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Nelle mani di Heil Merkel: Angela ci impone la stangata

Tanti sacrifici soltanto per convincere la cancelliera che deve giustificare ai suoi le aperture all'Europa. Giacalone

Nelle mani di Heil Merkel: Angela ci impone la stangata

Per mettere tasse non c’era bisogno di scomodare tanta brava gente, né competenze che, a leggere quel che il pudore non riesce ad arginare, il mondo sembrerebbe invidiarci. Diciamo che sarebbe bastato anche l’ultimo dei politicastri. Sicché, in una simile situazione, dopo avere imprecato contro un mondo politico colpevole d’essersi affondato, con ciò stesso mettendo nel congelatore la sovranità popolare, non resterebbe altro che suggerire al professor Monti di rallegrarsi per la montagna di vitalizi e pensioni che è riuscito ad accumulare (e cui si guarda bene dal rinunciare), ma di non accanirsi sugli altri allo scopo di soddisfare quel certo languore di gloria che certi posti portano sempre con sé. Invece vi propongo una lettura meno immediata, volendo continuare a credere che c’è intelligenza in quel che vedo, e non solo obbedienza acritica a ordini illegittimi.

Non occorre essere professori d’economia per comprendere che in un periodo di recessione procedere ad aumentare le tasse significa pestare sugli zebedei dell’affetto da orchite. Non ci vuole un genio per stabilire che le aliquote Irpef salgono solo per chi paga le tasse, sicché la promessa di farle pagare agli altri va a farsi benedire. E non serve altro che un osservatore immune da ipocrisia per affermare che redditi inferiori ai centomila euro sono considerati da “ricchi” solo nel mondo degli imbroglioni (solitamente pagati dieci volte tanto). Perché, allora, il governo s’appresta a varare questa roba? Per due ragioni.

La prima è che non sanno fare altrimenti. Né loro né altri, perché per pensare e agire diversamente occorre una merce oggi non disponibile: idee e consenso elettorale. La seconda, però, induce alla riflessione. Rivolgiamo lo sguardo fuori da casa nostra, ricordando sempre che viviamo una doppia crisi: in parte interna e prevalentemente dell’euro. Vediamo che la Germania s’è convinta del disastro cui stava dirigendosi, decidendosi a muoversi per salvare non solo le proprie banche, ma anche l’euro e, se capita, l’Europa. Si muove lentamente e malamente, ma si muove. La signora Merkel ha paura di perdere le elezioni, ed ha anche paura che il solleticato egoismo dei suoi connazionali porti male al continente, quindi s’è messa a drammatizzare tutto, in modo da giustificare la virata. Ciò serve, assieme agli appelli lanciati da Sarkozy, che la stampa francese descrive come salvatore dell’euro, per propiziare il Consiglio europeo del prossimo 9 dicembre. C’è un dettaglio: nessuno se la sente di farsi considerare troppo buono con quei fetenti degli italiani, i quali sono accusati, in superficie, per la propria indisciplina e per la propria classe politica di lestofanti crapuloni (cose che ci diciamo da soli, con scarso amor proprio e senza riguardo per la democrazia), ma sono temuti, nella sostanza, perché segnano tassi di crescita delle esportazioni che gli altri se li sognano. Quindi: l’italiano deve pagare.

E qui arriva Monti, il riscossore. Lunedì si riunisce il governo, martedì si passa alle cose serie, ovvero Porta a Porta, e si grattugia sull’Italia una dose generosa di dolore. Si spera che il Paese reagisca lamentandosi, così si va in Europa a dire: fatto. E si passa al Consiglio del 9. Qui, delle due l’una: o le cose vanno bene, nel senso che si avvia la revisione dei trattati e si varano provvedimenti immediati per il blocco della speculazione sui debiti sovrani (leggi maggiori poteri alla Bce), oppure si traccheggia, facendo l’ennesimo buco nell’acqua. Ecco, in questo secondo caso il governo Monti farà bene a ritirare e rimangiarsi tutto, perché sarebbero dolori sprecati e soldi buttati. Il patto deve essere: noi aiutiamo l’Europa, ma se l’Europa non si aiuta da sé noi cancelliamo ogni decisione presa.

Questo, cari lettori, è il mio contributo d’ottimismo, costruito sul presupposto che il capitano conosca la rotta e non stia andando a casaccio, guidato dalle sirene (intese come ingannatrici). Una cosa, però, non mi torna: con tanta bella cultura accademica a disposizione, possibile che sul lato sviluppo non si sia riusciti ad andare oltre le aste sul quaderno a quadretti? Ci sono tante idee già pronte, che si possono inserire anche di domenica (lavorate, vero?, io sempre). Suvvia, fateci una sorpresa.

di Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it

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Commenti all'articolo

  • Razional

    04 Dicembre 2011 - 19:07

    Diciamo la verità, i lor Signori Merckel, Sarkozy e Monti rispondono a interessi nazionali oppure a interessi dei poteri forti ?? E' strano che la Merckel abbia utilizzato espressioni forti "a orologeria". Non esiste, ma se esistesse una giustizia internazionale si indagherebbe sulla effettiva autonomia di pensiero di questi signori. Ci spieghino meglio...CHI SONO, QUALI INTERESSI SOSTENGONO... Qualcuno ha giurato sulla nostra Costituzione !!! Attenzione... si ricordi che prima di tutto, prima di tutti gli interessi finanziari (MERCATI !!! TRILATERALE !!!) si ricordi che è ITALIANO...

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  • aifide

    04 Dicembre 2011 - 19:07

    e si consente alla germania di riunificarsi, dimenticandosi le loro responsabilità nella second aguerra mondiale, è giusto che una nessuno come la Merkel - esattamente come Hitler - cerchi di affermare la supremazia della Germania sulle altre nazioni europee, Francai compresa. Probabilmente quella macchietta di presidente francese non sa o non ricorda che Hitler aveva dato ordine di radewre al suolo Parigi. Oggi i mezzi sono molto più raffinati: si strozzano economicamente gli avversari, riducendo la popolazione sul lastrico, e ci si candida al ruolo di superpotenza economica. Se non fermata in tempo la Germania replicherà anche in questo secolo quelle aspirazioni egemoniche che fanno parte del DNA del popolo tedesco.

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