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Napolitano dà un mese a Silvio

Qui Colle. Procedura d'urgenza per un sì rapido alla legge di stabilità. Alla sinistra dice: chi ha perso non governa. Eppure...

Napolitano dà un mese a Silvio
Quando è salito al Quirinale Silvio Berlusconi aveva già deciso. Approvare la legge di stabilità e poi rassegnare le dimissioni. Il pressing della Lega, la sberla del voto alla Camera dei deputati, la tesissima riunione a Palazzo Grazioli lo avevano convinto che altra via non c’era. E che per evitare quello che più di tutto teme, un governo tecnico, non doveva farsi sfiduciare in Parlamento. Così, accompagnato da Gianni Letta, ha comunicato la sua intenzione al presidente della Repubblica. Si è presentato scosso, umanamente provato. Infuriato dal «tradimento» dei suoi, dai «voltafaccia» di chi gli deve tutto e ora lo ha abbandonato. E nell’ora di colloquio con il presidente della Repubblica ha ribadito le sue intenzioni: approvare la legge di stabilità, dimostrare all’Italia e al mondo che rispetta gli impegni presi con l’Europa, e poi lasciare. Entrambi si sono accordati per far sì che la legge di stabilità abbia una corsia preferenziale per essere approvata. Un po’ come avvenne ad agosto, con la prima manovra economica per far fronte alla crisi. Napolitano chiederà alle opposizioni di non fare ostruzionismo. Berlusconi, da parte sua, toglierà dal maxi-emendamento la norma sui licenziamenti. Indigeribile, secondo il Colle, in un provvedimento di urgenza come questo. Poi, si apriranno i giochi. Al massimo entro il 20 novembre il provvedimento dovrebbe essere approvato dal Senato. Poi passerà alla Camera. Entro la fine del mese dovrebbe essere licenziato in via definitiva. Le consultazioni, quindi, inizieranno ai primi dicembre. Napolitano punta ad accorciare i tempi il più possibile. L’andamento dello spread, il differenziale con i titoli tedeschi, la febbre delle Borse, non permettono lungaggini.

Cosa accadrà dopo, è tutto da vedere. Berlusconi, durante il colloquio con Napolitano, ha già detto che per lui c’è solo una via: le elezioni anticipate. A gennaio. «Non esistono governi diversi da quello uscito dalle urne. Qualsiasi altra soluzione sarebbe una violazione della volontà popolare». Il presidente della Repubblica, però, ha cortesemente puntualizzato che, dal suo punto di vista, lo scenario è un po’ diverso. «Farò le consultazioni, esercitando tutte le prerogative che mi concede la Costituzione». Naturalmente, ha aggiunto, rispetterà la «maggioranza uscita dalle elezioni del 2008», espressione della volontà popolare. E lo ha ribadito nel comunicato diffuso dal Quirinale: una volta approvata la legge di stabilità, dopo che il premier avrà rassegnato le dimissioni, il Capo dello Stato «procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione». Una formula, quella usata per indicare le forze di maggioranza, non casuale: Napolitano, come ha fatto capire tante volte in questi mesi, non intende dare il via libera a governi del “ribaltone”. Non darà via libera un governo che prescinda del tutto dai vincitori del 2008. Questo, però, non significa che Pdl e Lega abbiano il potere di veto assoluto. Il tentativo del Capo dello Stato sarà di cercare «un’intesa la più ampia possibile». Perché solo una larga maggioranza, è il ragionamento fatto più volte da Napolitano, può avere la forza di approvare quelle riforme «impopolari» di cui c’è la massima urgenza e che l’Europa, i mercati finanziari, chiedono. «Occorre una straordinaria coesione sociale e nazionale di fronte alle difficoltà molto gravi, alle prove molto dure che l'Italia deve affrontare nel quadro della sconvolgente crisi finanziaria che ha investito l'Europa e che incombe sulle nostre economie e sulle nostre società», aveva detto alcuni giorni fa. Lo sforzo del presidente, difficile, dagli esiti incerti, sarà questo: favorire una «coesione» parlamentare per affrontare quelle sfide senza le quali l’Italia rischia il tracollo.

Naturalmente il Capo dello Stato non si muoverà solo nell’ambito della maggioranza uscita dalle elezioni. Come spiega il comunicato, si rivolgerà a tutti: maggioranza e opposizione. Oltretutto, si fa notare al Quirinale, la «volontà popolare», a cui Berlusconi ama sempre richiamarsi, non è espressa solo dall’attuale maggioranza. Tra i vincitori del 2008, per esempio, c’era anche Gianfranco Fini, che ora è all’opposizione.  In sintesi: si cercherà una larga maggioranza, che comprenda possibilmente il Pdl o una sua parte. Guidata da chi e con quali geometrie lo dovranno dire le forze politiche quando saliranno al Colle per le consultazioni. Per il momento ci si ferma qui. Niente nomi o ipotesi. Entrambi dovranno essere il frutto dei colloqui con le forze politiche. Ma una cosa è certa. Napolitano chiederà  una soluzione forte. Capace di fare quelle riforme che chiede l’Europa. Non darà il via libera a pasticci. Tuttavia farà ogni sforzo per evitare quella che, al momento, considera una sciagura: tre mesi di campagna elettorale, lasciando il Paese senza un governo.

di Elisa Calessi vai al blog

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Commenti all'articolo

  • roberto19

    roberto19

    09 Novembre 2011 - 13:01

    Un mese? Giusto per vedere i tassi all'8% .

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  • Napolionesta

    09 Novembre 2011 - 13:01

    un mese Napolitano impugnera`la falce e il martello.

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  • toni resetti

    09 Novembre 2011 - 13:01

    Ma non lo hanno capito che è da LUGLIO che l'Italia aveva POCHI GIORNI di tempo per raddrizzare la barca?!?!?! Ma questi lo fanno o lo sono, scemi?? Spero che adesso facciano poco i cogl... d'altronde se non si fa subito finiremo come la Grecia... tagli col machete... e non è detto che possa bastare. Se la barca si incrina oltre un certo angolo non si raddrizza più. Sono mesi che guardo con incredulità a quello che succede in Italia. L'ho detto anche qui... uno Stato che spende troppo, come un'azienda in difficoltà, deve tagliare tutti i rami secchi, subito. Riduzione dipendenti statali UNICA SOLUZIONE. Alla fine l'han fatto anche in Grecia ma non serve più. C'era la possibilità di diminuire il peso statale con criterio predisponendo nuove piante organiche. Ora vai con i tagli alla cecata e ci troveremo gli ospedali senza infermieri ma con gli amm.vi e le scuole con i bidelli senza insegnanti. NIENTE... si sono trastullati 4 mesi... e che è uscito? L'aumento dell'IVA! FOLLI!

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  • futuro libero

    09 Novembre 2011 - 12:12

    Vorrà far credere di non essere scalfaro secondo ma con la scusa della costituzione metterà i perdenti del 2008 al governo, lo farà in un modo così subdolo solo per dimostrare che lui è superpartes. Come diceva Totò, ma ci faccia il piacere......

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