governo, un nuovo premier e un nuovo programma di priorità economiche. La mancanza di visione dei due gran capi – gli inseparabili Silvio e Umberto – o l’eccesso di egoismo soffocò quella che era (almeno allora) la migliore delle soluzioni politiche possibili. Invece s’è continuato a fare la guerra a Casini e s’è rimorchiato un manipolo di centristi alla buona, cui si sono persino regalati i galloni di generale.

Perché è accaduto questo? Perché la Lega e Bossi volevano restare centrali, credevano di essere ancora quelli della golden share, quelli delle cene di Arcore dove si impostava la road map del consiglio dei ministri (che tempi...), quelli dell’ultimatum. Invece gli ultimatum si sono accartocciati in penultimatum e poi in terzultimatum e via indietreggiando. Pontida, poi Venezia, e poi il comizio di Varese e poi quell’altro di Treviso: ogni occasione era buona per fare la voce grossa e minacciare che «o si fa così o è finita». Berlusconi così non faceva (del resto come avrebbe potuto visto che la sua leaderhip è logora?) e i padani restavano con un pugno di mosche in mano. Pronti a rilanciare al prossimo comizio.

La tiritera però è finita. La golden share s’è sbriciolata nella crisi politica e sui lunedì di Arcore ha preso il sopravvento l’ammucchiata romana, tanto che all’orizzonte si materializzano Mario Monti o Gianni Letta. Rovesciare il tavolo era la salvezza della Lega e del centrodestra. Ora è tardi. Nel giro di pochi mesi il Carroccio è invecchiato di colpo e appare come un partito senza movimento, logorato da sfide e capricci interni, e su cui pesa l’ombra di chissà quale patto tra Bossi e Berlusconi. Dopo tante minacce di strappo, sarà un gruppo disomogeneo a sfregiare la Lega, il suo capo e la sua classe dirigente. Cui resta il cerino in mano. Evitare di scottarsi è ancora possibile, basta gettare via il cerino. Bisogna avere coraggio, però...

di Gianluigi Paragone

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Commenti all'articolo

  • franz k

    07 Novembre 2011 - 06:06

    Senza Bossi la lega e' finita.Cosa volete che faccia Maroni,uno che ha paura perfino di Saviano.

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  • Cosean

    06 Novembre 2011 - 18:06

    Ragionamento interessante! Però le è sfuggita una cosa! Se pensa che al centro di questi personaggi vi sia il loro interesse, lo pensava anche prima, quando avevano la sicurezza del Presente, quando votavano tutto quel che voleva LUI, sempre per loro interesse. ALTRO CHE L'INTERESSE DEL PAESE! Aggiuunge anche un sorprendente "adesso che Berlusconi è costretto a darsi da fare veramente", come se era consapevole che non stava facendo proprio niente (a parte qualche Lodo). Io non sono Dio, ma mi sono sempre guardato ugualmente dalle persone come lei che per oscuri interessi è stato e continua ad essere complice di questo problema!

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  • vgrossi

    06 Novembre 2011 - 17:05

    e non ricordi bene cosa è successo, altro che "Se fosse stata la Lega a provocare la crisi di governo, almeno poteva – come accadde nel ’94 - riprendersi il mazzo e ridistribuire le carte. " La Lega invece del "mazzo" ha preso qualcos' altro e non esattamente in mano (non pensate male, diciamo un muro in faccia, una facciata che le ha cambiato i connotati). Ed ora sarebbe stato peggio, non connotati da risistemare in qualche modo a furia di chirurgia plastica, ma testa spiccata dal busto, e pure poche preci e punti fiori. Io sono Insubre, vivo in Insubria da sempre, e so bene cosa è successo qui, nel cuore della Lega: la Lega è implosa per incapacità nel gestire la propria terra, e se si volta a sinistra l' implosione svanirà nel silenzio totale e definitivo. Scendere dal carro nel momento giusto è una mossa abile: ma restare in mezzo alla strada allocchito non è un buon metodo per poi sopravvivere a lungo.

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  • ambrogio.brambilla

    06 Novembre 2011 - 16:04

    tutta la tiritera, alla fine, diventa un ennesimo pettegolezzo sulla Lega Nord! Ormai, leggendo i tuoi articoli, sembra di sentire i "raggionamendi" di un parrucchiere che, non avendo avuto dall'amministrazione leghista l'autorizzazione ad allargare la bottega.... Auguri. Sono certo che anche tu, come pandini, avrete un futuro di prestigio: in italia!

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