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Governissimo e sacrifici: il Colle non aiuta il Pd

Napolitano chiede un "riavvicinamento tra i capi politici contrapposti". Berlusconi: "Il presidente non farà pasticci"

Governissimo e sacrifici: il Colle non aiuta il Pd
La linea resta quella tracciata dopo il giro di consultazioni dei giorni scorsi: i partiti liberi di comportarsi come meglio si crede in Parlamento e il Quirinale libero di trarre le conseguenze una volta che alle Camere prendano forma nuove geometrie. In attesa che gli eventi evolvano, tuttavia, Giorgio Napolitano non rinuncia a dare indicazioni. Col linguaggio felpato di prammatica e cercando di non travalicare i pure labili confini della moral suasion, certo. Eppure senza celare il proprio pensiero.

Così, ancora ieri il capo dello Stato non ha mancato di fare sentire la propria voce. «L’Italia», ha detto Napolitano in visita a Bari, «non può ritrovare la propria  strada in un clima di guerra politica». Pertanto, «è necessario un   riavvicinamento tra capi politici contrapposti, non per confondersi ma  per condividere le scelte importanti che rispondono ai bisogni più   profondi», il tutto a maggior gloria di «quella coesione   nazionale e sociale che oggi è categorica». Tradotto: un governo politico di larghe intese resta la soluzione preferibile per affrontare la situazione. E, se il pressing quirinalizio avrà avuto effetto, lo si vedrà già martedì al voto sul Rendiconto: da più parti ci si aspetta un’approvazione senza problemi.

Una convinzione tanto radicata, quella del capo dello Stato, che inizia a fare breccia anche tra i settori più dubbiosi del centrosinistra. Le aperture ad ipotesi di esecutivi di transizione arrivate da parte di Bersani (al quale, se non altro per blindare la propria candidatura a premier, converrebbe assai di più il voto anticipato) e di Vendola (che in Parlamento nemmeno è presente e che più di chiunque altro ha legittima fretta di andare alle urne) rendono l’idea di quanto siano persuasivi gli argomenti del Colle. Su questa linea, e non certo da ieri, si schiera compatto il terzo polo. Resta il muro di Lega («Allargare la maggioranza è un golpe», dice il ministro Roberto Calderoli) e soprattutto del Pdl, dove perde forza l’ipotesi Letta e soprattutto dove Silvio Berlusconi dice a chiare lettere che «Napolitano è imparziale e non penso sia incline a pasticci:  tutti quelli che lavorano per un governo fantasma schivando il passaggio elettorale, si illudono».

Ma non di solo governissimo vivono i pensieri di Napolitano. Perché la crisi non l’affronta solo il Palazzo, ma anche il Paese reale. E la ricetta per farlo, berlinguerianamente, è l’austerità: «Bisogna cambiare molte cose nella nostra vita», afferma Napolitano, «nel modo di vivere, di lavorare, di comportarsi da parte di tutti noi. Occorre spirito di sacrificio». Il tutto per sopportare «scelte dolorose» che andranno «prese con equità». Da ultimo, un invito a mantenere alta la guardia contro possibili rigurgiti di violenza politica: serve «una vigilanza continua», spiega il presidente della Repubblica, per essere in grado di avere «una reazione pronta e netta ad ogni rischio, ad ogni segno, e purtroppo se ne manifestano anche oggi, di scivolamento nella violenza e nella illegalità».

di
Marco Gorra

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Commenti all'articolo

  • maxgarbo

    06 Novembre 2011 - 16:04

    abbia elementi per liquidare questo governo. Sta legiferando, ha i numeri per governare. Lo sa bene anche Napolitano che le ammucchiate lasciano il tempo che trovano! Bersani all'Ue, la Bindi - Vendola alla Bce? Ah, già e il che c'azzecca dove lo mettiamo. Questi sognano ad occhi aperti!

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  • angelo.Mandara

    06 Novembre 2011 - 12:12

    Premessa (col senno di poi) : Troppo debito pubblico italiano in mano estera (44% ?) di cui 36% in mano francese (possibile ?). Per quanto molto apprezzabile l'idea dello sconosciuto promotore di Pistoia non sarebbe del tutto nuova, visto che negli anni passati lo Stato ben pensò di imporre anche a noi lavoratori dipendenti dell'Industria...uno stipendio con una quota parte di "titoli di Stato", successivamente convertita. Per rimanere alla lodevole iniziativa, perchè allora non riproporla, ma in dosi più massicce, come moneta di retribuzione per politici e funzionari statali ed ancora a tutte le attività del Paese, per avere il massimo risultato ? Con Politici ancora una volta dormienti sui grandi progetti e necessità, "partigiani della propria tasca", ma votati dal Popolo che spesso ignorano . Tutta la politica deve, comunque, fare un'energica cura dimagrante...riducendosi di numero. Saluti. Angelo Mandara

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