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Caro Silvio, chi ti lincia sbaglia Però è finita: goditi la pensione

Lettera aperta di Mughini a Berlusconi: "La prima volta ti ho votato e non hai mantenuto le promesse. Però chi ti odia esagera..."

Caro Silvio, chi ti lincia sbaglia Però è finita: goditi la pensione
Caro Presidente Berlusconi, s’è chiuso un periodo della sua vita pubblica e della storia politica italiana. Un periodo lungo, forse troppo. Diciassette anni di leadership politica sotto forma di tre governi da lei presieduti. Benito Mussolini era durato non molto di più. Bettino Craxi più o meno tanto, ma per la gran parte di quegli anni ebbe a disposizione un Psi col 10 per cento dei consensi e basta. Nulla di paragonabile con il suo strapotere politico ed economico, caro Presidente, uno strapotere di cui non vedo altri esempi nella vicenda delle democrazie moderne. Uno strapotere che di per sé era un’anomalia e un punto di debolezza. Tale era la sua forza, e i suoi denari, e le aziende di sua proprietà, e la quantità di festini che lei organizzava per “rilassarsi”, che altrettanti diventavano i bersagli su cui sparavano i suoi avversari politici. Bersagli facili da colpire. Inutile farne lo sterminato elenco.
Caro Presidente, la mia vuole essere una lettera di saluto (e di auguri per la sua vita privata) da parte di uno che ha votato per lei una sola volta, a quel suo debutto del 1994, e poi mai più. Di uno che da dieci anni non credeva più nella possibilità e nell’efficacia della “rivoluzione liberale” da lei annunciata. Di uno che da tempo riteneva che per lei fosse venuto il momento del congedo politico, perché era andata in malora l’alleanza che faceva da fondamento della sua leadership: Gianfranco Fini non c’era più, la sintonia tra lei e Umberto Bossi era solo di facciata e di sorrisi, e per il resto la vostra coalizione pescava solo qualche parlamentare bramoso di “responsabilità” di governo.

Non antiberlusconiano - E comunque la mia è la lettera di uno che mai ha partecipato all’industria massmediatica dell’antiberlusconismo; di uno che in modo segreto e del tutto personale non ha mai smesso nei suoi confronti la simpatia umana di quel nostro brevissimo incontro professionale di vent’anni fa. Una cosa era non pensarci un solo istante a votare per lei, e questo almeno dal 1996. Altra cosa condividere l’antiberlusconismo totale e sistematico e ossessivo di quanti ancora un paio di sere fa si sono precipitati sulle piazze della politica romana a spasimare per una sorta di Piazzale Loreto psicotica che vedesse lei appeso per i piedi. L’antiberlusconismo asfissiante dei giornali che definiscono una “Liberazione” la sua caduta, e usano la “L” maiuscola come si dovrebbe fare solo quando vanno giù Joseph Goebbels o il Mussolini di Salò. Lei si è congedato. Il suo era un congedo stranecessario. Pace agli sconfitti. E silenzio in noi stessi, da quanto sono stratosferici i problemi che dobbiamo affrontare per sopravvivere in quanto democrazia industriale. È andata così, cerchiamo di capire il perché.

Franco Morganti, mio vecchio amico e complice in spirito liberale, lo ha scritto sul Corriere della Sera di ieri. Che fummo in molti nel 1994 a crederci, dopo la sua vittoria elettorale. Che stesse accedendo al potere un’Italia diversa, “con una rottura senza precedenti” rispetto alla nomeclatura politica della Prima repubblica. Ci credemmo in tanti che era venuto il tempo di “maggior liberalismo” e “meno tasse”. Ancora la sua prima caduta politica, dopo appena sette mesi di governo, avvenne all’insegna della scenografia di cui ho detto: i sindacati avevano mandato non so più quanti milioni di persone in piazza a controbattere i suoi propositi di alleggerimento della spesa pensionistica, una spesa pensionistica il cui rilievo quantitativo era allora come oggi terrificante. E lei salì al Quirinale a rassegnare le dimissioni. Tutto questo per ritrovarvi poche settimane fa, voi del Pdl e la Lega, divisi e spaccati esattamente su questo tema. La Lega dice di no alla richiesta dell’Europa di amputare quella spesa, perché una società moderna non la può sostenere, ed ecco che lo “spread” e tutti i suoi annessi e connessi vanno in malora e ci ritroviamo l’anno prossimo a dover pagare 15 miliardi di euro in più di interessi sul nostro debito totale. Altro che rivoluzione liberale. Un incrocio di veti reciproci e di impotenze che ha peggiorato la nostra situazione giorno dopo giorno. E io allibisco innanzi all’ipotesi di quelli che vorrebbero assistere a una bella contesa elettorale, a quelli che vorrebbero una riscossa della “politica” contro le “banche”, ossia al precipizio dei nostri conti e del nostro status di terza potenza economica dell’euro. Perché contrariamente a quello che sento dire da molti del centro-destra, in questo momento non è la “politica” sotto scacco. Sotto scacco è la “politica dei partiti” tali e quali li ha modellati la storia della Seconda repubblica. Sotto scacco è il bipolarismo farlocco che costringe noi italiani a dover scegliere tra Antonio Di Pietro e Daniela Santanchè, tra il gesto elegantissimo di “Tonino” che mulina il braccio destro sull’avambraccio sinistro e la pernacchia elegantissima di Bossi quando gli fanno il nome di Mario Monti.

Avanspettacolo e tragedia - Questa situazione dove l’avanspettacolo confina con la tragedia è purtroppo il punto di approdo oggettivo della Seconda repubblica. È qualcosa di molto più grande e terrificante che non il suo personale destino politico, presidente Berlusconi. Di questo si tratta, del rovinìo totale dell’architettura politica della Seconda repubblica. Ivi compresi dunque i programmi che lei annunciò e firmò in un celebre (stavo per dire famigerato) exploit televisivo. Programmi che di carta erano e di carta sono rimasti. Né può essere ritenuto indolore il fatto che lei ha vinto le elezioni del 2008 contro le  “tasse” decise dal governo di Romano Prodi, e che quelle tasse non le ha (non poteva) abbassate di un solo centesimo di euro pur disponendo di una maggioranza elettorale che appariva titanica. E allora a quali elezioni dovevamo andare, e chi contro chi, in queste dannate settimane che ci aspettano? Dobbiamo solo placare le fiamme che stanno bruciando la nostra casa. E meno male che Monti c’è.

di Giampiero Mughini

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Commenti all'articolo

  • dinci

    14 Novembre 2011 - 22:10

    No caro Mughini, juventino come lei, questa volta dissento. Berlusconi sarà ancora molto attivo e lo vedrà presto. Altro che ritirarsi.

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  • savj

    14 Novembre 2011 - 21:09

    Prendo in prestito questa espressione da un film attuale per identificare quei duemila tifosi di sinistra che hanno esultato per le dimissioni di Berlusconi. Intendiamoci, non li biasimo perchè hanno insultato Berlusconi, ma per la loro idiozia. In un momento così delicato e critico per l'Italia e direi per l'Europa, loro non trovano di meglio che esultare perchè va via Berlusconi con un tifo da stadio. Ma perchè credono che con l'uscita di Berlusconi i nostri problemi siano finiti? O che non siano chiamati con il nuovo Governo a fare sacrifici molto più gravosi? Se la pensano così vuol dire che, da perfetti idioti, non hanno capito niente di questa crisi e degli sforzi che sono stati fatti e che si devono ancora fare per superarla. Meno male che si tratta di una piccola minoranza di orbi e che la stragrande maggioranza degli italiani ha la maturità e l'intelligenza per capire e fare le proprie deduzioni.

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  • giusa1925

    14 Novembre 2011 - 19:07

    Un'altrro deluso della mancata sistemazione che adesso si vendica come Maramaldo.Perchè non li ha scritto prima queste Sue perplessità.Lo stimavo ma sono rimasto deluso della Sua acredine postuma.

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  • maxgarbo

    14 Novembre 2011 - 19:07

    caro Mughini, dopo la stangata di SuperMario appoggiata da Pd e 3 polo, le ricette amare del Pdl sono rosolio.... Molti, al momento delle nuove elezioni se lo ricorderanno, se poi tu non voti Berlusconi non importa. Goditi la pensione anche tum hai tutti i tuoi anni!

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