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Telefonatina Cav-Napolitano Ma resta il gelo su Mario

Berlusconi ringrazia il Capo dello Stato per citazione: "Riconosce i miei meriti". Su Monti: "Democrazia sospesa"

Telefonatina Cav-Napolitano Ma resta il gelo su Mario

È appena partito l’inno nazionale, colonna sonora che chiude il collegamento a reti unificate con il Quirinale. Nel resto dello Stivale gli italiani impugnano la forchetta, a Villa Certosa no, non ancora: il cenone di San Silvestro può aspettare qualche altro minuto, Silvio Berlusconi si fa passare il telefono, vuole essere uno dei primi a complimentarsi con Giorgio Napolitano per il messaggio alla Nazione: «Molto bene presidente, ha usato parole che infondono ottimismo e fiducia nel futuro, ancora complimenti». E non sono frasi di maniera. Anche ieri, a chi lo ha raggiunto telefonicamente per gli auguri, il Cavaliere ha ripetuto l’elogio fatto al diretto interessato: «Bravo Napolitano!».

Silvio è in Sardegna, ha trascorso Capodanno nella sua tenuta di Porto Rotondo. Cena e brindisi con pochi amici intimi, poi tanto relax. Già oggi l’ex premier potrebbe rientrare  per partecipare ai funerali di Don Verzé a Verona. La scomparsa dell’amico prete ha funestato il veglione berlusconiano: alla fine non è che avesse tutta questa voglia di festeggiare.

Napolitano? «Mi ha citato riconoscendo il mio senso di responsabilità: ho apprezzato», ha ribadito ancora ieri agli amici il Cavaliere. Un premio di consolazione: «Resta il fatto che hanno portato a Palazzo Chigi un governo non eletto dai cittadini e che viviamo in una situazione di democrazia sospesa», ci tiene a precisare Silvio mentre il Capo dello Stato prova ad applicargli al bavero della giacca l’onorificenza del responsabile. Pazienza: in altri tempi, in altre situazioni, con altri protagonisti, Silvio avrebbe chiamato l’operazione Monti con un altro nome: ribaltone, golpe. Ma in queste settimane Berlusconi ha maturato una certa serenità di giudizio. Quasi un distacco. Gli preme soltanto di ristabilire la verità: «È sempre più evidente la vergogna di chi ha indicato il mio governo come l’unica causa di questa crisi. Lo spread alto», ha dichiarato l’altra mattina al Tg5, «c’è anche adesso con il governo dei professori». È tutta colpa dell’euro, «moneta anomala che non ha alle spalle una banca centrale». Berlusconi vuole anche  chiudere il capitolo polemico con la Merkel. Capitolo aperto dopo le indiscrezioni pubblicate dal Wall Street Journal, secondo cui la cancelliera avrebbe fatto pressioni su Napolitano perché cambiasse l’inquilino di Palazzo Chigi. «Ho lasciato il governo per senso di responsabilità e sacrificio, senza essere sfiduciato. L’ho fatto», non per l’insistenza del Quirinale, «ma per fare l’interesse di tutti e sapendo di non essere io la causa della crisi».  

Dunque, pace. E se non polemizza il leader, non lo fa neanche il partito. Anzi: al Pdl il verbo quirinalizio piace. «Parole che evocano la forza di un Paese che è riuscito sempre a risollevarsi e che ancora una volta è chiamato a farlo col contributo di tutti», è  il commento di Angelino Alfano. «Mi conforta», prosegue il segretario di via dell’Umiltà, «la giusta coniugazione che Napolitano fa tra sacrifici e crescita». Il Pdl, assicura, «non si sottrarrà», ma darà il proprio contributo per «l’eliminazione delle disuguaglianze» e per «restituire all’Italia una prospettiva reale per un futuro che guardi con ottimismo concreto al di là della crisi». Maurizio Gasparri coglie «vari spunti» nell’intervento letto a reti unificate. Dalla necessità di «fare sentire forte la voce italiana in Europa», alla condanna dei «cattivi maestri del consociativismo anni Ottanta», dalla «lotta all’evasione»  al ruolo riconosciuto ai partiti, che devono essere protagonisti delle «riforme costituzionali». Fabrizio Cicchitto condivide l’analisi del collega capogruppo. Il presidente dei deputati del Pdl sottolinea i passaggi in cui Napolitano ha messo insieme «rigore e crescita», «realismo e ottimismo». Assicura, Cicchitto, che i partiti faranno il loro dovere in Parlamento sul tema delle riforme, purché finisca il tempo della «demagogia» e delle «demonizzazioni». Antonio Mazzocchi, leader dei cristiano-riformisti del Pdl parla di «un discorso alto, profondo e appassionato» con «richiami netti» riguardo «il mondo del lavoro e il sindacato». Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Popolo della libertà, condivide «le prospettive fondanti per la ripresa» messe in fila dal Quirinale: «Coesione nazionale e sociale, dimensione europea delle soluzioni. Valore ai giovani, alle imprese, al lavoro». A parte «la cravatta color “rosso-Capodanno», scherza Ignazio La Russa, un apprezzamento a Napolitano arriva anche dagli ex An: «Un messaggio sereno e responsabile, il suo». Mariastella Gelmini gradisce il «tratto liberare di una filosofia che invita ad abbandonare la vecchie sirena statalista»; Maurizio Lupi sostiene che il Presidente della Repubblica «ha indicato la strada», adesso «tocca ai partiti il compito di percorrerla». Peace&love.

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • Bobirons

    02 Gennaio 2012 - 20:08

    Non è Monti che ha sospeso la democrazia. Ovvero, l'ha fatto sotto indicazione del grande puffo, colui che, democraticamente, decide di fare tutto da solo e come gli pare (cattivo sangue non mente). E Lei lo ringrazia anche ? Ma mi, ci, dica, c'è sotto altro che dovremmo sapere ? Perchè se le cose stanno come sembrano, 1) Lei ha fatto male a dimettersi, doveva andare avanti con il programma con il quale ha ottenuto il consenso e rimettersi al Parlamenti; 2) Lei fa male a noi elettori, il mio voto lo ha ricevuto indirettamente, che non vedono difendere le proposte che hanno votato; 3) Non La sentiamo proporre misure per tagli agli sprechi ed agli abusi, patrimoniale o no poco importa, purchè non siano sempre e solo i soliti percettori di reddito fisso a pagare il conto. Mi permetto ricordarLe due detti, chi pecora si fa il lupo se lo mangia - e - Ladro chi ruba e chi tiene il sacco. Ci risentiamo alle prossime elezioni.

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  • marina58

    02 Gennaio 2012 - 17:05

    CREDIMI...(provo a ridarti del tu...con vero piacere...) il tuo postato, mi ha procurato una sana ed irrefrenabile...risata; Grezie...ci voleva proprio!! seguirò...il tuo prezioso consiglio...certo che...c'è una confusione indescrivibile...non solo tra i nick e...ciò avviene anche sul IL GIORNALE...ma proprio riguardo...ai sessi...che senso avrà...farsi passare, per uomo o donna, secondo le convenienze!! boh...non è dato sapere...Grazie...prezioso Amico...spero di aver sempre un pò di tempo...per leggere i tuoi commenti...mai monotoni!! Marina

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  • angelo.Mandara

    02 Gennaio 2012 - 17:05

    Berlusconi: "Ho lasciato per senso di responsabilità..Non sono stato sfiduciato".Niente!..Riesce ad "indorare" tutto ciò che lo riguarda hollywoodianamente ma di sondaggi pro non se ne sente più. Uno che non demorde, sperando che "a babbo morto" si possa reincarnare, uno che non ha capito che il primo attore è il Popolo e non altri. Uno che da giornali e trasmissioni TV è stato ricordato prevalentemente per il suo "privato", fuorviando "i suoi" stessi costretti a salti mortali per presentarlo al meglio. Tanto per citare, non dimenticando i luttuosi giorni del crollo di Barletta, dove si preferì andare a bisbocciare con l'amico Putin o altri ignorati funerali di Stato. (segue) Angelo Mandara

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  • angelo.Mandara

    02 Gennaio 2012 - 17:05

    Ben lontano dai così mostrati spolveri de L'Aquila. Da ultimo...la citazione (con alibi) sulla lettura della biografia di Mussolini...per, infine, nascondersi dietro lo spread rimasto quasi invariato. In un susseguirsi di botti...pro domo sua. In questo bailamme, altri hanno pensato all'ultima trovata...vietando i botti di fine anno e per amore verso gli animali domestici...lasciando i botti, in contemporanea libertà di vendita sui banchi dei mercati rionali ; operazione rabberciata forse con l'unico risultato immediato di leggere che la morte di cani e gatti sembra essersi quasi dimezzata. Anche con le prime cinture di sicurezza per auto...l'avvio fù poco più di un flop e senza volontà punitiva. Auguri. Angelo Mandara

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