Cerca

Sinistra contro le belle ministre Ma brutta non vuol dire brava

Sugli scranni del governo cambia l'estetica: addio alle ragazze da reality, largo a tre sessantenni. Tutto oro quel che luccica?

Sinistra contro le belle ministre Ma brutta non vuol dire brava
Se non ora quando smettete di lamentarvi. Voi che poverette vi eravate abituate alle Brambilla, alle Gelmini, alle Carfagna, alle Meloni. Quante notti allucinanti dovete aver passato costrette sulle seggioline  scomode delle vostre cucine a vedere quelle ministre cinguettare in tv di materie così pretenziose come l’istruzione, i giovani e l’ambiente. E loro alte, quasi tutte, insopportabilmente carine, addirittura in gonna e tacchi a spillo le sciagurate.  Ve li ricordate i tailleur neri della Carfagna? Che orribile insulto per le lady dei salotti milanesi vedere gli occhi sgranati del ministro alle Pari Opportunità e doversi «prostrare» all’idea che «la vita finisce a trent’anni», che puoi essere figa e pure ministro. Roba da accanirsi sul telecomando, mandare in frantumi la tazza di deteinato  e scendere in piazza al grido «se non ora quando». Tanto pregnante il movimento di neo femministe che dopo un anno di onorata carriera fatichi a trovarne traccia  su google, figurarsi nelle piazze. 


E invece succede che ti svegli una mattina e ti ritrovi catapultata nell’era del montismo. Con la pregevole penna di Natalia Aspesi che su Repubblica appunto verga l’era delle nuove ministre. Dunque alzate i calici signore. Perché al governo  non siedono tre ragazzotte in età da reality show. Ma tre signore (Cancelleri, Severino, Fornero) sui sessanta, vestite con «tailleur un po’ squadrati, possibilmente con pantaloni comodi. Bei tacchi solidi». Pensate, sono persino «nonne». E chi non la vorrebbe la propria nonna al governo, che fra una torta e l’altra ci aggiusta i conti e raddrizza la giustizia. Certo hanno anche curricula di tutto rispetto, le ministre, decenni di studio, lavoro, impegno, carriera e successo professionale alle spalle. Ma quanto vuoi che conti per una sinistra galvanizzata dal governo Monti e molto più dall’uscita di scena di Berlusconi andarsi a perdere nei dettagli di quelle onorate carriere quando è tanto facile e morboso stroncare «le  belle gambe,  le cascate di capelli rossi e la capacità vanesia di rimbeccare con sarcasmo nei talk show» delle ministre dell’era berlusconiana? Signore e signorine la cui unica consolazione era di non potersi «definire più incompetenti della maggior parte dei colleghi maschi,  oltretutto quasi sempre bruttissimi».

Qualche giornale – dai più autorevoli fino all’Unione sarda – è riuscito persino nell’operazione straordinaria di accostare le fotografie delle neoministre e quelle del governo Berlusconi, come se la taglia 42 della  Gelmini e della Prestigiacomo - per non parlare del caschetto nero della Carfagna - fossero la ragione del fallimento del governo Berlusconi e  il grigio funereo dell’abito delle Cancellieri, il look senza vezzi della Severino,  la dimostrazione che d’ora in poi saranno solo rose e fiori. No non è quello il problema. Non è con l’aspetto, l’età, la misura dei pantaloni che si fa un buon governo. Non è l’essere giovani e avvenenti una prova di fallimento. E non è l’essere sessantenni e sobri la garanzia di un successo. Ci saremmo aspettati giudizi più pregnanti. Chessò, un garbato riferimento ai contenuti del programma del governo Monti. Un generoso plauso a un presidente del consiglio che per la prima volta parla di donne, dell’esigenza di  conciliare lavoro e figli, e di agevolazioni fiscali per le aziende che le assumono.  Che è vero fa tanto “categoria protetta” ma è comunque un inizio.  Invece ci barcameniamo ancora fra commentatori che citano la  «birichina» Meloni, la «presuntuosa» Gelmini, per non dire della «lacrimosa» Prestigiacomo. E al contempo si sentono rassicurati dalle solide neoministre. Ultrassesantenni, badate, perché l’età è importante, ma «di aspetto giovanile e senza civetteria». «Hanno le perle in comune  le tre donne del governo Monti» (citiamo sempre «Repubblica») «una collana per la Cancellieri e la Severino, orecchini a schiarire il volto della Fornero». Non fraintendete.  Siamo sicuri  che le neoministre si comporteranno benissimo. Non dubitiamo che la Cancellieri, già solido prefetto della Bologna commissariata e disfatta dall’era Delbono, farà come e meglio di Maroni al Viminale. Lei che, pensate, è tanto lontana dalla casta da andare a Roma col primo treno disponibile. Ma lasciamo stare la taglia, l’età, il tacco grosso e il pantalone comodo. Quelli al massimo ricordano la Merkel. E non sono garanzia di bontà e buon governo.

di Simona Bertuzzi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • ila-ria

    21 Novembre 2011 - 22:10

    Provo vergogna per lei, perché evidentemente lei non è capace di vergogna. Com'è possibile che una donna scriva cose del genere? Dico "cose", perché parlare di "articolo" è decisamente inappropriato.

    Report

    Rispondi

  • xindicativo

    20 Novembre 2011 - 12:12

    Ancora pretestuosamente cito l’unione sarda …..in buona sostanza l’unione di tutte le regioni dal codice deontologico e dalla filosofia , dall’idem sentire , hanno di fatto realizzato una lega ; una lega che , a differenza della nord la quale ha rispettato in pieno le regole di democrazia non portando “a casa bottini di rapine altrui” anzi moricchiando di crepacuore rischiando di scomparire come i principi di legalità , divorati dal cancro violento , dna intrinseco del parassita rapace , filosofia dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo , spirito di morte antitetico a quello di vita che a volte pervade l’imprinting di taluni governi della repubblica legittimamente voluti , ma sistematicamente abbattuti dal magma nero , dalle colonie di batteri e virus , padroni incontrastati delle vite di tutti noi. La logica non è una contesa dove il vincente ricostruisce e impone il proprio modello ai vinti , no , è la morte che insegue la vita per annientarla strategia ed obiettivo , spirito di morte per la morte punto. Questi mondi in costante ascesa , oramai maggioranza, sono anche in cravatta , ma con il colletto della camicia sporco, peggio di indigeni i quali intimizzano cannibalizzando ciò che ritengono prezioso mangiandoselo…..i distruttori no, hanno paura , perciò tendono a far scomparire la vita , nell’acido per esempio , od attraverso simbologie parametafisiche pregne di superstizione , frutto di menti deboli , di ceppi mal nati , di prototipi non riusciti nella costruzione del creato. Gli animali in questo senso sono molto migliori dei disumani , in quanto uccidono fisiologicamente per istinto di sopravvivenza , per conservazione; la pulsione distruttiva, autodistruttiva , è la schizofrenia genetica , è malformazione razziale addirittura ma probabilmente riparabile se l’ingegneria genetica , come il governo Monti , riuscirà a far presto. Chi pensa ad esagerazione si fermi un pochino a guardare riflettendo , solo un po’.

    Report

    Rispondi

  • xindicativo

    20 Novembre 2011 - 11:11

    Quanto all’unione sarda , col massimo rispetto rimanga ancora ad avere il suo imprimatur in una logica federalista che non è poco! Come ad esempio i giornaletti local senza infamia e senza lode tipo l’eco di Bergamo, la gazzetta di Mantova ecc…La supposta presunzione che attribuisce a cotal testata è direttamente proporzionale alla performance che l’isola ha avuto grazie alla bellezza del suo mare , dagli investimenti dei miliardari per fortuna……anni fa potevano vantare “società di primordine” che fatturavano abbastanza ed hanno finanziato anche” inconsapevoli usufruttuari “ . Da banditi ad Orgosolo, Anonima Sarda, rapimenti spa, sono la dimostrazione di una soluzione di autofinanziamento, uno stile più “diretto” sulla via della equa distribuzione delle risorse, un anticipo lungimirante fatto in casa della patrimoniale. I grandi “statisti sardi” dai Segni a Cossiga in un certo senso han rappresentato “garanzie “ istituzionali “ per l’isola, giustamente , come altri per Calabria , Campania, Sicilia e via via..Anonime in azione con rapimenti e criminalità ……oggi lo stato si appresta ad essere federale perché divenuto sommatoria rappresentativa di tutto “codesto patrimonio culturale”….viva l’Italia.

    Report

    Rispondi

  • frank-rm

    20 Novembre 2011 - 07:07

    La maggior parte dei commenti sono s suo sfavore. Lei è anche l'autrice dell'articolo che apparve su Libero in occasione dell'apertura dell'anno accademico e che ci parlo della nuova pettinatura della Gelmini? Ma lei è una giornalista vera o una precaria alla quale vengono commissionati gli articoli?? Comunque fosse, Chi e Novella le sarebbero più consoni.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog