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Da Monti marea di soldi a banche

Governo e Bankitalia hanno allo studio una garanzia pubblica per 90 miliardi di bond

Da Monti marea di soldi a banche
Mario Monti come Silvio Berlusconi. Dal cilindro del nuovo premier, finora, è uscito ben poco e quello che sta per saltare fuori non è poi così originale. Una garanzia statale per le banche è infatti allo studio del Governo, secondo quanto annunciato ieri dal direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni. E basta scorrere qualche archivio per scoprire che nell’autunno 2008, con i mercati finanziari in piena  emergenza dopo il crac del colosso Usa Lehman Brothers, il Cavaliere mise al riparo gli istituti di credito del nostro Paese da attacchi speculativi introducendo un inedito,  doppio paracadute pubblico: uno per i conti correnti dei cittadini (che si affiancava al fondo del settore con protezione fino a 100mila euro) e uno per i depositi interbancari, cioè gli strumenti che servono alle banche per scambiarsi denaro. Due mosse necessarie a evitare che gli istituti andassero in affanno con la liquidità.

A distanza di tre anni il quadro è peggiorato e i problemi di liquidità sono sempre più gravi. Ed ecco che rispunta l’idea di una garanzia pubblica. L’unica differenza (tecnica) è che stavolta lo Stato proteggerà le nuove emissioni obbligazionarie delle banche. Un modello collaudato, a esempio, per i buoni fruttiferi postali: se i soldi non vengono restituiti dalla banca emittente (o le Poste), i sottoscrittori possono battere cassa con lo Stato C’è da dire che la misura non sarà marchiata col made in Italy visto che è stata stabilità al G20 di Cannes lo scorso 26 ottobre e pertanto dovrà essere applicata in tutti i grandi paesi del mondo. Quindi non soltanto in Italia, dove, comunque,  i grandi gruppi creditizi tireranno un sospiro di sollievo. Nel 2012 scadono infatti circa 90 miliardi di euro di bond bancari e l’ombrello pubblico farà comodo a  Unicredit (31 miliardi in scadenza),  Intesa (22), Banco popolare (13), Monte  paschi di Siena (11), Ubibanca (10), Credem (2) e PopMilano (1).

  Una mossa, quella su cui sta ragionando per ovvie ragioni di competenza anche Bankitalia, che dovrebbe bilanciare l’imminente stangata fiscale:  da gennaio  sui bond delle banche  la tassazione passerà dal 12,5% al 20%, per via della stretta sulle rendite finanziarie decisa da Berlusconi con le manovre estive.  Non solo. «Le banche» spiega un economista «devono studiare rendimenti paragonabili» a quelli dei titoli pubblici, divenuti appetitosi dopo la corsa dello spread tra il btp del Tesoro italiano e il bund tedesco e avvantaggiati dal fisco soft al 12,5%. Le banche italiane non possono fallire l’appuntamento coi rinnovi: un passo falso cagionerebbe guai enormi sul fronte della  raccolta con evidenti ripercussioni sui crediti a famiglie e imprese.


 Tutto questo mentre va ancora risolta la faccenda sui rafforzamenti patrimoniali, cioè il secondo pilastro anticrisi deliberato a Cannes. Le trattative con l’autorità europea (Eba) - che ha imposto  aumenti di capitale per 14,7 miliardi di euro alle banche del nostro Paese - sono state ieri al centro di un incontro a porte chiuse a Francoforte. Attorno al tavolo i rappresentanti della Bce, della Federazione bancaria europea, dell’Eba e degli istituti del Vecchio continente. Le banche della Penisola potrebbero avere  difficoltà e il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, ieri da Padova ha detto che con l’Eba  «cercherà di trovare soluzioni meno penalizzanti». 

di Francesco De Dominicis
twitter@DeDominicisF

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