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Paragone: perché non possiamo fidarci dei banchieri

Ci consegnamo a chi ha messo in ginocchio l’economia invece di sostenerla. Suggerimento al governo: Gotti Tedeschi

Paragone: perché non possiamo fidarci dei banchieri
La democrazia è davvero sospesa? Non ne farei un dramma, altre volte le regole della partecipazione sono andate a farsi benedire e nessun professorone ha battuto ciglio. Un esempio su tutti: l’euro. Ci siamo entrati senza aver interpellato il popolo: votiamo referendum su ogni cosa, perché non ce n’è stato uno proprio sull’ingresso nell’euro (che non mi sembra questione di poco conto)? Forse perché si temeva un giudizio negativo? Insomma, anche stavolta se davvero ci fosse una sospensione della democrazia diciamo che... ahimè ci siamo abituati. Da tempo è in corso una forma di democrazia dove il più forte dà le carte e il debole abbozza. Ebbene oggi la finanza è forte mentre la politica è dannatamente debole (a tratti pure ridicola). La finanza è talmente forte che in aula Mario Monti si può permettere di commentare che in Italia non esistono poteri forti, aggiungendo: «Magari ce ne fossero...». Caro Monti, se in Italia la modernità è il solito miraggio è proprio perché certi poteri non vogliono perdere... potere.

In Parlamento è stato chiaro a tutti che la politica è talmente debole che ci ritroviamo con un governo di dotti medici e sapienti (per usare il titolo di una canzone di Edoardo Bennato), in cui i dotti e i sapienti anziché azzeccare in passato le cause della crisi si siedono al posto dei governanti per risolverla.
Il governo dei secchioni lo ha definito Belpietro. Vero, ma non sempre i primi della classe poi riescono nei miracoli. Mario Monti si dovrà misurare con decisioni impopolari (una su tutte: tagli con la scure la spesa pubblica!) e farle approvare da un parlamento che finora su certe decisioni impopolari ha dimostrato di spaccarsi non solo tra destra e sinistra, tra maggioranza e opposizioni, ma soprattutto secondo le appartenenze ai propri ordini professionali. In altre parole, non vedo agevole per il professore varesino prendere per mano l’Italia e farla uscire dalla palude. Non videro da analisti le cause della crisi, non so come possano oggi farcela da tecnici prestati alla politica.

Non mi convince nemmeno quella disponibilità dei banchieri a mettersi al servizio del Paese. Mi sembra una frase di una retorica lunare: se davvero i banchieri avessero voluto mettersi a disposizione del Paese avrebbero dovuto non lasciare da soli i giovani che chiedevano un mutuo sulla prima casa, gli artigiani che speravano in un fido per tenere in piedi l’azienda, gli imprenditori che si vedevano sbattere la porta in faccia dal capofiliale non appena esponevano due idee di riconversione industriale. Ecco, lì i banchieri dovevano dimostrare di essere a servizio dell’Italia. Del conflitto di interessi di Corrado Passera mi interessa ben poco (sul tema ci siamo esercitati tante volte in passato e non possiamo scrivere contraddicendoci), da Passera mi aspetto un’idea di sviluppo precisa, in profondo distacco da come finora ha vissuto nelle vesti di banchiere. Le banche non sono il male in sé, ma si sono comportate male, malissimo, in questa fase di crisi. C’è un pezzo di società che è entrata in crisi anche perché le banche erano troppo impegnate a far girare la pallina della speculazione. La banca – dicevo – assolve una funzione che è anche sociale (e non basta finanziare con le fondazioni quattro convegni del piffero o fare le elemosina per mettersi l’anima in pace!), nel senso che non può estraniarsi quando la società si sfilaccia e vorrebbe ritrovarsi. È un discorso di sinistra? No, è un discorso che ha fibre di dottrina sociale e di sano liberismo.

Siccome non vorrei apparire disfattista, faccio un nome (anzi, lo rifaccio perché mi è capitato di citarlo altre volte nei miei scritti). Lo suggerisco al governo Monti e a Passera in particolare, è quello di Ettore Gotti Tedeschi, banchiere di lungo corso (oggi è a capo di uno Ior trasformato), attento alla dottrina sociale, persona trasparente. “Denaro e Paradiso” o “Spiriti Animali, la concorrenza giusta” (titoli di due libri scritti da Gotti Tedeschi) possono prestare idee moderne, di un giusto capitalismo, utili per cambiare passo. Ecco, una personalità come il presidente dello Ior potrebbe servire a Passera per declinare sviluppo ed equità sociale in un momento assai turbolento. Per le famiglie, per i giovani, per le imprese. Ci pensi.

di Gianluigi Paragone

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Commenti all'articolo

  • smith&wesson

    21 Novembre 2011 - 14:02

    C'è qualcuno che deve tornare a scuola, alcuni commenti sono illeggibili e privi di un qualsiasi costrutto logico. Soggetto predicato complemento, non è tanto difficile. Poi passiamo alla punteggiatura.

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  • ANOTHARJOINT

    21 Novembre 2011 - 13:01

    Daccordissimo su tutto... Il problema è che neanche il voltagabbana Paragone è credibile. Paraculo

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  • marc59

    21 Novembre 2011 - 10:10

    L'ho già esposto qualche giorno fà il dubbio. E la Bindi sostiene che non esiste alcun conflitto di interessi! Ma vada a f......... lei e i suoi amici di merende:

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  • sdavids

    20 Novembre 2011 - 18:06

    Siamo un popolo di pecoroni, ecco quello che siamo. Abbiamo perso la dignità di scelta di chi ci deve guidare.

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