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Le Regioni? 66 milioni di aumento

Dal 2009 al 2011 gli enti locali hanno moltiplicato le spese: il pozzo senza fondo, in percentuale, è l'Umbria

Le Regioni? 66 milioni di aumento

C’è la “Casta” nazionale, che difende con le unghie e con i denti privilegi, vitalizi e congrui emolumenti, e ci sono poi le “caste” regionali, non meno attente a salvare i rispettivi budget. Poco cambia per il comune cittadino/contribuente chiamato a pagare ogni anno fior di quattrini per garantire le spese di mantenimento di organi dello Stato. Sull’onda lunga dell’indignazione popolare - e facendo leva sulla difficile fase congiunturale che impone sacrifici a (quasi) tutti - qualcosa per limare le unghie all’ingordigia dei politici è stato annunciato. Però, a controllare bene, i costi di funzionamento delle giunte e dei consigli regionali non è che siano diminuiti sensibilmente. Anzi, in alcuni casi, sono pure lievitati e dopo un anno di attenzione (il 2010) si è tornati a spendere.

Libero ha chiesto al Dipartimento Politiche territoriali della Uil, guidato dal segretario confederale Guglielmo Loy , di  passare al setaccio i costi politici delle 20 regioni (più le province autonome di Trento e Bolzano) ed è saltato fuori che, nonostante tutte le rassicurazioni e le promesse, le spese di funzionamento di consigli e giunte sono aumentate. Dello 0,4% se mettiamo a confronto il 2010 con il 2011. E addirittura del 5,9% se paragoniamo il 2009 con l’anno appena concluso.  «È pur vero», premette Loy, «che quest’anno in 13 Regioni i costi sono diminuiti rispetto al 2010, anche se bisogna sottolineare che lo scorso anno si sono rinnovati 13 Consigli Regionali e tali spese hanno pesato sui costi istituzionali delle singole Regioni». Ma ciò che sorprende è che «nelle restanti Regioni continua, nonostante tutto, il trend di aumento, ben ripartito tra Nord, Centro e Sud e, soprattutto, al di là del “colore” delle singole giunte». Insomma, quando c’è da spendere non si fa differenza tra destra, centro e sinistra. Tutti insieme allegramente.
L’aumento più consistente in termini percentuali si registra in Umbria, con il 37,9% rispetto all’anno precedente. Il che, tradotto in soldoni, vuol dire che i costi per il funzionamento del consiglio regionale e della giunta di Perugia sono passati da una spesa di 21,3 milioni di euro a ben 29,3 milioni di euro. Un’impennata notevole. Non se la passano poi tanto male in Piemonte, che ha visto balzare i costi per gli organi politici e di governo regionali di ben il 14,2%. In quattrini sonanti i politici locali piemontesi ci sono costati quasi 9 milioni di euro in più (74 milioni) rispetto al 2010. Quasi 18 milioni di maggiorazione se paragoniamo i costi 2009 con quelli dell’anno appena finito.

In Puglia - tra il 2010 e il 2011 - l’aumento dei costi per giunta e Consiglio è stato del 7,2% (43,8 milioni). Circa 3 milioni in più rispetto al 2010, ma comunque circa 100mila euro in meno di quanto si è speso nel 2009. L’Abruzzo ha invece un andamento di spesa “politica” costante e crescente: 25,7 milioni nel 2009, 28,3 nel 2010 e 30,1 nel 2011 (nel triennio un rincaro dei costi del 16,8%). Nell’ultimo biennio l’aumento è stato del 6,1%. Mentre il Lazio  mette a segno rispetto al 2010 un incremento del 2,9%. Tutto sommato un aumento contenuto, verrebbe da dire. Peccato che l’incremento in numeri assoluti salti all’occhio: dai 99,8 milioni spesi nel 2009 si è passati agli oltre 128,3 milioni del 2010, per poi sfondare nel 2011 la soglia dei 132 milioni.
Tanto per capirci, nel triennio la maggiore spesa percentuale è stata del 32,2%.

La lista degli “spendaccioni”, fortunatamente, finisce qui. Poi ci sono regioni più virtuose, che effettivamente hanno saputo tagliare. E così la diminuzione più alta si registra in Liguria con il 12,3% di costi in meno rispetto all’anno precedente; nella parsimoniosa Provincia Autonoma di Trento (meno 7,2%); e, incredibile a dirsi, in Campania (meno 6,5%); nella Provincia Autonoma di Bolzano (meno 5,4%); in Toscana (meno 4,1%).
In valore assoluto la spesa più alta per quest’anno si registra in Sicilia, dove tra giunta e Consiglio regionale il totale di spesa ammonta ad oltre 162 milioni di euro l’anno; seguono a ruota Sardegna (102 milioni di euro), Calabria (84 milioni di euro), e Campania a 83 milioni di euro.
Tirando una somma la rappresentanza politica regionale - composta da un esercito ben 1.110 consiglieri e una brigata di 250 tra assessori e presidenti - è costata complessivamente nel 2011 oltre 1 miliardo 177 milioni. Circa 66 milioni in più rispetto al 2009. Forse è l’enormità di questa massa di denaro (crescente) a far gridare allo scandalo Loy «proprio in un momento in cui si chiedono pesanti sacrifici a pensionati e lavoratori dipendenti. È del tutto evidente», incalza il segretario confederale, «che occorre rivedere al ribasso le indennità dei parlamentari e dei consiglieri regionali, così come i loro vitalizi, se non altro per un atto di equità e di giustizia sociale».
di Antonio Castro

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Commenti all'articolo

  • amb43

    08 Gennaio 2012 - 09:09

    queste notizie non fanno altro che farci arrabbiare ancora di più ! C'è un limite a tutto ! Vergogna !

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  • calibio26

    07 Gennaio 2012 - 16:04

    I professori sono intenti a studiare nuove tasse e accise e non se ne accorgono che le regioni li bidonano sparando aumenti di spesa a go go.La legge dice che i debiti bisogna pagarli(quelli seri)

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  • fabrizioch

    07 Gennaio 2012 - 11:11

    anziché abolire le Province, dove i risparmi sono minori, ABOLIAMO le Regioni il risparmio sarà molto maggiore

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  • tonipier

    07 Gennaio 2012 - 09:09

    Nella superficialità dei suoi comportamenti, l'italiano parla con loquacità dei suoi mali, ma rifugge dall'indagare le ragioni delle sue disavventure, dimenticando che senza una chiara visione delle cause della sua determinazione, nessun male sociale può essere curato e debellato. L'italiano incarna alcune volte il miles gloriosus,il pirgopolinice della commedia di plauto, il soldato millantatore ed esaltato, mentre nelle vocende più gravi l'italiano si veste dei panni dell'eautontimoroumenos della commedia di Menandro, di colui che sconsolatamente si dilania e si deprime. Questi due profili della commedia antica costituiscono per l'italiano una fuga dalla realtà dei problemi che lo riguardano.

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