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L'unica opposizione a Monti? La "pasionaria" Radio Maria

La voce di padre Livio ricostruisce l'atmosfera surreale in cui è caduta la politica: contesta Bersani stretto tra Monti e sindacati

L'unica opposizione a Monti? La "pasionaria" Radio Maria

Nell’Italia democratica, repubblicana, costituzionale e via dicendo, dove sta la voce popolare in nome della quale le nostre istituzioni esercitano la loro sovranità? Silente il Parlamento, la sola voce popolare che è rimasta e che parla schietta nell’etere è quella di padre Livio, dalla rassegna stampa di Radio Maria, vero contraltare di Massimo Bordin su Radio Radicale. Fra segni di raucedine, pause esclamative, intonazione della voce, padre Livio ricostruisce l’atmosfera surreale in cui è piombata la classe politica, con Bersani (figura di spicco dell’ex partito del lavoratori) che dichiara di appoggiare Monti, e che, di fronte alla riforma delle pensioni, dichiara algidamente che le riforme delle pensioni vanno bene per alcuni versi sì e per altri no. Ma di grazia, quali sarebbero questi versi?

C’era un tempo in cui si diceva tanto peggio, tanto meglio. Ricordate? I comunisti pensavano che il loro sogno di giustizia e di libertà coincidesse con lo scoppio della rivoluzione. Per accelerarla erano convinti che il peggioramento delle condizioni economico-sociali della popolazione sarebbe stato utilissimo. Le famiglie sarebbero state ridotte alla fame? Si sarebbe accelerato il corso della storia. All’epoca dell’unità d’Italia, le cose sono andate più o meno allo stesso modo. Per desiderio di potere e di ricchezza, per odio verso la chiesa (e disprezzo per gli italiani cattolici), è stata messa su un’operazione che avrebbe dovuto portare al trionfo del progresso e della democrazia. Risultato? Siamo stati trasformati in un popolo di emigranti. 


Oggi siamo daccapo. Anche oggi ci sono di mezzo i tecnici. Gira su internet un video in cui Mario Monti afferma: «Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi per fare passi avanti». Bisogna quindi che «il senso di appartenenza dei cittadini a un collettività nazionale» sia costretto a fare un passo indietro. Non costretto non lo farebbe mai: «solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile, conclamata». La crisi c’è! È il momento che i cittadini cedano il potere.


di Angela Pellicciari

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Commenti all'articolo

  • GMTubini

    03 Dicembre 2011 - 13:01

    Quando si dice pane al pane e vino al vino!

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  • franz k

    03 Dicembre 2011 - 10:10

    Non toccateci il grandissimo padre Livio.Uno il cui senso del cristianesimo e della realta' supera di un milione di volte quello dei politicanti e tecnocrati voraci che abbiamo in Italia ed in Europa.

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