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La doppia strategia della Lega: spinge per Alfano, eppure...

I sondaggi dicono che il Carroccio è in calo Piano B: stare all'opposizione di governo tecnico per prendersi Lombardi

La doppia strategia della Lega: spinge per Alfano, eppure...
Pochi minuti dopo lo sbriciolamento della maggioranza a Montecitorio, la Lega incontra Silvio Berlusconi e lancia la proposta per salvare la baracca: Angelino Alfano a Palazzo Chigi, Roberto Maroni vicepremier e ridimensionamento secco di Giulio Tremonti. È la carta della disperazione, perché nessuno è certo che il nome dell’ex Guardasigilli possa magicamente ricompattare un centrodestra logoro, nonostante le truppe di Gianfranco Fini potrebbero guardare con interesse all’operazione. Il dato oggettivo, dal punto di vista del Carroccio, è che Umberto Bossi non vuole la rottura col Cavaliere, mentre col titolare dell’Economia è sceso un gelo forse irreversibile, frutto dell’ultimo consiglio dei ministri che decise di non produrre un decreto sulla crisi ma soltanto un maxi-emendamento. Una soluzione gradita al capo dello Stato ma non alla Lega, che rimase spiazzata dal silenzio di Tremonti che non anticipò agli alleati il cambio di programma. Nelle ultime ore Umberto ci ha ragionato ancora su, lasciandosi scappare un «chissà che cazzo avrà detto Giulio al Quirinale». Se la Lega non adora più il professore di Sondrio, non ha cambiato l’opinione - da sempre negativa - su Renato Brunetta. «Di lui non mi fido» ha ribadito Bossi, che accusa il responsabile della Funzione pubblica di voler mettere mano alle pensioni, così come desiderato pure dall’Udc.

Che ieri il clima non fosse dei migliori, nonostante il cauto ottimismo espresso privatamente da Berlusconi, era stato ufficializzato nella tarda mattinata da Bossi, che chiedeva al Cavaliere di fare «un passo di lato» per fare spazio ad Alfano. Nel pomeriggio, il centrodestra rimedia la sberla a Montecitorio. In Aula Bossi, Maroni e Calderoli siedono vicini al premier. Dopo il risultato seguono contatti e vertici. È in queste ore che il Carroccio insiste per l’ex Guardasigilli, con toni più ultimativi di quelli sfoderati dal ministro della Semplificazione lunedì, ad Arcore, quando Umberto l’aveva spedito in Brianza per sondare gli umori del capo del governo. Senza numeri, la Lega insiste per le elezioni. Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, dice quello che parecchi suoi colleghi, a Roma, pensano: «Berlusconi si deve dimettere, altrimenti rischiamo di perdere le elezioni». Il premier sale al Colle e annuncia: lascio dopo la legge di stabilità. Dietro le quinte, i maroniani hanno le idee chiare. Se fallisse l’operazione Alfano (che, realisticamente, rischia solo di far guadagnare qualche mese di tempo) prevedono un governo con Gianni Letta o una soluzione tecnica con Mario Monti. Ufficialmente, i peggiori scenari possibili per gli uomini di Bossi. Ufficialmente. Perché invece sarebbero le soluzioni ideali - giurano in via Bellerio - perché a quel punto i lumbard andrebbero all’opposizione e potrebbero sfogarsi dopo i rospi ingoiati negli ultimi anni. Pure gli amministratori locali, a partire dai sindaci fino ai governatori Roberto Cota e Luca Zaia, si toglierebbero il bavaglio per elencare le malefatte dell’esecutivo.

In questo quadro, Maroni ha delineato la sua strategia. Una Lega all’opposizione «tornerebbe finalmente a fare la Lega» e potrebbe organizzare con calma i congressi per regolare i dissidi interni. Se i sondaggi non sono confortanti (c’è chi è convinto che il movimento valga molto meno dell’8% attribuito da alcuni istituti di ricerca), il Carroccio potrebbe sfruttare la situazione per realizzare un vecchio disegno di Maroni. Quello di creare un partito sul modello della Csu bavarese, arroccandolo nelle regioni del Nord. Piemonte e Veneto sono già in mano a esponenti padani. Manca la Lombardia, il sogno proibito di Bossi. Il terremoto che sta investendo il governo e il centrodestra in generale potrebbe favorire l’ascesa di Roberto Formigoni, da sempre desideroso di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella Capitale. La Lega farebbe di tutto per favorirlo, così da mettere le mani sul Pirellone, dove le prossime elezioni sono programmate solo nel 2015. Se il governatore lasciasse prima, ci sarebbe il voto anticipato. Negli ultimi giorni, quando questo scenario è tornato a rimbalzare nei corridoi di via Bellerio, si dice che il ministro dell’Interno abbia sorriso. Visto che la Lega non è più convinta del governo centrale, sarebbe proprio Bobo il candidato numero uno per il dopo-Formigoni. Ieri sera, i vertici del centrodestra si sono visti a Palazzo Grazioli. Sul tavolo spunta anche il voto anticipato. Addirittura a gennaio e nonostante i sondaggi. Come finirà? «Chiedete a Napolitano», taglia corto Bossi.

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • freefaber

    09 Novembre 2011 - 18:06

    Bossi adesso avrebbe una doppia strategia? Mi fa piacere! Sa com'è, dopo tutti questi anni di governo, di strategia non se ne è vista mai nemmeno mezza quindi averne addirittura due in un colpo solo mi sembra tanta roba. L'unica cosa che la lega ha saputo costruire in questi anni è solo un immenso castello di sabbia che è miseramente crollato giorno dopo giorno, ampolla dopo ampolla, patata dopo patata, grappa dopo grappa. Dovevano rivoluzionare l'Italia lui ed il suo cerchio magico ma, all'atto pratico, macché rivoluzione son riusciti solo ad aprire un magazzino che hanno chiamato decentramento ministeriale e fare un falò con vecchie scartoffie.

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  • valerio5

    09 Novembre 2011 - 15:03

    im questa giornata tragica per il paese questo campione di ministro con i suoi sodali dove sono che fanno? forse stanno pulendo i fucili per fare la guerra di seccessione!!!! NON ci venite più qui a ROMA LADRONA, vi avviso i fucili li abbiamo anche noi!!!!!!!!!!!!!!!!

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  • wilegio

    wilegio

    09 Novembre 2011 - 12:12

    Io sto con Maroni, Tosi e Pini, piuttosto che con Bossi, ma non mi auguro una scissione della Lega. Vedremo cosa succederà: di certo se noi di CDX preferiamo le elezioni anticipate a un accrocchio di governo tecnico o come volete chiamarlo (e questo mi sembra assodato), l'unica garanzia che abbiamo per arrivarci è quella della totale opposizione proprio da parte della Lega ad entrare in qualsiasi maggioranza basata sul parlamento attuale. Quindi, adesso come adesso, noi di Destra dobbiamo fare affidamento più sulla Lega che su quell'armata brancaleone del pdl, manica di sbandati in cui ciascuno è pronto a passare da una parte all'altra a seconda della propria personale convenienza. Se è caduto il governo, non è certamente per colpa della Lega, ma solo ed esclusivamente del pdl, che ha "perso per strada" un centinaio di parlamentari.

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  • egenna

    09 Novembre 2011 - 11:11

    Sig. Lellolodo,visto che tiene la verità in tasca, perché non lo spiega anche a noi poveri mortali. Grazie e cordiali saluti

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