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La maggioranza fa la conta e incomincia a sperare: "Adesso siamo in 314"

Niente rischi per il voto di martedì sul rendiconto, il governo potrebbe sopravvivere anche alla fiducia. Letta premier verso il no

La maggioranza fa la conta e incomincia a sperare: "Adesso siamo in 314"
L’asticella della maggioranza sembra salita di nuovo. Martedì, giorno in cui alla Camera dei deputati approda il Rendiconto dello Stato i numeri ci saranno e il primo banco di prova sarà superato. Ma, a sentire le rassicurazioni del presidente del Consiglio, anche un’eventuale mozione di sfiducia da parte delle opposizioni, a questo punto, sarebbe rispedita indietro come in passato. Sarà difficile tornare a quota 316, per non parlare di 319, a meno di miracoli dell’ultimo minuto. Però, fatti due calcoli, 314 voti, tra Pdl, Lega, Popolo e Territorio e una decina del Misto dovrebbero esserci. Certo, se poi pure i Radicali dessero una mano, sarebbe un colpaccio.

Insomma, le pecorelle smarrite, come le ha apostrofate l’ex alleato Gianfranco Fini impegnato nella sua campagna elettorale, sarebbero già rientrate all’ovile. Non per strane manovre di palazzo o promesse di incarichi, ma per la sferzata impressa dallo stesso capo del governo molto chiaro e deciso sul fatto che lui, di passi indietro, per ora non intende farne. Ma di riforme sì. «State tranquilli. La maggioranza c’è», ha rassicurato il premier, smentendo i «pettegolezzi» delle ultime ore. «No alle dimissioni del capo del governo, ma sì a una riflessione sulla condotta politica da scegliere per favorire il più vasto concorso possibile di forze politiche e sociali» allo scopo di dare risposta alla situazione attuale, ha ribadito il segretario politico Angelino Alfano. Tradotto: mano tesa ai moderati che ci stanno. E il ministro Gianfranco Rotondi, riconoscendo il ruolo di «stella polare» di Gianni Letta, tronca però ogni ipotesi di governo affidato al sottosegretario, fedelissimo di Silvio. «Fino alle elezioni quello attuale è il governo con cui bisogna misurarsi», taglia corto Rotondi. «Se viene meno la maggioranza, spero in un gentlemen’s agreement, come nelle grandi democrazie, tra Berlusconi e Bersani».  

Un messaggio non solo al centrosinistra, ma anche ai malpancisti, molti dei quali speravano nelle dimissioni del Cavaliere a favore di un suo uomo. E in quanto ai sei frondisti della lettera all’hotel Hassler, il Cavaliere ha già fatto sapere che martedì intende vederli. Qualcuno è già stato contattato al telefono, altri sono transitati da Palazzo Grazioli, mentre prosegue febbrile il lavorìo delle diplomazie pidielline per convincere la truppa a non mollare proprio adesso. I sei dell’Hassler (Antonione, Bertolini, Destro, Gava, Pittelli e Stracquadanio), tutti ex azzurri, sono i nomi sui quali il pressing è forse maggiore. Di loro, però, gli scajoliani Gava e Destro sono considerati più irrecuperabili, non fosse altro per il fatto che già per la fiducia del 14 ottobre si erano astenuti. I sei hanno chiesto al premier di cercare un allargamento all’Udc e a tutti i moderati. Hanno invocato un’agenda di riforme precise, anche in base alle richieste della Bce. Il messaggio di Alfano li ha in qualche modo rassicurati. «Berlusconi ha insegnato a tutti a tentare l’impossibile», ha dichiarato Stracquadanio, replicando a chi gli faceva notare che l’Udc non è disponibile a entrare in un governo guidato dal premier. «Mi sorprenderebbe che lui stesso se ne fosse dimenticato». Tolti Ida D’Ippolito e Alessio Bonciani ormai nel Terzo Polo (e nella Commissione Bilancio la maggioranza è sotto di un’unità), non considerato neppure l’ex Responsabile Sardelli, restano comunque tanti incerti. Dopo la sorpresa di Paniz, perfino Gaetano Pecorella  ha espresso il proprio disagio, mentre un altro deputato, Pianetta, ha invitato Berlusconi a trovarsi un successore. Nel marasma ci si è messo Domenico Scilipoti, ex Idv ora in Pt: «I parlamentari confusi lascino la politica». E gli esperti di cabala sperano che la fiducia non capiti l’11-11-11. Dicono non porti bene.

di Brunella Bolloli

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Commenti all'articolo

  • marcolelli3000

    07 Novembre 2011 - 00:12

    l'Italia sembra pronta ad affrontare i sacrifici , chi scappa adesso e' un farabutto o una farabutta : tutti sanno (destra e sinistra, tutta l'Italia) che scappate perche' avete paura di perdere voti coi sacrifici che l'Italia deve fare, ma le cose vanno fatte sia con un esecutivo di centro-destra che centro-sinistra: chi scappa adesso passa alla storia per quello che e': un opportunista traditore farabutto.

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  • imahfu

    06 Novembre 2011 - 19:07

    Ci vuole del fegato a rallegrarsi di questa sporca politica! Dai malpancisti ai superfegatosi... Preferisco essere coerente e dare del pane al pane e del vino al vino. Dice l'articolista: ),...''' tutti ex azzurri, sono i nomi sui quali il pressing è forse maggiore.'''' Quanto costa un pressing?

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  • imahfu

    06 Novembre 2011 - 19:07

    Dovrebbe contare i soldi che ha fatto con le marachelle. Ci penserà la Giustizia. Meno male che Giustizia c'é ! (da cantare con la cantilena berlusconica)

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  • imbesi.emanuele

    06 Novembre 2011 - 18:06

    Si,la vergogna.casini:i conti non ti torneranno,rimarrai a bocca asciutta.fini:dalla merda ti tolse Berlusconi,e nella merda ritornerai.Rutelli:apprezzo comunque la tua moderazione.bersani:un disco rotto,molto presto Renzi nella primarie ti caccerà dal partito,cosi d alema, rosy bindi,un accozzaglia di mangiapane a tradimento.All Europa non interessaBerlusconi cosi comè ma i risultati che dovrà dare.Sono convinto che Berlusconi vorrebbe staccare perchè si è rotto i coglioni dell ambiente della politica.mà andrà via se ci riesce senza essere spinto da queste di opposizione.il finacial time vada a farsi fottere e pensi ai cazzi di casa sua.

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