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Fornero, l'ennesima delusione: Elsa si rimangia gli annunci

Anche il governo dei prof sbatte sul totem: retromarcia del ministro sull'articolo 18. Poi punta il dito contro i giornalisti

Fornero, l'ennesima delusione:  Elsa si rimangia gli annunci

Per essere una «tecnica», bisogna dire che il ministro Elsa Fornero ha imparato i trucchi dei politici alla velocità della luce. Prima la frignatina propedeutica alla mazzata sui pensionati, sferrata poi senza ripensamenti. Ora la retromarcia sull’articolo 18, con tanto di foto abbracciata a Raffaele Bonanni, che l’aveva presa a schiaffi verbali per tre giorni di fila, e classico alibi incorporato: «Colpa dei giornalisti che mi hanno teso una trappola». Il tutto consumato su quelle pagine di quotidiani e quei salotti tv che Monti e i suoi ministri si erano impegnati a non frequentare.

Complimenti vivissimi. Del resto, la signora piemontese si è ormai ritagliata il ruolo di esponente simbolo di questo strano governo, nato in modo più che anomalo (checché ne dica Giorgio Napolitano) per mettere in pratica la lettera della Bce e finora capace soprattutto di portare l’Italia in recessione grandinando tasse, delle quali in quella famosa missiva non c’era traccia. C’era invece, eccome, l’indicazione di riformare profondamente il mercato del lavoro. E la Fornero si è accinta al compito. Ma si è accorta subito che una cosa era mettere le mani nelle tasche dei pensionati indifesi, un’altra toccare quello che lei stessa aveva definito «un totem».  In un primo tempo ci aveva fatto sperare, ribattendo colpo su colpo alle minacciose parole della leader della Cgil, Susanna Camusso. Ma l’accusa di essere folle arrivata dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, deve essere stata troppo difficile da reggere, soprattutto alla luce di una certa freddezza che veniva segnalata dalle parti del suo premier. Così il ministro è tornato sui suoi passi.

Un vero peccato, perché questo Paese avrebbe un gran bisogno di rendere più flessibile il mercato del lavoro, togliendo qualche garanzia agli iperprotetti (e non di rado fannulloni) per dare qualche sicurezza e qualche soldo in più a chi ora vive di contratti precari. Ci eravamo illusi che i professori potessero centrare l’obiettivo: ci toccherà aspettare il prossimo governo. Metafisico?

di Massimo De' Manzoni

 

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Commenti all'articolo

  • paolino46

    23 Dicembre 2011 - 00:12

    c'è una piccola inesattezza in quello che hai scritto. quelli che hanno impedito a Berlusconi di fare ciò che ora fà Monti non sono certo stati i comunisti. Sono stati i suoi alleati della Lega, non dare ai comunisti meriti che non hanno mai avuto. E per l'esattezza (secondo mè), in Italia dei veri comunisti non ce ne sono mai stati. Quello che chiamavano P C I in verità si è poi dimostrato un partito socialista. E quello che era il partito Socialista di Craxi era quasi peggio della D C. E se posso esprimere un'ultimo parere, se quelli da prendere come esempio sono i liberisti del tipo del Cav., Dio ci salvi. Credo fermamente che quest'ultimo abbia confuso il significato di liberista con quello di libertino.

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  • kajo

    22 Dicembre 2011 - 23:11

    La concertazione è un sistema spurio che ha consacrato un nuovo potere istituzionale: quello del veto sindacale da parte di un soggetto democraticamente minoritario che si è arrogato il diritto di decidere per tutti i lavoratori, volenti o nolenti. Il sistema politico che lo ha alimentato e fatto sviluppare non è più in grado di controllare questa mostruosa creatura che impedisce al lavoro di adattarsi al mercato. Si preferisce far chiudere le aziende che cedere. Dall'Alfa all'elettronica, dalla chimica alla siderurgia, dall'alimentare all'Alitalia non è rimasto più niente. A questo punto che senso ha combattere, con o senza l'art. 18 non ci saranno più lavoratori da assumere o licenziare!

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  • carlo58

    22 Dicembre 2011 - 19:07

    questa tizia è preoccupante altro che balle. vedi te a chi siamo in mano, napolitano svegliati, hai fatto il casino, rimedia.

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  • serenapalamaras

    22 Dicembre 2011 - 16:04

    Peri i sindacati Italiani ad egemonia trinariciuta modificare l’articolo 18 significa perdere la loro onnipotenza ideologica e disfattista all’interno delle aziende, ecco perché questa strenua difesa manco se fosse la linea del Piave. Che sia una iattura lo sanno benissimo anche loro tanto e vero che chi lavora nei sindacato non ne ha diritto,

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