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Il Colle ha scelto il governo tecnico

Pd e Udc bocciano la soluzione Letta e spingono per un esecutivo Monti o Amato. Ma per Lega e Berlusconi sarebbe un ribaltone

Il Colle ha scelto il governo tecnico
Giorgio Napolitano non può fare altro che attendere, come tutti, «i prossimi sviluppi dell’attività parlamentare».  Solo questi, ripetevano ieri sera al Quirinale, permetteranno di valutare concretamente quello che accadrà. Il ruolo del presidente della Repubblica per ora non va oltre. Certo, si tiene in continuo contatto con uomini della maggioranza e dell’opposizione. Segue con preoccupazione le progressive defezioni di esponenti del Pdl, le dichiarazioni dei ministri (vedi Maroni) che danno per finito il governo, le voci di dimissioni del premier (sono arrivate anche sul Colle) poi smentite. Gli occhi di Napolitano sono puntati sul voto di oggi alla Camera dei deputati, quando si tornerà a esaminare il rendiconto del bilancio dello Stato. Provvedimento che passerà, perché le opposizioni si asterranno. Ma se la maggioranza dovesse essere battuta o fermarsi a quota 310, con una maggioranza numerica ma inferiore a quella assoluta, si aprirà un problema serio. Perché con quei numeri, è la valutazione del Colle, è impossibile fare le riforme chieste dall’Europa. Le notizie sulle vicissitudini della maggioranza, infatti, si intrecciano ai dati dello spread, ieri di nuovo alle stelle, e alla considerazione che il Paese non può permettersi di continuare così ancora per molto. Per il resto, ci si rifiuta di entrare nel toto-scenari. Le mosse ora toccano al premier e alla sua maggioranza. E ciascuna di esse avrà delle conseguenze nel percorso che, a quel punto, coinvolgerà direttamente anche il presidente della Repubblica.

Se, per esempio, Silvio Berlusconi dovesse essere sfiduciato in Parlamento, dal punto di vista istituzionale ne uscirebbe molto debole. A quel punto sarebbe fuori dai giochi del “dopo”. Se, invece, dovesse fare un passo indietro un minuto di prima di essere sfiduciato, diventerebbe più complicato prescindere dalle sue indicazioni. Ed è un aspetto solo apparentemente secondario. Potrebbe essere lui, a quel punto, a gestire la transizione verso un nuovo governo o verso le elezioni, se l’intesa attorno a un nuovo governo non decollasse. Se il premier si dimettesse potrebbe essere lui a guidare la fase che viene chiamata di ordinaria amministrazione. Fino all’insediamento di un altro esecutivo o fino alle elezioni anticipate, se il tentativo di una nuova maggioranza a sostegno di un nuovo esecutivo dovesse fallire. Diversamente, se fosse sfiduciato dal Parlamento, dovrà lasciare ad altri la gestione di questa fase transitoria.
La cosa certa è che se si aprisse una crisi di governo Napolitano, tanto più vista la situazione drammatica delle borse, farà ogni sforzo per verificare se esistono altre soluzioni. A patto, però, siano soluzioni convincenti. Capaci di reggere il peso di quelle scelte «impopolari» la cui urgenza il presidente della Repubblica ha richiamato più volte nelle ultime settimane. Insomma, serve un governo che governi, ripetono sul Colle. E che, dunque, sia sostenuto da una maggioranza la più ampia possibile. Con quali forze politiche e guidato da chi sarà compito dei partiti dirlo. Ma dipenderà anche dalla situazione che si creerà.

Nel caso Berlusconi facesse un passo indietro, il nome più quotato sarebbe quello di Gianni Letta. Sostenuto, a quel punto, dall’attuale maggioranza. Ma non è escluso che possa trovare un consenso anche maggiore. Ufficialmente Udc e Pd bocciano l’ipotesi di un governo guidato da Letta e insistono sulla soluzione “tecnica”, cioè su un esecutivo guidato da un non politico che abbia una credibilità internazionale (leggi Mario Monti o anche Giuliano Amato). In realtà le cose sono più complicate. In casa democratica si ammette che se il sottosegretario alla presidenza del Consiglio chiedesse un coinvolgimento delle opposizioni, magari concordando un programma di riforme, legge elettorale compresa, se si offrisse la possibilità di un governo davvero di larghe intese, e se Napolitano insistesse, difficilmente il Pd potrebbe dire di “no”. Anche quello che ha detto l’altro giorno Casini - non si può ricostruire il Paese senza il Pd - viene letto in questa chiave: «Pier non vuole essere arruolato nel centrodestra, non vuole caricarsi da solo la responsabilità di un governo nuovo. Ma questo non significa una chiusura assoluta a un governo Letta». Peraltro questo scenario avrebbe dei vantaggi per il Pd. Un governo Monti, si dice, scatenerebbe Berlusconi e la Lega in una campagna contro i “ribaltonisti”. «Magari farebbe bene al Paese, ma alla fine verrebbe visto come un esecutivo di centrosinistra. E sarebbe tutto sulle nostre spalle, con le lacrime e il sangue che comporterà». Due anni così e le elezioni rischierebbe di vincerle di nuovo Berlusconi. Meglio, molto meglio, lasciare che a fare il lavoro “sporco” sia Letta. Con il Pd ad assumersi la propria dose di responsabilità. Ma senza metterci, troppo, la faccia.

di Elisa Calessi

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  • futuro libero

    08 Novembre 2011 - 16:04

    sono 3 anni che assieme alla magistratura (lui è a capo del CSM e non ha mai aperto bocca, quindi chi tace acconsente) vuole far cadere Berlusconi e mettere al governo i suoi compagni perdenti, per ottenere questo ha pagato fini e casini a dar e una mano. Oggi con questa situazione se napolitano fosse un vero presidente dovrebbe dire SI VA AD ELEZIONI NIENTE GOVERNO TECNICO, tutti sanno che il governo tecnico serve solo a fare una legge elettorale che li metta in condizione di vincere e a far prendere la pensione che altrimenti perderebbero. Vorrei sapere cosa vuol dire unità d'Italia per napolitano. Si festeggia tutto si riempiono il portafoglio poi vengono gli italiani. Ma quali italiani? solo che ha i soldi per pagare le tangenti per ottenere. CHE VERGOGNA.

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  • marc59

    08 Novembre 2011 - 15:03

    Uno schifo, sarebbe una soluzione schifosamente becera. Saremmo stati presi letteralmente in giro, per non dire altro vocabolo. Governati da coloro che hanno perso le elezioni. Già il governo precedente con giochi percentualici a governato pur prendendo meno voti. Se ciò accadesse diventeremmo la Romania di Ceausescu. Il voto sarebbe inutile, verrebbe disertato per il futuo dalle nuove generazioni e da coloro come me che credono nella democrazia. Altro che costituzione, tanto sbandierata da Lei e dall'opposizione.

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  • fonty

    fonty

    08 Novembre 2011 - 15:03

    Seee! Quando lui rinuncerà ad almeno 30.000 dei 35.000 Euro mensili che prende di pensione allora mi andrà bene. Per ora lo vedo come uno dei maggiori responsabili dell'aumento del debito pubblico nell'era Craxi, lui è stato ricompensato ampiamente per lo zelo che ha dimostrato, a noi ha lasciato l'onere di pagarlo.

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  • guidoboc

    08 Novembre 2011 - 13:01

    Con un governo diverso da quello attuale ,tutte riforme, l'Italia non avra' piu' debito pubblico , insomma una cucca'gna. Beato chi ci crede.

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