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Il ricatto dei sindacati spacca il Pd

La luna di miele tra il Pd e il governo finisce sullo scoglio dell'anzianità. I democratici si dividono tra i riforrmisti e la sinistra

Il ricatto dei sindacati spacca il Pd

«Con un governo che non vuole dirci nulla, non è che possiamo aprire il petto e dire: sparateci». Pier Paolo Baretta, Pd, reduce da una riunione di oltre due ore a Montecitorio sul tema delle pensioni, descrive alla perfezione lo stato d’animo che c’è in queste ore in gran parte dei democratici. Va bene sostenere il governo Monti, come si è scelto di fare, anche su invito pressante del Capo dello Stato. Ma ogni sostegno ha un limite. Non è che si può comprare a scatola chiusa. Una riflessione che dice del travaglio in corso nel Pd. «Nessuno sa cosa ha in mente il governo, speriamo di capire qualcosa lunedì», mugugnava ieri un altro dirigente. Speriamo. E comunque, si dice, lunedì bisognerà fissare alcuni punti. Perché, come ha detto Pier Luigi Bersani, «non si tratta di porre condizioni, ma di dire le proprie idee. Noi le abbiamo presentate e ci aspettiamo che a queste idee non si rimanga sordi e disattenti». Parole che tradiscono una palese insofferenza per l’autonomia con cui Monti si sta muovendo. Ma quali idee? Quali paletti? Questo è l’altro problema.

Al momento esistono due linee nel Partito democratico in materia di pensioni. Alla riunione di ieri erano presenti i componenti della commissione Lavoro di Camera e Senato, i capigruppo delle commissioni Bilancio, il responsabile economico Stefano Fassina, il coordinatore delle commissioni economiche, Francesco Boccia, il segretario Bersani. Su una cosa tutti sono d’accordo: no al blocco dell’adeguamento delle pensioni più basse all’inflazione. «Se intervieni su quelle sotto i 30mila euro, ammazzi le fasce deboli», spiegava Boccia. Ma sugli assegni di anzianità, le strade tornano a dividersi.
L’area più filo-Cgil (Fassina, Damiano, Nerozzi) è contraria a qualsiasi intervento. Quella più riformista (Boccia, Treu, Ichino) è pronta a discuterne. A patto che i risparmi non servano a far cassa, ma siano destinati ai giovani. E che, insieme, si preveda la patrimoniale e un intervento sui «ricchi che hanno i conti in Svizzera», come aggiunge Boccia. Tra le due linee, al momento, non c’è un compromesso. Dovrà cercarlo Bersani. Che, personalmente, propenderebbe per la posizione più riformista. Ma deve fare i conti con l’ala gauchista del partito e il fuoco di sbarramento della Cgil: se verrà bloccata la rivalutazione delle pensioni e si supereranno i 40 anni di contributi per le pensioni d’anzianità «non staremo zitti», ha messo in chiaro Carla Cantone, segretaria dei pensionati Cgil.

La luna di miele tra il Pd e il governo dei tecnici, insomma, rischia di finire lunedì. Quando Elsa Fornero, ministro del Welfare, illustrerà la sua riforma delle pensioni. Al Nazareno, per esempio, insospettisce la «fretta» con cui la squadra di Monti sta preparando queste misure. «Lascia pensare che non si voglia fare un intervento di sistema, ma che si punti solo a raccimolare dei soldi per ripianare il debito». Altro motivo di insofferenza, tra molti democratici, è la scelta di Monti di non trattare più di tanto con i partiti. I contatti, ovviamente, ci sono. Ma senza i tavoli della concertazione a cui Romano Prodi aveva abituato. «Nessuno sa cosa ha in mente il governo...», si lamentava ieri un dirigente. Anche se, in realtà, ci sono alcune significative eccezioni. Ichino, per dire, si sente spesso con il ministro Fornero. E ieri, poco prima che iniziasse un dibattito pubblico tra Damiano, Baretta, Giuliano Cazzola, il presidente dell’Inps e Tiziano Treu, quest’ultimo era al telefono con la Fornero, in arrivo da Bruxelles. Intanto, sul palco, Baretta spiegava che «la Dini va già bene» e «i 40 anni di contributi vanno salvaguardati, non c’è nessuna ragione per metterli in discussione». A Bersani toccherà decidere chi scontentare. Anche se nel Pd si ammette che, alla fine, non ci sarà scelta. «Non possiamo permetterci di non votare quello che Monti ci presenterà». Non è il massimo della convinzione, ma è questo è.

di Elisa Calessi

 

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Commenti all'articolo

  • zelia

    02 Dicembre 2011 - 22:10

    mi chiedo che cosa stanno ancora a fare al parlamento questi vigliacchi che fanno finta di nn accettare le condizioni di monti...cacciarli via dal parlamento e togliere gli stipendi nn servivano prima ora ancora meno...siamo stati venduti da maggioeranza e minoranza...chissà quanta fame dovrà soffrire il popolo ma per x loro nn sarà facile nascondersi quando la miseria sarà insopportabile e la rabbia incontenibile......siamo stati presi in giro e paghiamo i debiti dei politici...nn si potrà tollerare a lungo..

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  • dubhe2003

    02 Dicembre 2011 - 19:07

    ...be at rest ? So not party!!

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