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Il giorno da premier di Napolitano

Davanti a una giornata di passione per i titoli di Stato, il Presidente intensifica le sue pressioni e nomina Monti senatore a vita

Il giorno da premier di Napolitano
Il cerchio si chiude pochi minuti dopo le sette di sera, dopo una giornata drammatica, lo spettro del default ormai materializzato. Un comunicato di poche righe del Quirinale ufficializza la possibile soluzione di questa crisi non ancora formalizzata. Mario Monti è nominato senatore a vita «per altissimi meriti nel campo scientifico e sociale». L’economista a cui in tanti guardano per guidare un governo di emergenza nazionale, ex commissario europeo dal 1994 al 2004, nominato dal primo governo di centrodestra e riconfermato da quello di centrosinistra, è dentro le istituzioni di questo Paese. Da oggi come senatore a vita. La prossima settimana, ormai si può dire, come presidente del Consiglio incaricato. Al Quirinale sono prudenti: la nomina di Monti è solo il «riconoscimento di una personalità su cui l’Italia può contare». Ma non «pregiudica» niente. Dovranno essere le consultazioni a indicare la soluzione. Certo è che somiglia molto a un avviso preventivo di responsabilità al Parlamento. Come dire: questa è una possibile via d’uscita. Ora sta a voi decidere se assumervi la responsabilità o no. Ed è anche un modo per rendere meno “tecnico” il nome di Monti. Da oggi è una personalità istituzionale, essendo senatore a vita. Ma dovrà essere il Parlamento a deciderlo. Non esistono «governi tecnici», si spiega sul Colle, ma solo «parlamentari». Attorno al suo nome si potrebbe creare una maggioranza che coinvolge il principale partito di maggioranza, quello di opposizione e il terzo polo. Lega e Idv dovranno decidere se starci o no. 
Il telefono scotta - La svolta arriva dopo una giornata segnata da una brusca accelerazione della crisi del debito. Lo spread, che alle undici di mattina vola a 552 punti, nonostante l’annuncio delle dimissioni da parte del premier e la rassicurazione di un’approvazione in tempi rapidi della legge di stabilità, cambia il segno a questa vicenda. Il telefono del Quirinale diventa rovente. Chiamano i leader dell’opposizione, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. Non si può aspettare un mese per avere un nuovo governo. Forse nemmeno dieci giorni. Il presidente della Repubblica è d’accordo. «Abbiamo bisogno di decisioni presto e via via nei prossimi anni, che diano il senso di una rinnovata responsabilità e coesione nazionale», dice nel corso di una cerimonia al Quirinale. Giulio Tremonti e Gianni Letta salgono al Colle per definire  l’emendamento alla legge di stabilità. Si decide di abbreviare decisamente i tempi di approvazione.

La svolta -
Entro venerdì ci sarà il via libera del Senato, sabato pomeriggio quello definitivo della Camera. In serata Berlusconi rassegna le dimissioni. Già domenica potrebbero esserci le consultazioni, lunedì Napolitano potrebbe convocare Monti e dargli l’incarico. Se il timing è deciso, occorre ora tentare di calmare la febbre impazzita della speculazione. Punta a questo il comunicato diffuso dal Quirinale pochi minuti prima delle cinque. «Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione». Prima ancora del contenuto che segue colpisce il tono di questa premessa: con questo richiamo autorevole, severo, alla carica che Napolitano rappresenta («in qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire»). Come a dire: sto parlando “ex cathedra”. Con tutto il peso che il mio ruolo mi conferisce. Il destinatario non è - come ieri qualcuno nell’opposizione pensava - Berlusconi, con cui il giorno prima gli accordi erano stati molto chiari. I destinatari sono i mercati finanziari, convinti che il premier intendesse tergiversare. E chi, nella maggioranza ma anche nell’opposizione, ha letto la mossa del premier come una trappole (geniale o malefica), un modo per tirare in lungo. Da qui il chiarimento, stizzito, di Napolitano. Primo: «Non esiste alcuna incertezza sulla scelta del presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni». Decisione che diventerà «operativa con l’approvazione della legge di stabilità per il 2012». Secondo: «La legge sarà approvata nel giro di alcuni giorni». Terzo: «Si svolgeranno immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni». Quarto: «Entro breve tempo o si formerà un nuovo governo» o «si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti». Definisce quindi «del tutto infondati» i timori che si crei «un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare». Restano le due opzioni: nuovo governo o voto a gennaio.
Non sta a Napolitano decidere. Dipenderà da quello che i gruppi gli andranno a dire nelle consultazioni, dall’ampiezza della base parlamentare disposta a sostenere un governo Monti. Ma la carta è sul tavolo.

di Elisa Calessi vai al blog

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Commenti all'articolo

  • Vito la Civita

    10 Novembre 2011 - 12:12

    Invece di abolire i Senatori a vita,il nostro presidente della Repubblica continua a farne ancora!Solo nella nostra Italia esistono cose dell'altro mondo.Fra non molto ci saranno più Senatori eterni che Italiani. Abbiamo un debito pubblico spaventoso e i nostri parlamentari,non si degnano di abolire i grandi privilegi dei parlamentari! Perché il presidente della repubblica non incomincia a tagliare l'enorme esercito di addetti al Quirinale,dando prima lui l'esempio?

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  • frank-rm

    10 Novembre 2011 - 12:12

    Un grande Napolitano a mettere le pezze a quanto combinato dal duo Berlusconi/Tremonti. Ma ora anche Berlusoni ha capito che Monti è la via giusta.

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  • futuro libero

    10 Novembre 2011 - 11:11

    Ok vada per monti ma io sono arciconvinta che il governo lo deve scegliere il popolo, altrimenti devo pensare che il popolo è solo sovrano nel pagare solo le tasse per mantenere persone scelte da una sola persona. Napolitano dovrebbe dire che a marzo ci saranno le elezioni e nel frattempo rimane alla guida dell'inciuccio monti. Non ho mai stimato di pietro, anzi lo ritengo una persona spregevole, ma sono abituata ad essere obbiettiva e devo dire che ritengo molto sensato ciò che ha detto, anche se l'ha detto perchè non farà parte della mangiatoia.

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  • Mereno

    10 Novembre 2011 - 11:11

    Silvio Berlusconi e il PDL sbugiardati dai fatti e dalla realtà. Il Governo Berlusconi si è concluso il 14 dicembre del 2010, come diceva la sinistra, Fini e Casini, ma Silvio, che manco immagina lontanamente cosa voglia dire Governare, nè tanto meno cosa sia la politica, l'anno scorso ha bleffato, si è comprato quattro Onerovoli da strapazzo, targati vecchia DC, Scilipoti e company, ed ha voluto voluto far credere che avesse vinto la battaglia, ma i fatti hanno dato ragione a Fini, colui che ha distrutto, affondato Berlusconi, i fatti hanno dato ragione alla sinistra, Berlusconi era finito. Questi lunghi nove mesi, dove un Governo agonizzante ha continuato a pavoneggirasi, solo per l'insensato attaccamento alla poltrona di Palazzo Chigi da parte di Berlusconi, hanno portato L'italia in una situazione insostenibile e al quanto pericolosa, addirittura Berlusconi ha condotto l'Italia al punto da essere commissariata dall'Europa, ma Meno Male che Cè Napolitano al Quirinale !

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