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Nessuna trasparenza sul patrimonio del Prof

Monti aveva promesso che i suoi ministri avrebbero reso pubblico il proprio reddito. Ma finora nessuno ha fatto outing

Nessuna trasparenza sul patrimonio del Prof

E' passato un mese dall’annuncio con cui Mario Monti assicurava che, in nome della trasparenza, dei suoi ministri nulla sarebbe stato nascosto agli italiani. A partire dalla loro situazione patrimoniale. Invece le settimane passano e non succede niente. E dire che adesso il tempo, dopo la conversione in legge del “decreto salva Italia”, ci sarebbe. Complici le festività natalizie e gli impegni del premier all’estero, infatti, il prossimo consiglio dei ministri non sarà convocato prima di domenica 8 gennaio. Eppure della tanto strombazzata “operazione verità”, a scorrere le pagine web dei ministeri, continua a non esserci neppure l’ombra.

Prendiamo la Funzione pubblica, alla quale si deve, grazie all’ex ministro Renato Brunetta, l’obbligo per le amministrazioni di «pubblicare nel proprio sito Internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale dei dirigenti». Di retribuzione, nella sezione che riguarda il ministro Filippo Patroni Griffi, non c’è traccia. Lo stesso accade per Francesco Profumo, numero uno dell’Istruzione: ci sono curriculum, comunicati stampa, interventi e rassegna, ma non gli emolumenti percepiti. Idem per Elsa Fornero, numero uno del Welfare: fanno bella mostra di sé la biografia, i riconoscimenti, le pubblicazioni e le posizioni passate, però manca la situazione patrimoniale.

E dire che Monti era stato perentorio il 4 dicembre, giorno della presentazione della manovra: «Per i membri del governo ci sarà un criterio di trasparenza a livello delle migliori pratiche internazionali. Abbiamo deciso di dichiarare per intero i patrimoni». Proposito ribadito in forma solenne lo scorso 29 dicembre nel corso della conferenza stampa di fine anno. Ma quale impegno non mantenuto, ha precisato il premier, il termine entro il quale adempiere alla promessa è quello «dei 90 giorni prescritto dalla legge per quanto riguarda le dichiarazioni di interessi dei membri del governo». Giorni che «non sono ancora decorsi». Eppure il roboante annuncio del 16 novembre, dopo il giuramento dell’esecutivo - «saremo di una trasparenza assoluta» - lasciava immaginare ben altra tempistica. Così resta in attesa anche il senatore del Pdl Raffaele Lauro, che da oltre un mese attende una risposta alla sua interrogazione su «quali iniziative il governo intenda adottare al fine di portare a compimento la necessaria operazione di trasparenza». 

di Tommaso Montesano

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Commenti all'articolo

  • franziscus

    04 Gennaio 2012 - 15:03

    sicuramente no ! E allora come fate a credere alle palle che vi propina questa gente ?

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