Cerca

Il regalo del Prof alla Merkel: l'Europa potrà tassarci

Monti, senza discussioni preventive, ha deciso che l'Italia aderirà al nuovo grande fratello fiscale europeo. Ridono solo Angela e Sarkò

Il regalo del Prof alla Merkel: l'Europa potrà tassarci
Non se ne è discusso nemmeno un minuto prima. Ne ha fatto appena qualche cenno il presidente del Consiglio Mario Monti il 14 dicembre scorso, in una delle più turbolente sedute del Senato della Repubblica. Eppure fra poco più di tre mesi un gruppo di alti euroburocrati, guidato dall’immancabile belga Herman Achille Van Rompuy (attuale presidente del Consiglio europeo), presenterà le linee guida del piano con cui l’Unione europea renderà di fatto prive di senso tutte le prossime campagne elettorali italiane, rendendo definitivo l’attuale commissariamento in corso. Qualche titolo di giornale ha spiegato per sommi capi che 26 Paesi su 27, con la sola eccezione della Gran Bretagna, si preparano a modificare i trattati europei stabilendo il percorso con cui ognuno cederà alla Ue la sovranità fiscale attualmente posseduta, creando quella che è stata chiamata Unione fiscale europea.

L’8 e 9 dicembre scorso, senza avere nessun mandato esplicito nemmeno dal Parlamento italiano (che non ne ha mai discusso), e nell’assoluta ignoranza dell’opinione pubblica, il premier Mario Monti ha fatto aderire in via di principio l’Italia alla nuova politica fiscale comune. Alle spalle aveva solo un disegno di legge costituzionale già presentato nel caos dell’estate in cui si prendevano sberloni dalla speculazione dal governo di Silvio Berlusconi: il testo di legge che inserisce nella Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio. È stato presentato in fretta e furia come una condizione che ci veniva chiesta dagli altri partner del vecchio continente per avere una mano dalla Bce nel momento più critico, e nessuno ha obiettato. In fondo si tratta di un principio buono, che ci costringe ad essere virtuosi. Solo sulla carta, però. Perché la virtù ha due facce: quella di un Paese che tiene entrate e uscite in pareggio, magari abbassando le tasse quando è necessario e accompagnando le misure con un taglio analogo alle spese superflue. Ma può anche esserci l’altra faccia, che è quella che stiamo vedendo in queste settimane: un Paese in cui aumentano le spese (anche quella per interessi lo è), e che le compensa alzando le tasse in modo assai pesante.

Questa - criticabilissima - è stata la scelta operata dal governo tecnico di Monti. Forse l’ultima scelta che spetterà mai più all’Italia. Perché se verranno approvate entro fine marzo 2012 le nuove regole a cui Monti ha portato l’adesione italiana, il governo di Roma cederà a Bruxelles la decisione sulle prossime manovre italiane. E se i conti pubblici di Roma non saranno a posto, sarà l’Unione europea (una istituzione che non risponde all’elettorato italiano) a obbligare l’Italia ad alzare nuovamente la pressione fiscale sui propri cittadini. Certo, si potrà dire ancora di non essere d’accordo: ma bisognerà avere alleati i tre quarti dei 26 paesi che aderiranno all’Unione fiscale, quindi altri 19 paesi. Condizione praticamente impossibile. In ogni caso non ci sarà mai più la possibilità opposta: quella di abbassare le tasse in modo significativo, a meno che esista un surplus di bilancio così ampio da non trovare obiezioni a Bruxelles. Tradotto in parole povere: la decisione presa da Monti di fare entrare l’Italia nell’Unione fiscale europea, renderà impossibile qualsiasi autonoma decisione di politica economica ai governi politici nazionali che prima o poi dovranno raccogliere l’eredità dell’esecutivo tecnico. Quindi inutile qualsiasi campagna elettorale, perché è proprio sulle ricette di politica economica che si marcano le differenze fra uno schieramento e l’altro. Perché se fosse stato possibile discuterne (ma evidentemente tutte le decisioni europee sono ormai sottratte alla democrazia e perfino all’informazione dei popoli), è evidente che un’Italia con la pressione fiscale in queste condizioni non può cedere la sua sovranità sulla materia. C’è una pressione da record del mondo sui contribuenti che non possono né evadere né eludere, e zero sugli evasori fiscali. Congelare un fisco così, e passare il pallino a un’Unione europea chiaramente dominata dall’asse franco-tedesco, è pura follia. E se c’era un governo che doveva astenersi dal compiere quel passo, questo era certamente il governo Monti: l’unico della storia repubblicana a non avere alcun tipo di mandato popolare.

di Franco Bechis

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • longhma

    26 Dicembre 2011 - 18:06

    Puo' essere anche di buon gusto...... ma SVENDERE l' ITALIA..... fa solamente Pena !!!! Mi sa tanto che a Monti la calza la Befana non gliela porta !!!!!

    Report

    Rispondi

  • walter112

    23 Dicembre 2011 - 23:11

    Il prof. fa un regalo alla Merkel.... Cosa doveva fare Monti non aderire, tanto per fare subito la fine della Grecia? 26 paesi su 27 hanno aderito! Sono tutti in vena di regali alla Merkel?? Bechis stai perdendo colpi e punti!

    Report

    Rispondi

  • antonino57

    23 Dicembre 2011 - 22:10

    Esiste la corte dei conti, e anche la corte costituzionale, per bloccare leggi di spesa senza copertura finanziaria, mi sembra. Non è necessario legarsi con una riforma costituzionale, come un Ulisse all'albero della nave, per non rispondere alle sirene del debito. Comunque, per una riforma costituzionale senza referendum è necessaria una qualificata maggioranza in Parlamento. Spero i partiti, il PDL in particolare, non mettano la testa sotto la sabbia votando in massa a favore. In caso di maggioranza risicata si andrà al referendum e in tal caso, se proprio necessario, ci legheremo con le nostre mani, e non per mano di un governo tecnico.

    Report

    Rispondi

  • imahfu

    23 Dicembre 2011 - 19:07

    IL titolo é solo a lato dell'argomento, meglio non leggerlo. Senza una politica fiscale armonica (che avvicini i paesi UE), ci sembra che l'Europa rimarrebbe un'entità astratta. Poi, se Van Rompuy la propone, non é detto che vada in vigore tale e quale. Deve essere discussa e, infine, votata con le eccezioni del caso, Lo sdi é sempre detto ma ora, con Monti, non piace piu'. E sia! Ma le elezioni inutili cosa c'entrano? Non é che un governo stia attorno solo alla politica fiscale... Bechis, rifai l'articolo.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog