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Il pranzo della pace tra Silvio e Mario

Monti riceve Berlusconi a Palazzo Chigi: una "colazione di lavoro" che serve a stemperare le tensioni

Il pranzo della pace tra Silvio e Mario

Silvio Berlusconi torna a Palazzo Chigi. Ma a pranzo. Nessuna nostalgia, zero voglia di ricandidarsi: l’uomo nuovo è Angelino Alfano e «sarà lui il candidato premier del Pdl», fa sapere in un’intervista al settimanale Chi. «C’è bisogno di un ricambio generazionale e tutto il partito sostiene Angelino». Priorità alla legge elettorale, che «deve essere modificata. Vedremo cosa dirà la Corte Costituzionale sui referendum», anticipa, «ma si è palesata la voglia di preferenza. Resta importante il premio di maggioranza al Senato». Un Cavaliere, dunque, non più in pista per la premiership, ma super attivo sulla scena politica, come dicono i suoi: di mollare Silvio non ci pensa proprio. Non perché abbia dei rimpianti («non ho mai avuto passione per la politica e viaggio su aerei più belli di quelli di Stato»), semmai è dispiaciuto per le sorti dell’Italia. «Sono preoccupato», ha detto a margine della cerimonia prenatalizia al Quirinale. «Ma se lavoriamo tutti insieme l’Italia ce la può fare». Per il fondatore del Pdl sono giorni di full immersion istituzionale: tutti lo vogliono, tutti lo cercano, Beppe Pisanu che lo bacia, possibile che scappi un attimo di assopimento com’è parso mentre Napolitano parlava. «Discorso completo e condivisibile», dirà alla fine il Cav, che poi ha improvvisato un mini-comizio con replica al presidente della Repubblica. Se per l’uomo del Colle il governo di Monti «non è una democrazia sospesa», per Berlusconi è comunque «una cosa anomala rispetto al normale svolgimento della legislatura».

Il successore oggi l’ha invitato a pranzo a Palazzo Chigi con Gianni Letta, altro ex inquilino illustre. Manovra, economia, pensioni, articolo 18: il menu non è certo light. Anche perché, Berlusconi lo dice chiaro, «se questa manovra l’avesse fatta il mio governo mi avrebbero linciato». Indigesta la norma sulla tracciabilità dei pagamenti oltre i mille euro inserita nel decreto. «Mille euro, che poi sono 999, è troppo poco e lo dirò a Monti. Ho avuto proteste vibranti da chi vende cose di lusso, come gioiellieri e antiquari, perché molte volte quando fai certi acquisti non vuoi che altri lo sappiano, per esempio la moglie o i colleghi».

In serata il Cav ha riunito a cena deputati e senatori. Con i pidiellini anche gli ex Responsabili di Pt, ma non la Lega, argomento su cui il leader di Arcore mantiene la consegna del silenzio. Alla base della crisi il dissidio sul sostegno al governo dei prof, che l’ex primo ministro ha ribadito di volere appoggiare anche intervenendo al telefono ad una cena di iscritti altoatesini. Sostenere «con lealtà» l’esecutivo dei tecnici significa allontanare, le elezioni anticipate, cosa che una fetta del partito (specie ex An) vuole, invece, in tempi rapidi.

Il Cavaliere, poi, non ha lesinato battute ai cronisti: «Non sapete il piacere che dà ora vedere i giornali». A chi gli fa notare che, quindi, è finito il suo “embargo” rispetto all’informazione, arriva pronta la replica: «Beh, scorro le prime pagine, magari uno lo leggo». E per i  milanisti niente Tevez: «Non lo corteggio, costa troppo. Il Milan ha già una rosa per vincere lo scudetto», ha tagliato corto. «Però Pato deve giocare di più». 

di Brunella Bolloli

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Commenti all'articolo

  • fossog

    21 Dicembre 2011 - 19:07

    Ipocrisia, o vomito, scegliete voi .... di certo non vedo persone per bene, ma solo persone indegne che si ingozzano dicendo che lo fanno per noi.

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