Cerca

Ora Umberto Bossi alza la voce e Berlusconi lo rincorre

Il leader del Carroccio e Silvio non vogliono lasciarsi male e tentano una trattativa: la Lega propone Dini e il Pdl chiede di aprire all'Udc.

Ora Umberto Bossi alza la voce e Berlusconi lo rincorre
La Lega butta lì il nome di Lamberto Dini, il Pdl rilancia chiedendo di accettare l’ingresso dell’Udc nella nuova maggioranza. Silvio Berlusconi e Umberto Bossi non vogliono lasciarsi male e tengono in piedi una debolissima trattativa, ma le parti restano distanti e ostaggio di numeri risicatissimi. Tanto che nel Carroccio danno per scontato il ritorno all’opposizione, con un passo indietro nelle commissioni e il passaggio di Roberto Maroni e Roberto Calderoli al ruolo di capigruppo alla Camera e al Senato. Di sicuro, un governo tecnico a guida Mario Monti non piace né al Cavaliere né al Senatur. Ma mentre il secondo ha deciso di starne fuori (con l’elevata possibilità di ricavare consensi), Berlusconi sta provando a farlo diventare un esecutivo politico per non perdere il pallino. I lumbard lasciano fare ma hanno avvertito: l’importante è avere i numeri. Significa che vanno recuperati i malpancisti e parte del Fli. Come minimo. Giusto per non dare l’idea di stare a guardare, il Carroccio ha provato a fare il nome di Dini per rastrellare qualche deputato in fuga. Tanto che la Padania oggi presenta il nome di Dini come una proposta berlusconiana.

 La vera controproposta dei berlusconiani («imbarchiamo Casini») non fa breccia in via Bellerio, dove non dimenticano il no centrista al federalismo. Quella di Berlusconi pare davvero fatica sprecata: sta studiando la strada per obbligare il futuro governo a scordarsi la patrimoniale e a seguire passo passo gli obiettivi della lettera spedita all’Europa. Paletti così stretti che potrebbero convincere Monti a rifiutare, ed è per questo che torna a galla il nome di Angelino Alfano (che piaceva alla Lega) e altre ipotesi più o meno fantasiose. Roberto Calderoli fa il vago: «Sarà un governo B-B, ossia Berlusconi e Bersani, mancherà la terza B di Bossi. E noi saremo all’opposizione». Una pausa: «Ma le opzioni sono tre...». Non aggiunge altro. Alcuni osservatori ipotizzano si riferisse alla secessione. Il ministro non conferma e rilancia: «Noi siamo assolutamente contrari a governi che non siano quelli usciti dalle urne e staremo all’opposizione».

Ieri è stata una giornata di vertici e incontri. Bossi ha radunato i suoi parlamentari e s’è fatto vedere a Palazzo Grazioli, dove è stato per meno di mezzora insieme a Calderoli. Per il centrodestra, però, piove sul bagnato. Non bastassero le grane romane, ecco che spuntano quelle sul territorio.  “Colpa” dell’irrigidimento della Lega, che spinge alcuni azzurri a minacciare fuoco e fiamme nelle alleanze locali. L’obiettivo è costringere i lumbard a rientrare nei ranghi e rinunciare all’opposizione. Una richiesta bollata come «irricevibile» da via Bellerio. Bossi, addirittura, ha già fatto sapere che di una futura alleanza con gli azzurri è inutile chiacchierare, tanto «le urne sono lontane...». I maroniani, invece, parlano del Cavaliere come un ex alleato, e si fregano le mani immaginando i granai di voti che potrebbero schiudersi nei prossimi mesi. Di più. Alcuni di loro, quando Berlusconi ha perso la maggioranza alla Camera, hanno brindato e continuano a sorriderne dandosi di gomito.

È in questo contesto che, dopo giorni di messaggi neanche troppo velati, Roberto Formigoni rompe il silenzio per negare lascerà la “sua” Lombardia al Carroccio per inseguire qualche incarico nella Capitale. Il governatore risponde ad alcune dichiarazioni di Davide Boni e Andrea Gibelli, chiarissimi nel pretendere la Regione al prossimo giro. «Non ho chiesto di far parte del governo Monti, quindi dovrò deludere chi si aspetta una successione» in Lombardia, ha chiarito Formigoni. Che ha aggiunto: «Nulla è scontato perché si apre una fase politica nuova. Devo però dire che con Veneto e Piemonte governati da uomini della Lega, vedo molto difficile che anche la Lombardia venga affidata a uno di loro. È molto probabile dunque che il mio eventuale successore sarà anch’esso del Pdl». Controreplica di Boni, presidente del consiglio regionale: «Formigoni ha ormai la capacità e la competenza per ricoprire anche incarichi a livello romano, quello su cui io insisto è che deve scegliere, ma chi decide chi farà il presidente della prossima giunta regionale non è lui». In serata, i due si sono visti alla Scala di Milano per la Festa dello Statuto regionale. È finita ad abbracci davanti ai giornalisti. A Roma, invece, le facce restano tirate. Un maroniano spiega: «Ormai c’è l’accordo su Monti, Berlusconi può farci poco. Noi con l’Udc? Macché. All’opposizione ci divertiremo...».
di Matteo Pandini

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • palilia

    12 Novembre 2011 - 10:10

    A sentire Radio Padania - dove usano gli insulti al PdL per rispondere a qualsiasi argomento proposto dalle telefonate - l'alleanza è solo un ricordo...

    Report

    Rispondi

  • delaluca

    12 Novembre 2011 - 10:10

    Dini? Secondo me è troppo giovane, meglio la mummia, no?

    Report

    Rispondi

blog