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I sindacati contro il lavoro: Negozi sempre aperti? No

Cgil, Cisl, Uil e Regioni rosse chiedono l'intervento della Consulta per limitare una delle poche non-tasse di Monti

I sindacati contro il lavoro: Negozi sempre aperti? No

Armiamoci e liberalizzate. Uno dei pochi atti di governo diversi dalla calata della mannaia fiscale da parte dell’esecutivo Monti - la liberalizzazione degli orari degli esercizi di commercio - ha conosciuto ieri un iter tipico delle riforme in Italia: il ricorso. Cosa prevede la legge che entra in vigore assieme all’apertura dei saldi (e che con le pensioni è uno dei provvedimenti in linea con la famigerata lettera della Bce, a differenza della pioggia di 50 tasse documentata da Libero)? In sostanza che «gli esercizi del commercio in sede fissa e gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande non siano più soggetti al rispetto degli orari di apertura e di chiusura, dell’obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio».

DIO NON VUOLE
La Regione Toscana ieri è arrivata a invocare l’intervento divino contro la norma del governo tecnico: «Pur recependo alcuni principi di liberalizzazione che provengono dal governo», ha fatto sapere un esponente dell’amministrazione a guida Pd, la Regione ritiene che «la liberalizzazione debba essere equa e non selvaggia nel rispetto dei diritti dei lavoratori e del piccolo commercio, come affermato anche dalle principali associazioni di categoria e dai sindacati». «Non è il consumismo la risposta giusta alla crisi», ha aggiunto il presidente Enrico Rossi: «Ci aspettiamo che anche la Chiesa faccia sentire la sua voce. Si costringerà chi lavora nei negozi a gestione familiare ad essere incatenato al banco, con la saracinesca alzata giorno e notte, senza pause per 365 giorni all’anno. Dove finisce la persona, la sua vita privata, i suoi diritti?». Di qui il ricorso della Regione di fronte alla Corte Costituzionale, annunciato adombrando oscuri interessi della grande distribuzione: «Non sono queste le liberalizzazioni che ci aspettiamo». In attesa di capire quali, va registrato che la resistenza al provvedimento (il quale, beninteso, non è certo la panacea di ogni male: è vero che un piccolo negoziante rischia di perdere clienti se il supermarket può restare aperto 24 ore su 24) è già bipartisan, come ha fatto capire ieri con argomenti non dissimili a quelli del rivale toscano.

IL RICORSO
In particolare sul caso dei supermercati lombardi, che hanno subito cercato di aprire la domenica, la linea di molti sindacati è questa: Maria Carla Rossi, della Filcam Cgil, ha detto che «le liberalizzazioni fatte in questo modo sono inutili e non porteranno né a un aumento dei posti di lavoro, né a un aumento dell’occupazione. Siamo in un periodo di recessione, e i cittadini spendono meno a prescindere dagli orari di apertura dei negozi». Altri hanno paventato rischi di aumento del lavoro nero. Pure Confesercenti come noto è contraria, tutelando gli interessi dei piccoli commercianti. Nel complesso, la linea dei sindacati è compattamente a sfavore della misura di Monti, vedendoci un pericoloso «far West», senza differenze apprezzabili tra Cisl, Uil e Cgil.

MENO LAVORO
C’è un punto su cui l’approccio sindacale sembra carente: se è vero che molti esercenti possono finire sfibrati da una concorrenza che si può permettere - per occupati e dinamiche produttive - orari più estesi o aperture domenicali, è altrettanto vero che la facoltà di tenere serrande alzate «fuori orario» può non solo favorire quei consumi (e quella crescita) che si invocano come un mantra, ma anche - presumibilmente - incentivare l’occupazione. I supermarket che vorranno restare aperti di più dovranno in molti casi assumere o pagare straordinari. È sacrosanto vigilare con ogni forza per evitare che una liberalizzazione di questo tipo non si traduca in abusi o, peggio, in lavoro nero, ma non è per questo rischio che vale la pena osteggiarla frontalmente. Soprattutto, dà da pensare che una misura - forse l’unica - che sembra poter contrastare la pressa recessiva di Imu, aliquote, tasse sui bolli e accise trovi l’opposizione compatta dei sindacati. Specie laddove fa intravedere la possibilità di più lavoro.

di Martino Cervo

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Commenti all'articolo

  • villiam

    03 Gennaio 2012 - 18:06

    ancora un parto da sterilizzati ,ma questo governo lo ha capito che non è che allungando l'orario non è che si vende di più,non ci vuole un tecnico o un professore per capire che con tutti i soldi che ci hanno sottratto la gente non va in negozio non perchè l'orario non va bene ,sono i soldi da spendere che non ci sono !!!!!!!!!!!!

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  • piccioncino

    03 Gennaio 2012 - 18:06

    L'apertura dei negozi è ora sostanzialmente libera..Per cui non si riesce a capire..il perchè di tanta ottusa, conservatrice acrimonia..Coloro che vogliono chiudere..chiudono (nel rispetto di logiche fasce orarie minime..come prima..)..D'altro canto ..la concorrenza aperta (ovviamente..per tutti..a 360 gradi.)..è l'unica soluzione per riportare un po' di efficienza nel nostro antiquato sistema distributivo..Il fatto vero è un altro..Tutti ci lamentiamo,..ma poi vorremmo..che si andasse sempre ad intaccare i privilegi..soltanto.. nell'orticello degli altri..Che banda di magliarii..siamo!!

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  • gio44

    03 Gennaio 2012 - 18:06

    questi sono fuori della realtà del paese tanti negozi chiudono per mancanza di lavoro ha che serve questa apertura . perchè non lo fanno con le banche e gli uffici postali .forse non ricordano più le tasse che hanno messo. che non ci sono più soldi

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  • 654321

    03 Gennaio 2012 - 18:06

    Dai, fatelo anche per loro, che bellezza andare alla posta di notte e non fare la fila , al comune pure alle province alle regioni anche....che spasso!! e poi ,considerando i turni si dimezzi lo stipendio, mezzo sara' dato a quello che lavora di giorno e l'atro mezzo ai nuovi assunti per la notte...ci saranno piu' posti di lavoro e tutti vissero piu' felici e contenti! M.G.orb

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