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Calderoli: temo un colpo di stato

Il ministro contrario a "governi tecnici e maggioranze allargate". Intanto il Ticino chiama Bossi

Calderoli: temo un colpo di stato
Niente governo tecnico e nessuna maggioranza allargata. Roberto Calderoli boccia tutte le alternative al Cavaliere, parlando addirittura di «golpe», e si guadagna la rispostaccia dell’azzurro Osvaldo Napoli. Il ministro della Semplificazione va giù duro: «Governi tecnici, di coesione, di tregua, di unità nazionale o come diavolo li si voglia chiamare, o peggio ancora maggioranze allargate, sarebbero un colpo di Stato e i colpi di Stato si combattono con la rivoluzione» tuona il ministro della Semplificazione, che da sempre è stato contrario a un coinvolgimento dell’Udc nella maggioranza.

Gli risponde Napoli: «La riforma federalista per avere successo aveva bisogno di essere approvata da una maggioranza allargata. Calderoli ha tentato in tutti i modi di allargarla. Nessuno di noi ha mai pensato per questo che Calderoli stesse tentando un colpo di Stato». L’obiezione non ferma il padano. Che rilancia: «Rifiuto la logica dei conti del pallottoliere, quella logica che basa la politica soltanto sui numeri e non sui contenuti, e sono schifato del trasformismo dei  parlamentari di entrambi gli schieramenti che da un istante all’altro, probabilmente per meschini interessi personali, passano dalla maggioranza all’opposizione e   viceversa». Calderoli ribadisce di essere  «nauseato delle campagne acquisti, con saldi di fine stagione, di omuncoli e donnine, ad opera proprio delle forze politiche e dei poteri forti che hanno la responsabilità storica della crisi economica che oggi stiamo vivendo», e ricorda che nella Lega «neppure uno ha tradito il proprio mandato. Ora se il governo Berlusconi ha i numeri per andare avanti e   realizzare o completare le riforme bene, diversamente non resta che il voto». Segue proposta: «La crisi è pesantissima. Sistemiamo la crisi, variamo le misure per superare l’emergenza, mettiamo a posto  i conti, e poi andiamo a votare». Niente dimissioni del Cavaliere, dunque: in un sistema bipolare «chi vince governa, chi non ottiene il consenso sta all’opposizione. Un governo di larghe intese, invece sarebbe un   tradimento della volontà popolare» conclude il leghista.

In attesa di capire cosa succederà, si segnala che c’è un altro problema che incombe sul Carroccio. Questa volta non arriva dal Sud ma dal Nord. Più precisamente dalla Svizzera di Giuliano Bignasca detto Nano, pittoresco leader della Lega dei Ticinesi. Pochi giorni fa, il trionfatore delle ultime elezioni cantonali ha lanciato una proposta-choc: l’annessione di alcune province lombarde. «L’idea sarebbe di includere innanzitutto la Valtellina, punto di partenza per l’espansione» ha detto Bignasca. «Poi, si dovrebbe procedere anche con i territori di Como, Varese, Lecco fino a includere anche la provincia di Verbano-Cusio-Ossola Questa operazione, ovviamente, dovrà essere sottoposta alle popolazioni interessate. Personalmente, non ho ancora parlato con l’amico e leader della Lega Nord, Umberto Bossi. Lo farò quanto prima». I dirigenti del Carroccio tacciono, ma parecchi militanti e amministratori si sono già innamorati dell’idea di Bignasca. Tra i primi a intervenire ufficialmente ecco Matteo Luigi Bianchi, sindaco di Morazzone, Varese, e maroniano doc: «Morazzone paga 24 milioni di tasse e ne torna il 4%. Alla palude romana preferiamo i prati svizzeri».

Per l’amministratore lumbard, «anche i ticinesi hanno capito che potrebbe esserci un beneficio reciproco nell’avere un Canton Ticino con annesse province laboriose e produttive come quella di Varese». Gelido silenzio dal cerchio magico, gli esponenti più vicini alla famiglia del Senatur, che sottovoce hanno fatto presente che il futuro della Lombardia non è il Canton Ticino ma il federalismo. Lo stesso Umberto non ha mai amato progetti come quelli del Nano, perché dimostrerebbero il fallimento dell’idea stessa di Padania.

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • oldferdy

    07 Novembre 2011 - 13:01

    varese e dintorno al ticino , meglio che in italiaval d'aosta è dintorni alla francia sono parenti ,alto adige all'austria è quello che vogliono, con un po di friuli ;ilresto alla slovenia,forli cesena rimini,pesaro a san marino(perchè no?)dulcis in fundu la citta di ROMA al VATICANO(che il cielo li aiuti)tutto il resto s arrangino ,c..zi loro.E alla via cosi.

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  • liberopensiero77

    07 Novembre 2011 - 09:09

    Bisognerebbe ricordare a Calderoli che la Lega nel 1995 lasciò il governo di centro-destra guidato da Berlusconi per sostenere un governo tecnico di centro-sinistra guidato da Dini. Si trattò di un tradimento o di un colpo di Stato? Nulla di tutto questo: i parlamentari esercitano le loro funzioni, in virtù dell'art. 67 della Costituzione, senza vincolo di mandato, come del resto gli stessi partiti politici, che in campagna elettorale possono stabilire delle alleanze e poi, in Parlamento, se lo ritengono opportuno, le possono anche cambiare. Tutto questo può anche non piacere, ma finché non si cambia la Costituzione al riguardo valgono queste regole, che hanno comunque il vantaggio di rendere la formazione delle maggioranze e dei governi più flessibile rispetto al generico mandato ricevuto dagli elettori e in grado di far fronte alle contingenze che possono capitare, come può essere appunto una eccezionale crisi economica. Calderoli si faccia quindi capace: di fronte alla eccezionalità della crisi italiana è perfettamente costituzionale l'allargamento della maggioranza attuale o la formazione di un governo tecnico sostenuto da un vasto arco di partiti, una maggioranza quindi anche diversa da quella venuta fuori dall'ultima consultazione elettorale.

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  • imahfu

    06 Novembre 2011 - 20:08

    Se ci sei batti un colpo. Il colpo di Stato é altra cosa; é come l'abolizione delle leggi bruciandole, senza decreto. Un buon consiglio: torna a fare il dentista, anzi - come ti chiamano a Bergamo - lo 'spaccadenti''.

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  • sfeno

    06 Novembre 2011 - 19:07

    questa la do per favorita

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