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Monti, il Colle tiene duro Premier anche senza voti

La strategia di Napolitano: varare il governo tecnico anche senza la fiducia. Agirebbe per decreti legge da convertire subito dopo le elezioni

Monti, il Colle tiene duro Premier anche senza voti
Dalla democrazia parlamentare alla diarchia: il passaggio non va giù a un buon 50% (se non più) delle Camere, che infatti cercherà in tutti i modi di bloccare o modificare la nascita dell'esecutivo Monti-Napolitano. Anche questa mattina, dopo aver debuttato a Palazzo Madama da senatore a vita, l'economista e futuro premier ha incontrato al Quirinale il presidente della Repubblica. L'ennesimo faccia a faccia degli ultimi giorni, in cui si muovono le pedine che formeranno il governo. Pdl e Pd, però, storcono il naso: le consultazioni di rito sembrano ormai ridotte a un mero rito formale, e il terrore dei gruppi parlamentari (i due maggiori, è bene ricordarlo) è quello di essere chiamati a ratificare un accordo, quello tra Monti e Napolitano, che li vedrà coinvolti in prima linea e che probabilmente li metterà di fronte a scelte impopolari. Come dire: Monti ci mette la faccia ma loro rischiamo di rimetterci i voti tra qualche mese, quando si tornerà alle urne.

Vita facile per gli estremi - Le ritrosie di democratici e pidiellini da un lato sono strategiche: appoggiare a scatola chiusa Monti, facilitandone la nascita del governo, permetterà alle ali estreme Bossi e Di Pietro di star fuori dai giochi. Come detto, opporsi a manovre lacrime e sangue potrebbe garantire a Lega e Idv un discreto consenso popolare, indipendentemente dalla saggezza istituzionale del comportamento. In questo senso sono da leggere i corteggiamenti continui, dopo le prime ore di frattura, di Bersani a Di Pietro: tirare Tonino sul carro di un governo tecnico significherebbe anestetizzarne gli slanci demagogici.


Meno tecnici, più politici - Ma il tentennamento di Bersani, Berlusconi & Co è pure sul merito. Al di là dei contenuti (obbligati e dettati dall'Europa) c'è infatti il problema dei nomi. L'impressione, nel toto-ministri che si è già scatenato, è che si tratterà di governo fin troppo tecnico, con pochi politici a riequilibrare il manipolo di burocrati. Per un Gianni o un Enrico Letta candidati al ruolo di vice-Monti in tandem, infatti, si sprecano i vari Saccomanni (all'Economia se Monti rinuncia all'interim oppure allo Sviluppo), Bini Smaghi (prestato da Harvard sempre allo Sviluppo), Livia Pomodoro alla Giustizia (proprio il ministero che Berlusconi voleva blindare con Nitto Palma o Maurizio Lupi), Ichino al Welfare, il presidente del Cnr Francesco Profumo all'Istruzione. Proprio questa mattina Gaetano Quagliariello ha sparigliato un po' le carte sostenendo che nel nuovo governo, per avere l'ok del Pdl, "non ci devono essere politici", ma pare un po' un passo nel lungo gioco delle trattative.

Il paradosso - Napolitano, però, va avanti per la sua strada. La Costituzione prevede che un governo - per intendersi, quello di Monti - possa nascere giurando pur senza ricevere la fiducia del Parlamento. Un escamotage, quello di un governo senza la fiducia delle aule, con il quale la seconda Repubblica si riuscirebbe a concedere un surplus di vita: i partiti resisterebbero fino alle elezioni, che si terrebbero al più presto, perché i tempi di sopravvivenza di un esecutivo senza fiducia sono ovviamente contingentati. Se si realizzasse questo tipo di scenario, sul quale starebbe lavorando Napolitano, il nascente governo provvisorio, forte del fatto di aver ricevuto il mandato esclusivamente dal Quirinale, eserciterebbe i suoi poteri soltanto mediante il ricorso a decreti leggi. In soldoni, l'intero pacchetto di riforme imposto dalla Bce verrebbe varato per decreto legge. Così, una volta terminate le elezioni che si terrebbero subito dopo il completamento dell'opera, la nuova maggioranza - di qualunque colore essa sia - sarebbe costretta a seguire l'unica strada possibile: quella di convertire entro i termini di tempo stabiliti dalla Costituzione i decreti legge (e su quella maggioranza ricadrebbe il peso di aver approvato misure poco apprezzate dagli italiani). Un premier senza voti e, come lha definito Davide Giacalone sulle pagine di Libero, "un default costituzionale", un superamento totale della logica poltico-parlamentare che condurrebbe il Paese a sicura sconfitta.



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Commenti all'articolo

  • charles_forever

    12 Novembre 2011 - 08:08

    Siamo ancora al Governo Badoglio...

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  • charles_forever

    12 Novembre 2011 - 08:08

    Siamo ancora al Governo Badoglio...

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  • guga

    12 Novembre 2011 - 08:08

    <SE> sarà così vuol dire che l'aria del Colle fa male, si crede Cossiga? Poi vedremo se i provvedimenti di Monti andranno bene alla sinistra, ai viola ai frequentatori di piazze e manifestanti vari.

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  • Angizia

    12 Novembre 2011 - 08:08

    Mario Monti è stato costretto, nella sua qualità di Commissario europeo sotto la presidenza Santer, a dare le dimissioni “per l’accertata responsabilità collegiale dei Commissari nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo” messi in luce dal Collegio di periti nominato appositamente dal Parlamento Europeo. La Relazione fatta da questi Saggi al Parlamento, nonostante la prudenza del linguaggio ufficiale, fa paura. Si parla infatti dell’assoluta mancanza di controllo nella “rete di favoritismi nell’amministrazione”, di “ausiliari esterni” e di “agenti temporanei”, di “minibilanci espressamente vietati dalle procedure amministrative”, di “numerosissimi esterni fuori bilancio, ben noti all’interno della Commissione con il soprannome di sottomarini”, che operano con “contratti fittizi”, dietro “raccomandazioni e favoritismi”; di abusi che hanno comportato, con il sistema dei “sottomarini” l’erogazione non controllata di oltre 7.000 miliardi nell’ambito dell’Ufficio Europeo per gli Aiuti umanitari d’Emergenza (miliardi usciti dalle nostre tasche, naturalmente, e che dovevano andare, ma non ci sono arrivati se non in minima parte, ai bambini della Bosnia, del Ruanda morenti di fame)

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