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Lavoro: il piano del governo

Possibile una riforma degli ammortizzatori sociali, necessaria dopo la stretta sulla previdenza. Poi si ritocca l'articolo 18

Lavoro: il piano del governo

Le pensioni hanno surriscaldato gli animi, e sul lavoro tra governo e sindacati - che si accaniscono soprattutto il ministro Elsa Fornero - è già guerra. Il tavolo di confronto tra le sigle e tutte le parti sociali per la riforma del mercato lavorativo si aprirà in gennaio: di questo, la Fornero, è sicurissima nonostante le boradate che ha ricevuto negli ultimi giorni. Fino ad ora, però, non è filtrata quasi alcuna indiscrezione sulla strada che verrà seguita per battere il dualismo che oggi incatena il nostro mercato del lavoro: una minoranza di protetti dal contratto e una maggioranza di esclusi (l'esercito dei precari).

Ammortizzatori sociali - Tre le urgenze, quella della riforma degli ammortizzatori sociali resa più urgente dalla stretta sulla previdenza. Il Governo si sussurra che potrebbe puntare a un'estensione a tutti i lavoratori dell'idnennità dei disoccupazione all'80%, una misura che si potrebbe coniugare all'abbandono dell'attuale assetto della cassa integrazione a zero ore (che oggi interessa circa 500mila lavoratori) per poter così puntare su forme di tutela del reddito legate alla condizionalità che il lavoratore rimasto senza impiego si rimetta sul mercato con percorsi di riqualificazione.

Articolo 18 - La misura successiva potrebbe essere quella della riforma e della semplificazione del nostro diritto al lavoro: uno sfoltimento della miriade di leggi che si sono accumulate nei decenni e che si applicherebbero solo ai futuri contratti, stipulati dopo il varo della riforma. In particolare - e questo sarà e già è uno dei terreni di scontro più accesi - si mira al superamento dell'articolo 18 dei lavoratori con la massima diffusione di contratti a tempo indeterminato con estensione a tutti i neo assunti delle tutele contro i licenziamenti; in parallelo andrebbe aperta la strada alla possibilità di licenziare per ragioni economiche o di riorganizzazione.

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Commenti all'articolo

  • enio rossi

    20 Dicembre 2011 - 11:11

    Pensiamo alla ipotesi di cacciare tutti i parlamentari e loro accoliti con grande riduzione di sprechi. Poi, dato che dobbiamo competere alla pari in UE , copiamo ed applichiamo le leggi che fanno i tedeschi. Se vanno bene in Germania perchè non da noi? Saremo mica da meno

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